È
Botteghe oscure, la rivista internazionale di letteratura diretta
da Giorgio Bassani, a pubblicare per la prima volta, nel 1957, La
speculazione edilizia. In questo romanzo Calvino mette da parte l'elemento
fantastico, così presente in altre sue narrazioni, per elaborare un
racconto del tutto realistico.
***
è una cittadina della Riviera ligure che sta conoscendo un rapido
sviluppo, collegato ai profondi mutamenti sociali che investono l'Italia
negli anni della industrializzazione, immediatamente precedenti il boom economico. Si
stanno facendo strada stili di vita diversi dall'austera povertà
dell'immediato Dopoguerra. Sta emergendo un ceto medioborghese, formato da
professionisti, piccoli imprenditori, dirigenti, operatori di borsa,
negozianti, direttori di banca, proprietari di cinema, esercenti, dotato
di un'elevata capacità di spesa, in grado di comprarsi
casa al mare, oppure di prenderla in affitto per un'intera stagione.
Nella nostra penisola si comincia a parlare di turismo. Il
consumismo nascente finisce col contagiare anche le classi inferiori che
imitano il modo di vivere di quelle superiori.
A *** è inevitabile che il mercato immobiliare cresca e che la
cementificazione proceda in modo parossistico e disordinato. Spesso
costruzioni di cattivo gusto deturpano la bellezza dell'antico paesaggio.
Tuttavia Quinto Anfossi, un intellettuale problematico senza arte né
parte, che solitamente conduce una vita economica e spirituale molto
raccolta, rimane affascinato dal nuovo spirito che sembra aver invaso
l'Italia, dall'energia vitale che promana da costruttori, affaristi, gente
dinamica dallo sviluppato senso pratico, individui che ai suoi occhi rappresentano gli uomini
nuovi. Oppresso dalle tasse che gravano dalla morte del padre sulle
proprietà di famiglia, egli si inventa impresario edile, sedotto,
più che dal denaro, da quello che egli interpreta essere il nuovo spirito
dei tempi.
Si mette allora in società con un certo Pietro Caisotti, un uomo rozzo
e ignorante, che proviene dall'entroterra e che ha già accumulato una
piccola fortuna fabbricando palazzi ed edifici, redditizi quanto esteticamente
riprovevoli. Caisotti è avido, scaltro, concreto, senza scrupoli,
qualità che mancano agli Anfossi, non solo a Quinto, perso per lo più
dietro le sue elucubrazioni mentali, ma anche al fratello minore Ampelio,
un chimico assistente universitario, preso più dal laboratorio e dalle
equazioni chimiche che dall'edilizia, nonché alla madre, una professoressa
in pensione che ama curare personalmente il proprio giardino e che prova
nostalgia per come era un tempo la Riviera.
Sacrificando un pezzo di terra adibito dalla madre a vaseria, adiacente
alla villa in cui abitano, gli
Anfossi decidono di far costruire dal Caisotti un edificio, i cui
appartamenti verranno poi, a costruzione ultimata, divisi tra i soci.
Quinto, per tutelarsi, decide di ricorrere alla consulenza dei
professionisti più in vista della città, sue conoscenze di vecchia data:
l'avvocato Canal, il notaio Bardissone e l'ingegner Travaglia, che lo
esortano a non fidarsi del costruttore.
E difatti, man mano che il tempo passa, l'affare risulta essere più
aggrovigliato di quanto non sembrasse a Quinto all'inizio. Caisotti, che
ha per segretaria una ragazzotta sensuale molto più giovane di lui, Lina, con la
quale si mormora abbia una relazione, prima si dimostra diffidente,
poi ritarda i lavori e i pagamenti, moltiplicando rinvii e intoppi. I
rapporti fra Quinto e Caisotti si fanno tesi. Caisotti subisce un
protesto, ma riesce ad ottenere da Quinto, facendo ricorso al suo eloquio
farcito di
mugugni e di vittimismo, un'ulteriore dilazione nei pagamenti.
Le cose continuano a ingarbugliarsi e a peggiorare. I due volubili
fratelli Anfossi, presi dalla loro vita, inetti ad occuparsi di qualsiasi
questione pratica, lasciano tutte le incombenze relative alla costruzione
del nuovo fabbricato alla madre. Quando decidono di tentare di raddrizzare
la faccenda, finiscono col litigare fra loro, rinfacciandosi colpe,
omissioni e responsabilità.
Alla fine Quinto, frustrato nella sua carriera di intellettuale,
segretario di una
rivista prima e sceneggiatore cinematografico poi, incapace di
trovare gioia nei suoi amorazzi contrastati e, tutto sommato, scipiti,
sempre più preso nelle sabbie mobili del suo rapporto di affari con
Caisotti, esasperato dalle lungaggini legali e burocratiche, decide di
scendere a un accomodamento con l'impresario, da cui il limitato, volgare
Caisotti esce vincitore.
La speculazione edilizia è un romanzo che ci parla della crisi
di valori che permea il Paese nel secondo Dopoguerra e del disorientamento
degli intellettuali di sinistra del tempo che, pur vedendo traditi i
valori resistenziali, faticano a trovare ragioni alternative e ad
opporsi con efficacia al gretto consumismo e affarismo della amorale e
intellettualmente modesta borghesia italiana, indifferente a tutto ciò
che non sia l'agio e il tornaconto personali.
Di grande valore sono le digressioni sociologiche sullo sviluppo
incerto e abnorme della nostra vita nazionale, che Calvino innesta nella
narrazione vera e propria. Lo scrittore si rivela addirittura profetico
nell'individuare alcune linee di tendenza dell'evoluzione socioeconomica
dell'Italia attuale.
Lo stile è quello cui ci ha abituato Calvino: una scrittura asciutta,
precisa, elegante nel suo essere semplice ed essenziale. Che attinge al
gergo tecnico, con affascinanti quanto esatti elenchi di procedure e
strumenti collegati alle costruzioni e al mondo economico. Una scrittura
capace sempre, soprattutto, di una forte presa sulla realtà.
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