Italo Svevo, La coscienza di Zeno, Garzanti, 2003

 N
a
r
r
a
t
i
v
a
copertinaLa coscienza di Zeno, scritta da Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo, venne pubblicata per la prima volta nel 1923 presso l'editore Cappelli di Bologna.

Per guarire dal vizio del fumo, Zeno Cosini si rivolge ad uno psicoanalista, che gli propone di scrivere le proprie memorie per vedere meglio dentro se stesso, in modo da facilitare il lavoro analitico e il processo di guarigione.

Zeno Cosini è la voce narrante di tutto il romanzo, ad eccezione del primo capitolo, che funge da prefazione, dove il Dottor S., che ha avuto in cura il paziente, ci informa che pubblica il diario di Zeno per vendicarsi del fatto che costui ha abbandonato l'analisi.

Il diario-confessione inizia col protagonista che ci parla del proprio rapporto conflittuale con la figura paterna. Ci descrive poi i numerosi tentativi falliti messi in atto per smettere di fumare, ci mette al corrente del suo matrimonio con la poco attraente Augusta Malfenti, quando egli era in verità innamorato della sorella, la bella Ada. Il matrimonio con Augusta, tuttavia, si rivelerà una delle scelte più azzeccate della sua vita. Augusta è una donna solida, fedele, devota al marito e interessata al di lui benessere. Il matrimonio tra i due risulterà riuscito e felice.
Ada, invece, sposerà l'antagonista di Zeno, l'amico-nemico Guido Speier, gran seduttore, stimato commerciante con velleità artistiche (suona il violino). Guido in realtà si rivelerà un pessimo marito, che tradisce la moglie senza ritegno facendola soffrire. Inoltre, anche come commerciante si mostrerà un fallimento: superficiale e irresponsabile si metterà in seri guai finanziari. Morirà in maniera assurda, inscenando quello che doveva essere nei suoi propositi la simulazione di un suicidio.
Ada col passare degli anni si dimostrerà una donna fragile, si ammalerà del morbo di Basedow e perderà la sua giovanile bellezza.

Al malato, nevrotico Zeno, le cose invece sembrano andare bene. Sia la sua vita professionale che privata si rivelano un successo.

Completano i personaggi del romanzo il suocero Giovanni Malfenti, un uomo tutto d'un pezzo, alieno dalle speculazioni cerebrali di Zeno, capace di esercitare con sicurezza la propria autorità sia in famiglia che sul lavoro e Carla Gerco, la giovane pianista che diventa l'amante di Zeno, cui egli dà del danaro, ma che ella ama sinceramente, tanto da soffrire per la clandestinità del loro rapporto. Carla è una ragazza generosa e onesta che si preoccupa di non mettere a repentaglio la serenità coniugale di Zeno.

Zeno è un personaggio moderno, privo di sicurezze, vive nell'età dell'incertezza e dell'ansia, ha un'identità frammentata, contraddittoria e proteiforme. In antitesi al superuomo dannunziano, è un indeciso cronico, un antieroe, un malato, poiché "la salute non analizza se stessa e neppure si guarda nello specchio". Egli si difende dalla caoticità e casualità dell'esistenza attraverso l'uso di una sublime ironia. A differenza dei protagonisti degli altri due romanzi di Svevo, Alfonso Nitti e d Emilio Brentani, Zeno riesce a mantenere un distacco umoristico dalle proprie vicende.

La narrazione non offre la cronologica, lineare successione degli avvenimenti, ma segue il filo della memoria; i fatti della vita del protagonista sono giudicati dallo stesso secondo prospettive, modificazioni e ripensamenti che variano nel tempo. Dominano l'introspezione e l'analisi psicologica, mentre la soggettività e l'interiorità prevalgono sull'oggettività. Nel monologo interiore condotto da Zeno si avverte l'influenza della narrativa di James Joyce e del suo "flusso di coscienza". Svevo, d'altronde, conobbe personalmente a Trieste lo scrittore irlandese.

E, naturalmente, oltre agli echi della teoria darwiniana applicata alla società e della noluntas di Schopenhauer, si avvertono nel romanzo gli influssi delle teorie di Sigmund Freud e della sua psicoanalisi, che proprio nella Trieste del tempo di Svevo conobbe un terreno di coltura favorevole. La coscienza di Zeno segna l'esordio della psicoanalisi, cioè della dottrina filosofica (oltre che clinica e terapeutica) che più influenzerà il Novecento, nella narrativa italiana. Dopo Svevo, sino ai giorni nostri, la psicoanalisi in maniera esplicita (Moravia, Gadda, Berto, Ottieri, Camon) o implicita, intreccerà i propri destini a quelli del romanzo e della critica letteraria (Lavagetto, Orlando, Debenedetti). 

Svevo è tuttavia, contrariamente a quanto si crede, un anticipatore anche della critica alla psicoanalisi. Zeno muove molte obiezioni al trattamento analitico, lo osserva con scetticismo, definisce bonariamente la psicoanalisi una "ciarlataneria". I suoi rapporti col Dottor S., come testimonia la prefazione, sono tutt'altro che idilliaci.

Il linguaggio adottato da Svevo esita in una prosa tutt'altro che levigata e accattivante. Numerosi sono i richiami alla lingua tedesca e lo scrittore fa molte concessione ai costrutti dialettali e al gergo burocratico, tecnico e commerciale. Non va dimenticato che la Trieste del tempo è un attivo porto, crocevia di varie culture: italiana, tedesca, croata, persino francese.

Il romanzo si conclude con le amare considerazioni del protagonista sui destini non più personali, ma dell'intera umanità, una diagnosi impietosa e profetica dei mali e delle sorti dell'uomo contemporaneo. La tecnica e il dominio della natura producono, secondo le considerazioni finali di Zeno, distruzione e morte.
"La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo si è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinato l'aria, ha impedito il libero spazio [...]. L'occhialuto uomo inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comprano, si vendono e si rubano [...]. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie".

Con La coscienza di Zeno il romanzo italiano assurge  a concezioni e dimensioni europee.

ordina

I libri di Italo Svevo

 | home |

| recensioni |

 

Pagina aggiornata il 15.08.07
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella