Giovanni Verga, I Malavoglia, Garzanti, 2002

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copertina"Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità.
[...] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani". 

I Toscano sono una famiglia di pescatori di Acitrezza, un paese a pochi chilometri da Catania. Il capofamiglia è padron 'Ntoni. Poi c'è il figlio Bastianazzo "grande e grosso", con sua moglie, la Longa, chiamata così perché, invece, è assai minuta. Infine i nipoti: 'Ntoni, il maggiore, a cui piace bighellonare, Luca, la Mena (Filomena) "soprannominata "Sant'Agata" perché stava sempre al telaio", Alessi "un moccioso tutto suo nonno" e Lia (Rosalia) "ancora né carne né pesce".

Contrariamente al nomignolo ingiurioso, i Malavoglia appunto, i Toscano sono "tutti buona e brava gente di mare".

Dopo che 'Ntoni è partito per il servizio militare, padron 'Ntoni compra a credito una partita di lupini, avariati, da zio Crocifisso, l'usuraio del paese, con la mediazione del sensale Piedipapera.
Nel corso di una tempesta in mare, la Provvidenza, la barca della famiglia, fa naufragio, perdendo tutto il suo carico di lupini. Durante l'affondamento dell'imbarcazione perdono la vita Bastianazzo e Menico, il figlio della Locca, una donna semideficiente.

Tutto il paese partecipa ai funerali e le esequie forniscono all'autore l'occasione di  presentarci ad uno ad uno i personaggi del libro.

Il debito dei lupini costringe i Malavoglia a grandi sacrifici per non perdere la casa del nespolo, abitata dalla famiglia da generazioni. Padron 'Ntoni e il nipote 'Ntoni, nel frattempo dispensato dalla leva militare, sono costretti a lavorare a giornata da padron Cipolla. 
Gli sforzi, tuttavia, risultano vani. Anche a causa dell'onestà del nonno, che intende onorare a tutti i costi gli impegni presi e pagare i debiti contratti, sulla casa del nespolo riesce a mettere le mani l'avido zio Crocifisso.

I Malavoglia si trasferiscono nella casa del beccaio, nella via del Nero. Le disgrazie della famiglia, intanto, continuano: muoiono Luca, nella battaglia di Lissa, e la Longa, a causa di un'epidemia di colera.
'Ntoni non accetta il duro destino di una vita di lavoro e sacrifici mal ricompensati e decide di partire per la città in cerca di fortuna.

Padron 'Ntoni, privato dell'aiuto del nipote, è costretto a vendere la Provvidenza, che era stata ripescata e riparata dopo il naufragio dei lupini e ad abbandonare l'attività di pescatore. 'Ntoni, nel frattempo, ritornato dalla città senza avervi trovato quella fortuna invano sperata,  si dà a una vita scioperata, si ubriaca, svolge attività di contrabbando, accoltella don Michele, che ha una relazione con la sorella Lia. Viene così condannato a cinque anni di prigione. 

Disorientata e avvilita, Lia finirà col fare la prostituta in città. Il nonno,  sconfitto, troppo vecchio e malato, all'insaputa dei nipoti, si fa portare col carretto di Alfio all'ospedale, dove morirà. 
Riscatterà l'onore della famiglia Alessi che, sposata Nunziata, si riappropria della casa del nespolo.
'Ntoni, uscito di galera, torna a casa, una notte, ma si sente ormai escluso, per cui, all'alba, decide di partire definitivamente.

Il tema centrale del romanzo è, dunque, il declassamento di una famiglia, in origine perfettamente integrata nel tessuto sociale.

Quando venne pubblicato, nel 1881, l'opera non ottenne quel successo di pubblico e di critica sperati. Verga stesso ne intuì i motivi: il libro era troppo avanti rispetto ai tempi. 

I Malavoglia costituiscono, infatti, un'opera fortemente innovativa.
Sul piano strutturale: si è parlato di "costruzione a mosaico", un romanzo costituito da "una rete fittissima di rimandi, echi, allusioni, presagi e riprese" (V. Spinazzola). 
Scompare il narratore onnisciente, cui ci ha abituato il romanzo ottocentesco, per far posto a un narratore fluido, ubiquo, camaleontico, che assume via via il punto di vista del personaggio rappresentato, la sua ideologia e i suoi pregiudizi. Si spiega così il carattere polifonico, corale del romanzo, una pluridialogicità, per dirla con Bachtin, ancor più sviluppata che nelle narrazioni di Dostoevskij.

Sul piano del contenuto: nessuna concessione al patetismo e al sentimentalismo, tanto in voga nella narrativa ottocentesca. Prevale la nuda e lucida analisi, la fredda e tragica esposizione dei fatti, così come vuole il dettato della scuola verista. 
Verga non indulge alla mitizzazione del mondo rurale. Quello che viene messo in scena è il duro contrasto fra i valori fortemente morali e arcaici di padron 'Ntoni (la religione della casa e della famiglia, l'onore, il lavoro, la solidarietà e l'altruismo) e la nascente ideologia capitalistica, basata sullo struggle for life, sulla forza, la violenza, la sopraffazione e sull'interesse economico. Alla fine i Malavoglia soccomberanno, verranno stritolati dalla nuova logica mercantile, sono loro i "vinti" del romanzo.

Sul piano del linguaggio: l'impiego di una lingua così vicina al parlato concorre a una grande resa espressiva. Si tratta di un linguaggio assolutamente letterario e artificioso che, tuttavia, suscita l'impressione della naturalezza. Per raggiungere questo obiettivo, Verga adopera alcuni artifizi retorici: molte espressioni vengono tradotte in italiano dal dialetto; viene mimata la costruzione della frase del dialetto siciliano; per rendere l'orizzonte culturale dei personaggi si fa largo uso dei proverbi e del linguaggio marinaresco.

Alcune immagini, alcune metafore, alcuni simboli percorrono il libro: per esempio il mare, una sorta di sottofondo musicale, ragione di vita e causa di sventura, mutevole di aspetto e di colore, oppure i carri, che col loro incedere simbolizzano la ciclicità della vita o alludono ai temi della sofferenza e della solitudine.

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