Un testo indirizzato a quanti si occupano
dell'assistenza dei pazienti con AIDS (Acquired
Immuno-Deficiency Syndrome), scritto da un
medico ricercatore dell'Università "La
Sapienza" di Roma.
La trattazione, contenuta nell'estensione, si snoda
per 22 capitoli brevi più 33 schede e un
dizionarietto.
In tutto 138 pagine.
Lo stile adottato dall'autore è esemplare,
coniugando precisione scientifica e nitidezza di
esposizione.
Aprono il volume alcuni capitoli introduttivi sugli
aspetti microbiologici e immunologici riguardanti la
malattia; si passa, poi, alla descrizione dei segni e
sintomi, la cui complessità richiede una solida
preparazione diagnostica per la corretta
classificazione degli stadi clinici.
Dopo alcuni cenni di terapia, i capitoli 15, 16 e 17
si occupano della formazione e dell'intervento
infermieristico, sia in ospedale che a domicilio, con
indicazioni pratiche per far fronte ad alcuni
frequenti problemi assistenziali: calo ponderale,
alterazioni cutanee, febbre, dispnea e tosse,
secchezza delle fauci, affaticamento, diarrea,
emorragie, disturbi visivi, edemi cutanei.
L'adeguatezza dell'assistenza infermieristica risulta
decisiva per fornire ai malati cure idonee e una
migliore qualità di vita.
Importante è naturalmente l'aspetto relazionale
dell'assistenza, su cui ci si sofferma, considerata
la valenza fortemente simbolica della malattia, che
coinvolge sfere particolarmente intime della vita
affettiva individuale. E' richiesta una buona dose di
coinvolgimento emotivo, purché non sia fine a se
stesso, ma finalizzato ad erogare cure migliori.
Da ultimo si sottolineano le precauzioni che il
personale d'assistenza è bene adotti (mantenere la
propria cute integra, indossare guanti monouso,
meglio se in lattice che in vinile, usare camici
protettivi, mai reincappucciare gli aghi, occhiali,
maschere e boccagli da impiegarsi solo in circostanze
particolari, corretta disinfezione dell'ambiente
ecc.), riportando in uno specifico paragrafo le raccomandazioni
universali elaborate dal Ministero della
Sanità, particolarmente severe e restrittive, cui si
rimanda.
Grande importanza viene attribuita, nel fronteggiare
l'epidemia da virus HIV-1, alla prevenzione, con
l'identificazione dei comportamenti a rischio, e ad
un'efficace azione di educazione sanitaria.
Per la delicatezza e la varietà di apparati colpiti,
l'assistenza ai malati di AIDS punta giocoforza sul
lavoro in equipe, all'interno della quale
l'infermiere gioca un ruolo non secondario.
Giudizio positivo, dunque, sul libro, con la
necessità, naturalmente, di aggiornare le parti che
riguardano la terapia, in questo caso davvero in
continua evoluzione.
Basti ricordare che dal 1996 si ricorre a una
multiterapia, denominata Haart (Highly Active
Anti-Retroviral Teraphy), che prevede
l'associazione di due inibitori della transcriptasi
inversa e di un inibitore della proteasi.
Queste recenti terapie, che possono prevedere l'uso
di molecole di nuova sintesi, oltre che molto
costose, obbligano il paziente ad uno stile di vita
scandito dalla continua assunzione di farmaci. E non
sono prive di effetti collaterali, ad es. la
lipodistrofia, che espone la persona a rischi
cardiovascolari.
Tuttavia, come scrive V. Agnoletto (L'AIDS
oggi in "La società dell'AIDS",
Baldini&Castoldi, 2000) il cocktail
terapeutico contenente tre o più farmaci, tra cui un
inibitore della proteasi, garantisce, nei Paesi
dell'emisfero nord-occidentale del mondo, la
diminuzione della mortalità per AIDS e l'aumento
della sopravvivenza.
(...) La sfida per i prossimi anni sarà la
trasformazione dell'infezione da HIV e della sua
terapia in una sindrome con la quale è possibile
convivere grazie a farmaci tollerabili, facili da
assumere e fortemente efficaci.
All'orizzonte dei ricercatori c'è sempre, inoltre, la
speranza di poter costruire, un giorno, un vaccino
efficace.
* Notizie aggiornate sull'AIDS possono essere
ricavate dal sito LILA (Lega
Italiana per la Lotta contro l'AIDS)