Dopo l'eredità culturale degli Estensi, a Ferrara uno dei
principali fattori di identità cittadina, di ferraresità, è dato
dalla squadra di calcio, la Spal, che quand'ero bambino si usava scrivere
S.P.A.L., con tutte maiuscole, in quanto acronimo di Società Polisportiva
Ars et Labor.Un nome strano e magico, che colpisce ancora l'attenzione e la fantasia
degli sportivi e di
cui i ferraresi vanno fieri. Vestire la maglia biancoazzurra, - quelle
sottili e aristocratiche righe verticali bianche e celesti -, giocando in una qualunque delle
rappresentative, dagli allievi alla prima squadra, è l'ambizione di
ogni ragazzino ferrarese che tiri calci a una palla e chi ci riesce
acquisisce, in seno alla comunità locale, un rispetto e
un'aura del
tutto particolari, che niente riuscirà più a scalfire, al di là delle
vicissitudini liete o drammatiche della vita.
Paolo Negri è il cronista sportivo de La Nuova Ferrara, che
segue da anni le partite della Spal. È quasi un mio coetaneo, per cui la
Spal che racconta nel suo libro è anche la mia Spal. I nomi e le leggende
sono quelli che anch'io ho vissuto, da testimone oculare allo stadio,
oppure attraverso le cronache dei giornali o i racconti di mio padre,
sportivo più assiduo e informato di me. Alcuni dei personaggi
tratteggiati nel libro ho avuto modo persino di incontrarli per strada,
di scambiarci magari una battuta. Ferrara, d'altronde, è una piccola
città, dove si finisce per incontrare tutti.
Il libro di Negri è molto garbato, ordinato e chiaro; sul filo dei personaggi evocati, ha liberato in me ricordi, memorie e
sensazioni familiari, che travalicano l'ambito prettamente sportivo e si innestano con le vicende personali, con la mia originale esperienza di
vita.
Il calcio, come le canzonette, come i libri che abbiamo letto serve
anche a questo: a scandire i momenti significativi della nostra esistenza,
a evocare i nostri ricordi più personali, come la madeleine
proustiana.
Il tono sommesso usato da Negri nel suo racconto, in questo senso aiuta
molto. Ed ecco che quando parla di Paolo Mazza, il Presidente di 16 tornei
in A, l'amministratore geniale che trasformava tutto in oro, il leggendario e
infallibile padre-condottiero della Spal più gloriosa, cui è intitolato
lo stadio cittadino, il mio ricordo corre all'atmosfera culturale ed
educativa degli anni Sessanta, a me bambino timido, cresciuto in un clima di autorità paterna ancora
così forte e così diverso invece dal clima
dialogico, democratico e forse un po' noioso che respirano i nostri figli
oggi.
La figura di Mazza aleggia su tutto il libro, ricorda lo
splendore di una squadra che ha attraversato dopo di lui anni di
decadenza e che ancora sta cercando di rialzarsi. Mazza, ci rammenta
Negri, diffidava dei calciatori ferraresi, gli procuravano troppe grane;
preferiva di gran lunga i veneti e i friulani, nei quali "vedeva
quelle doti morali, caratteriali e tecniche che ne avrebbero fatto
professionisti di sicuro affidamento, buoni giocatori, futuri
campioni".
Legati al Presidente,
grande intenditore di calcio e valorizzatore di talenti, vengono ricordati
nel libro Oscar Massei, il centrocampista argentino, giunto alla Spal
dalle fila dell'Inter, considerato
all'unanimità il più
grande giocatore spallino di tutti i tempi; Saul Malatrasi, il difensore rodigino capace di vincere la Coppa Intercontinentale con
Milan e Inter; Adolfo Gori e Carlo Dell'Omodarme, rispettivamente
terzino fluidificante e guizzante ala destra che coronarono la loro carriera nella Juventus;
Gigi Pasetti, il coriaceo terzino, ferrarese di Francolino, approdato
dalla Spal alla Juve e alla Nazionale; Giuseppe Palazzese,
fantasiosa ala abruzzese, idolo di noi ragazzini, che tentavamo di
imitarne le gesta; Ezio Vendrame, estrosa ala destra dentro e fuori dal
campo, dotato di un talento artistico che si esprime oggi attraverso la scrittura.
Citando, en passant, quel Fabio Capello segnalato a Mazza dal
veterinario di Pieris, che era un ferrarese. A Ferrara Capello si è
formato come calciatore e a Ferrara si è sposato. La sua carriera
sportiva, sia come giocatore che come allenatore, non abbisogna di
commenti tanto è stata splendida.
Adesso mi viene in mente che diversi altri ex giocatori della Spal sono
stati capaci di affermarsi ai massimi livelli anche come allenatori:
Picchi, Bianchi, Bagnoli, Mazzone, Bigon, Reja, Del Neri, Cavasin, Gustinetti, a
riprova della grande formatività dell'ambiente calcistico ferrarese.
Venendo ad anni più recenti, Negri ricorda Lucio Mongardi,
l'elegante capitano e ispiratore di una Spal che praticava un gran bel
gioco, il cui terminale offensivo era Franco Pezzato, un bomber straordinario,
il mio idolo spallino, piccolo di statura, ma capace di sovrastare i
difensori avversari sulle palle alte grazie a tempismo ed elevazione
eccezionali. C'ero anch'io allo stadio la serata estiva in cui la Spal
rifilò in Coppa Italia un pesante 3-1 al Milan che diventerà Campione
d'Italia, quello di Albertosi, Collovati, Baresi, De Vecchi, Bigon, Buriani,
Rivera e Novellino. Due dei tre gol spallini li segnò proprio
"Cina" Pezzato.
Ma il più "brasiliano" dei giocatori spallini che Negri
ricordi è Salvatore Cascella, "imprevedibile, fantasioso, le
gambe ben ancorate a terra, il baricentro basso, grande mobilità di
tronco, scatto micidiale e passo soffice, felpato". Un
grandissimo talento, una carriera così così.
Il racconto di Negri termina con Carlo Bresciani, bello come un
attore hollywoodiano, nonché "il miglior centravanti
italiano", secondo una definizione data all'epoca dal pontefice
massimo del giornalismo sportivo italiano, Gianni Brera; Massimo Albiero,
il libero di Adria che soltanto un contrattempo impedì di approdare
all'Inter dei record di Trapattoni; Fabio Perinelli, fantasioso
centrocampista che non ebbe la carriera che meritava e Giorgio Zamuner,
raffinato regista del centrocampo e idolo delle ragazzine, nella Spal
degli anni Novanta.
Naturalmente i giocatori ricordati da Negri e di cui egli ci traccia
un competente ritratto sono molti di più; improponibile ricordarli
tutti in questo spazio. E non mancano, tra gli "eroi"
ritratti, gli allenatori, dal colto Caciagli, artefice di tante
promozioni a Gibì Fabbri tecnico vincente e a me
simpaticissimo, il
profeta del calcio "pane e salame", lo scopritore del Paolo Rossi "mundial";
da Luis Suarez a Ferruccio Mazzola, entrambi poco fortunati; da Galeone, protagonista
italiano del "calcio-champagne", a Paolo Lombardo, bravo
quanto schivo; i membri dello staff come il massaggiatore Guirrini, che
ha legato la propria esistenza allo stadio di Corso Piave,
l'accompagnatore Cocchi, il talent scout Luciano Cazzanti, scopritore di
tanti giovani approdati alla serie A, l'ultimo dei quali è il romanista
Matteo Ferrari, e il giornalista Giordano Magri, maestro dell'autore.
D'altronde una squadra di calcio professionistico non è fatta solo da
individualità che si esprimono nella partita della domenica, occorrono
delle strutture e degli impianti sportivi che funzionino a dovere, un
vivaio ampio da curare e a cui attingere, un'organizzazione tecnica
abbastanza sofisticata, un lavoro continuo e spesso oscuro che duri
l'intera settimana, compiuto da uomini animati da passione, dedizione e
professionalità.
Bello il libro di Negri che, tracciando la storia della Spal degli
ultimi cinquant'anni ci ha restituito la storia e la temperie sociale e
culturale di un'intera città.