Olof Lagercrantz, L'arte di leggere e scrivere, Marietti, 1987
(Titolo originale: Om  konsten att läsa och skriva, 1985)

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Nato a Stoccolma nel 1911, autore di poesie e romanzi centrati sulla riflessione psicologica e su temi esistenziali, Olof Lagercrantz è noto in Italia per aver pubblicato Il mio primo cerchio, romanzo autobiografico e due saggi di critica letteraria molto belli, Scrivere come Dio su Dante e In viaggio con Cuore di tenebra su Conrad, tutti presso l'editore Marietti.

L'arte di leggere e scrivere è un libretto di neanche cento pagine, suddiviso in brevi capitoli in cui Lagercrantz affronta, in maniera asistematica, i temi della lettura e della scrittura. Si tratta di riflessioni sommesse e intelligenti, tutt'altro che trionfalistiche e definitive.

Quando scrive un libro, - ci ricorda Lagercrantz -, l'autore fa soltanto il cinquanta per cento del lavoro. Il resto spetta al lettore. I buoni libri hanno bisogno di buoni lettori, perché la lettura non è un'attività passiva, ma creativa.
Un buon libro lo riconosciamo quando ci è familiare, quando parla di qualcosa che riguarda la nostra esperienza. Per questo la lettura dei grandi libri non va affrontata troppo presto. Per apprezzare come merita un libro di grande valore il lettore ha bisogno di aver compiuto un certo numero di esperienze, di aver maturato una certa conoscenza della vita.

Lagercrantz si guarda bene dall'esaltare in misura incondizionata e unilaterale la figura del lettore, anzi mette in guardia dalla lettura praticata come vizio, che giudica una sorta di tossicomania. È la presenza di un'esigenza interiore quella che caratterizza il lettore autentico.

Tesse poi le lodi della tradizione orale, quando chi sapeva delle storie a memoria godeva di prestigio all'interno della comunità. Lui stesso dichiara di aver acquisito l'abitudine di mandare a memoria molte poesie e di servirsene quasi come una terapia nei momenti in cui più alta sale le tensione di fronte ai problemi quotidiani.

Sa che gli esperti raccomandano una lettura lenta e meditata e che James si lamentava che i lettori ingurgitassero i romanzi come fossero budini, senza apprezzare a pieno la stile dell'autore. Eppure lo scrittore svedese ricorda i benefici arrecatigli dalle letture forsennate condotte in gioventù.

Leggere e rileggere sono attività molto diverse. Molto più emozionante la prima e Lagrcrantz confessa che, pur avendo molto apprezzato Guerra e pace, non lo ha mai più riletto.

Quando ci si accosta a un autore con l'intento di studiarlo, non fidarsi troppo di un approccio biografico, anche nel caso di scrittori che, come Strindberg, hanno riempito la propria opera di riferimenti biografici. Lo scrittore in carne e ossa è comunque sempre diverso dai personaggi che mette sulla carta.

Come scrivere? Gli scrittori in genere, -sottolinea Lagercrantz -, sono avari nel dispensare consigli di scrittura, nel rivelare i propri segreti di bottega. Gli scrittori sono in eterna competizione fra loro. Certo, nello scrivere esistono delle regolette che vanno rispettate (neanche sempre) del tipo: non ripetere gli stessi concetti, evitare di usare la stessa parola all'interno di una frase, eliminare le parole superflue, economizzare sui superlativi  e via elencando. Importante è rifarsi ai modelli più riusciti, ai libri dei grandi scrittori. Salire sulle spalle dei giganti. Aiuta molto ad individuare le imperfezioni anche rileggere ad alta voce quanto si è scritto. Inoltre, per scrivere con efficacia, è utile conoscere bene la materia su cui si scrive. Tuttavia nello scrivere quello che è fondamentale e decisivo è il ritmo, è la melodia, come nel canto degli uccelli.

Un libro deve essere vivo. Tutto il risultato finale dipende dalla forza espressiva.

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