Mi capita sempre più di
frequente di infilare nello zaino dei libri per le vacanze qualcosa di
Philip Roth. È un po' come partire con un amico, con qualcuno che ti
conosce bene e con cui puoi intrattenerti ogni tanto per mitigare la
piacevole idiozia della vita di spiaggia.Protagonista de La macchia umana è il professor Coleman Silk, un
vecchio umanista preside dell'Università di Athena, costretto ad
abbandonare il suo incarico perché alcune sue parole sono state
fraintese e scambiate per epiteti razzisti verso gli studenti.
Man mano che Roth ci fa conoscere Coleman Silk, scopriamo che la
personalità del professore è contraddittoria ed è costituita da
macchie, da ombre, di cui le traversie che lo hanno portato al
prepensionamento rappresentano l'aspetto più superficiale e marginale.
Per esempio, il professor Silk, dopo il pensionamento, ha una relazione
con Faunia, una donna delle pulizie di molto più giovane di lui,
perseguitata dagli uomini e dal destino, sposata a un paranoico reduce
dal Vietnam, Les Farley. Inoltre, l'integerrimo Coleman Silk tiene nascoste
con foga le sue origini negre, facendosi credere bianco ed ebreo e
sacrificando al successo personale persino gli affetti familiari.
Deuteragonista è il solito Nathan Zuckerman, lo scrittore alter ego
di Roth in tanti suoi romanzi, ormai in là con gli anni e alle prese
con un cancro alla prostata. Sarà proprio lo scrittore a condurre la
propria personale e coinvolgente indagine sul professore.
Sullo sfondo, l'America puritana e politically correct dello scandalo
Clinton-Lewinski.
Non mancano i riferimenti letterari e le stilettate di Roth verso
certa critica snob, in auge ai giorni nostri, impersonata nel romanzo
dall'avvenente Delphine Roux:
"Struttura narrativa e temporalità. Le intime contraddizioni
dell'opera d'arte. Rousseau che si nasconde ed è tradito dalla sua
retorica. La voce del critico legittimata come la voce di Erodoto.
Narratologia. Il diegetico. La differenza tra diegesi e mimesi.
L'esperienza parentetica. La qualità prolettica del testo. [...]
Coleman non ha tempo per queste cose. E pensa: perché una ragazza
così bella vuole nascondersi dietro queste parole per sfuggire alla
dimensione umana della sua esperienza?"
Leggere un romanzo di Roth è, al solito, un po' come aprire l'I
Ching e trarre auspici sul proprio presente e sul proprio futuro. Attraverso
i suoi intrecci, spesso ardui da seguire, comprendiamo a che
punto è giunta l'evoluzione dell'uomo contemporaneo.
La lezione che possiamo trarre da La macchia umana è che la
complessità di una persona non può essere mai totalmente espressa da
alcuna interpretazione, di necessità parziale e banalizzante, che non
riusciamo mai a conoscere, veramente e con precisione, niente di nessuno.
"Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato,
nessuno sa nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai... non le sai.
Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non
sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo
di sapere".
Ancora una volta il caos passionale e dionisiaco della vita ha la
meglio sulle nostre precarie, fragili costruzioni mentali.
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*Dal romanzo di Philip Roth è stato tratto il film
del regista Robert Benton (DVD, 2004)
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