Letto circa 25 anni fa, ma pubblicato per la prima
volta nel 1964, il libro mi lasciò con impressioni
ambivalenti, non del tutto positive.
E' il reperto anamnestico e autobiografico di una
nevrosi devastante, di sintomi, malattie fisiche,
impedimenti che finiscono per limitare fortemente lo
spazio vitale del protagonista e che soltanto un
prolungato trattamento psicoanalitico risolverà
completamente, restituendo il paziente ad
un'esistenza piena.
Il romanzo di Berto è stato per molto tempo una
delle poche opere narrative nazionali che si sia
aperta alla psicoanalisi, che ne abbia registrato la
comparsa fra le grandi novità quotidiane della vita
italiana.
L'atteggiamento dell'autore veneto, lungi dall'essere
argomentatamente critico, è di un'ironia e uno
scetticismo persino eccessivamente garbati e, in
fondo, ammirati.
La psicoanalisi e la sua originale interpretazione
del mondo finiscono per prevalere e diventare il vero
tema del libro, il rimedio contro gli schiaccianti
sensi di colpa che ancora opprimono l'italiano in
pieno boom economico.
C'è anche questo, d'importante, nel libro: il
ritratto di un'Italia che sta mutando costumi,
abitudini, idee, consumi.
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*Ispirato al romanzo di Berto l'omonimo film
, per la regia di Mario Monicelli (VHS, 2000)
I
libri di Giuseppe Berto