Helga Kuhse, Prendersi cura. L'etica e la professione di infermiera, Edizioni di Comunità, 1997

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copertinaLa professione infermieristica è nata e si è storicamente sviluppata come attività subordinata al lavoro del medico. In un mondo dove ruoli maschili e femminili erano nettamente distinti, il medico rappresentava l'autorità, l'ordine, la legge, la razionalità, il padre mentre l'infermiera incarnava le caratteristiche materne: la sottomissione, la dedizione, l'affetto.

La medicina nel frattempo ha fatto molta strada, così come si sono evolute le relazioni sociali, anche in conseguenza del successo del femminismo. Le infermiere godono ora di una formazione di tipo universitario, sono diventate più abili e più istruite. 
"Le infermiere oggi attuano una serie di procedure che in precedenza erano appannaggio esclusivo dei medici. Alcune infermiere fanno iniezioni, prelevano il sangue, medicano, diagnosticano, fanno esami fisici del paziente, rispondono a emergenze mediche e così via. [...] Nella pratica la linea divisoria tra atti medici e infermieristici si è fatta sfumata". 
Vi sono sovrapposizioni di interventi. Riproporre il vecchio modello di subordinazione dell'infermiera dal medico appare perciò antistorico.

Anche se il medico ha delle avanzate competenze nel campo della diagnosi e della terapia non è assolutamente detto che sia altrettanto competente nelle delicate questioni attinenti la bioetica. Anzi è giunto il momento che l'infermiera partecipi alla pari con gli altri professionisti sanitari nelle decisioni riguardanti la sospensione delle cure che mantengono in vita, l'opportunità di dire la verità al cliente, il controllo del dolore e di altri sintomi, l'eutanasia.

Si tratta di questioni spinose, da non affrontare a cuor leggero, ma con una solida formazione nel campo della filosofia morale. A questo proposito la Kushe critica l'etica del "prendersi cura", che così largo successo ha ottenuto presso la professione infermieristica negli ultimi anni. In nome di una visione olistica del paziente, contrapposta alla visione meccanicistica della medicina tradizionale, l'etica della cura mette al centro del suo agire  la soggettività, la relazione e l'affettività in contrapposizione all'adesione a principi e all'imparzialità dell'etica tradizionale, per la quale casi simili devono essere trattati in modo simile.

In questo l'autrice vede un punto di debolezza. L'etica non può prescindere da principi. E l'etica del "prendersi cura", debole e imprecisa nella sua formulazione, potrebbe risospingere la professione infermieristica nella indesiderata condizione di dipendenza dal medico. Le infermiere devono, invece, argomentare le proprie scelte etiche e saperle formulare in un linguaggio accessibile fatto anche di principi, regole e leggi.

"La professione di infermiera - come altre imprese sociali moralmente significative - non può fare a meno di principi, regole e norme etiche universali".
L'arbitrarietà, il capriccio e gli umori personali vanno quindi quanto più possibile banditi nell'esercizio dell'attività professionale.

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