Un
libro davvero ben concepito, che non si sofferma sulle singole vicende di
corruzione, compito cui provvedono già con zelo quotidiani e settimanali,
annoiando talvolta il lettore, ma prende in esame le ragioni profonde
della corruzione, ragioni storiche, culturali, economiche e sociali.
Di Davigo colpiscono il lettore soprattutto la statura morale e la
capacità, oggi particolarmente rara e invidiabile, di raggiungere il successo
soltanto tramite una concezione rigorosa del proprio lavoro e delle proprie
responsabilità, rispettando le regole del gioco. Il curatore, Davide Pinardi, non si limita a fare
delle domande, ma integra con competenza la trattazione del tema in esame.
Davigo espone nel libro idee controcorrente, come quando sulla
privacy afferma che il magistrato e il pubblico funzionario hanno il
dovere di rendere conto delle loro frequentazioni e di loro eventuali
arricchimenti sospetti. Insomma, chi ha potere ha qualche obbligo in
più rispetto al normale cittadino e mi sembra difficile non assentire.
Il lettore un po' sprovveduto come me e a digiuno di questioni
giuridiche ha poi modo, leggendo il libro, di formarsi un'idea precisa di come lavora la
giustizia, di quale natura siano i problemi che ne intralciano l'efficienza,
di come i capitali, frutto di illeciti, vengano esportati e riciclati nei cosiddetti
paradisi fiscali, quasi tutti situati in amene località turistiche e, ad
eccezione della Svizzera, sempre fuori dall'Europa Occidentale.
Una lettura utile ed edificante.
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