Roberto Perrone, La lunga, Garzanti, 2007
N a r r a t i v a |
![]() In passato, però, siamo all'incirca negli anni Settanta, essendo i colleghi quasi tutti a letto influenzati, capitò una domenica che Mortola fosse inviato dai capi a seguire la partita del Torino. Mortola obbedisce. Quel giorno il Toro vince grazie a una doppietta di un outsider, il giovane Simone Perasso, un lungagnone che, come lui, partendo dalla panchina, è diventato titolare per caso, a causa degli acciacchi di tutti gli altri attaccanti della squadra. Il ligure Perasso diventa l'uomo del giorno e Mortola, per completare il proprio servizio giornalistico, deve intervistarlo. Raggiunto nella modesta abitazione dove vive con i genitori, l'allampanato Perasso gli si rivela tutt'altro che un divo. Privo di grandi mezzi tecnici, consapevole di essere un "eroe per caso", il giovane e schivo Perasso non ha grandi aspirazioni. Preferisce ai prestigiosi palcoscenici della serie A, palleggiare da solo nel cortile di casa e prefigura per sé una mediocre carriera agonistica in serie B o C, che gli consenta tuttavia di raggranellare abbastanza denaro per finanziare non ancora ben definiti progetti futuri. Ha un solo sogno: incontrare la cantante e attrice Carmen Villani, il cui poster campeggia sulla parete della sua camera. I due avvertono una reciproca affinità e simpatia e, con il trascorrere degli anni, si mantengono in contatto, casualmente si incontrano. Un giorno le agenzie battono una notizia: tra le numerose vittime di un incidente stradale c'è un ex calciatore, Simone Perasso. Mortola ci confeziona un articolo, che costituirà l'occasione del suo riscatto umano e professionale. Un romanzo, quello di Perrone, ma soprattutto un apologo, una fiaba a lieto fine. Lo scrittore sembra volerci ricordare che, anche nei nostri tempi di squali, ritmi frenetici e feroci competizioni, la bontà, l'onestà e l'amicizia possono ancora trionfare. Che la saggezza non consiste nell'adeguarsi alla legge della giungla e nel raggiungere sempre nuove posizioni, ma nel godere della vita con semplicità e purezza di cuore. Forse, per essere un romanzo, i personaggi principali della storia che Perrone ci racconta non sono abbastanza complessi e la distinzione tra bene e male è nella narrazione troppo netta e manichea. Ma il libro possiede innegabilmente una sua seducente ed elegante grazia e la capacità di evocare con efficacia epoche, ambienti ed atmosfere, di accompagnarci per mano a conoscere la vita quotidiana, spesso più prosaica di quanto immaginiamo, di giornalisti sportivi e calciatori. Una realtà che l'autore conosce benissimo. |
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Pagina aggiornata il 25.10.09 |