Philip Roth, La macchia umana, Einaudi, 2003

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copertinaMi capita sempre più di frequente di infilare nello zaino dei libri per le vacanze qualcosa di Philip Roth. È un po' come partire con un amico, con qualcuno che ti conosce bene e con cui puoi intrattenerti ogni tanto per mitigare la piacevole idiozia della vita di spiaggia.

Protagonista de La macchia umana è il professor Coleman Silk, un vecchio umanista preside dell'Università di Athena, costretto ad abbandonare il suo incarico perché alcune sue parole sono state fraintese e scambiate per epiteti razzisti verso gli studenti.
Man mano che Roth ci fa conoscere Coleman Silk, scopriamo che la  personalità del professore è contraddittoria ed è costituita da macchie, da ombre, di cui le traversie che lo hanno portato al prepensionamento rappresentano l'aspetto più superficiale e marginale.
Per esempio, il professor Silk, dopo il pensionamento, ha una relazione con Faunia, una donna delle pulizie di molto più giovane di lui, perseguitata dagli uomini e dal destino, sposata a un paranoico reduce dal Vietnam, Les Farley. Inoltre, l'integerrimo Coleman Silk tiene nascoste con foga le sue origini negre, facendosi credere bianco ed ebreo e sacrificando al successo personale persino gli affetti familiari.

Deuteragonista è il solito Nathan Zuckerman, lo scrittore alter ego di Roth in tanti suoi romanzi, ormai in là con gli anni e alle prese con un cancro alla prostata. Sarà proprio lo scrittore a condurre la propria personale e coinvolgente indagine sul professore.

Sullo sfondo, l'America puritana e politically correct dello scandalo Clinton-Lewinski.

Non mancano i riferimenti letterari e le stilettate di Roth verso certa critica snob, in auge ai giorni nostri, impersonata nel romanzo dall'avvenente Delphine Roux: 
"Struttura narrativa e temporalità. Le intime contraddizioni dell'opera d'arte. Rousseau che si nasconde ed è tradito dalla sua retorica. La voce del critico legittimata come la voce di Erodoto. Narratologia. Il diegetico. La differenza tra diegesi e mimesi. L'esperienza parentetica. La qualità prolettica del testo. [...] Coleman non ha tempo per queste cose. E pensa: perché una ragazza così bella vuole nascondersi dietro queste parole per sfuggire alla dimensione umana della sua esperienza?"

Leggere un romanzo di Roth è, al solito, un po' come aprire l'I Ching e trarre auspici sul proprio presente e sul proprio futuro. Attraverso i suoi intrecci, spesso ardui da seguire, comprendiamo a che punto è giunta l'evoluzione dell'uomo contemporaneo.

La lezione che possiamo trarre da La macchia umana è che la complessità di una persona non può essere mai totalmente espressa da alcuna interpretazione, di necessità parziale e banalizzante, che non riusciamo mai a conoscere, veramente e con precisione, niente di nessuno.
"Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai... non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo di sapere".

Ancora una volta il caos passionale e dionisiaco della vita ha la meglio sulle nostre precarie, fragili costruzioni mentali.

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*Dal romanzo di Philip Roth è stato tratto il film del regista Robert Benton (DVD, 2004)

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