Eraldo Baldini, Mal'aria, Frassinelli, 1998

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copertinaSiamo negli anni Venti. Il dottor Carlo Rambelli, ispettore ministeriale della Sanità, viene inviato nel ravennate per indagare su una presunta epidemia di malaria.Giunto nella natia Romagna, Rambelli si trova alle prese con esistenze elementari in paesi spettrali e con le strane morti di due medici: il medico provinciale e quello condotto.

Il romanzo, iniziato con una narrazione compassata ed elegiaca, comincia a tingersi di suspense e di giallo. Alla fine assumerà i colori decisi dell'incubo splatter.

Un romanzo ben costruito, questo di Baldini, una narrazione "visiva", cinematografica.
Suggestiva, in particolare, la descrizione dell'orizzontale paesaggio ravennate, con la pianura dai vasti spazi, il silenzio, la nebbia.
Vividi i personaggi: oltre al dottor Rambelli, un gentleman prestato alla medicina, Elsa, la popolana carica di sensualità e fascino selvaggio, di cui il protagonista si innamora, mettendo in discussione il proprio rapporto coniugale; Bellenghi, il federale ignorante, prepotente e violento, simbolo del potere locale e del fascismo muscolare e squadrista; Giuseppe, un bimbo sensibile, solitario e intelligente, in grado di vedere i morti.

La malaria, il fascismo, la medicina sono i temi affrontati dall'autore nel libro, ma anche la commistione esplosiva che può derivare dall'unione della corruzione con una mentalità primitiva, arretrata, superstiziosa, estranea al razionalismo scientifico della medicina e alle regole codificate del vivere civile.

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