La nostra epoca è
implacabile con gli anziani. L'aggettivo
"vecchio", in tutte le sue accezioni,
aggiunge una connotazione negativa al sostantivo cui
si accompagna.
Hillman, analista junghiano, ma soprattutto grande
conoscitore della cultura occidentale ci invita a
riflettere su queste nostre distorsioni cognitive e a
ribaltare valori e significati.
Denuncia polemicamente Hillman:
"Il disprezzo per i valori generalmente associati
alla vecchiaia diminuisce il valore della persona
anziana. Nel contesto di questa sottrazione di
valore, ci viene più facile giustificare il
gerontocidio. Lo chiamiamo "liberarli dalle loro
pene" e lo copriamo con espressione più
asettiche, come "evitare l'accanimento
terapeutico", eutanasia, accelerazione della
morte e suicidio assistito. In famiglia, nelle case
di riposo e negli ospedali, queste pratiche sono
applicate con frequenza molto maggiore di quanto il
pubblico non creda. Benché da noi non sia ammesso
picchiare, pugnalare e strangolare i vecchi, nel
cuore di alcuni la voglia di farlo si fa sentire
spesso. Negli Stati Uniti la violenza sui vecchi è
diventata una sindrome diffusa: troppe volte quella
voglia si traduce in gesto".
La vecchiaia, dunque, non è una tara da
nascondere e da odiare, una condizione da sacrificare
sull'altare dell'odierno culto della giovinezza, ma
un'età della vita da riconsiderare benevolmente, che
porta persino numerosi vantaggi psicologici.
Per esempio conduce a definizione e a maturazione il carattere
di una persona, sviluppa un più saggio distacco
dalla contingenze del presente, consente il recupero
dei valori della tradizione e della cultura. Concede
una maggiore possibilità di anticonformismo e
autonomia di giudizio. Permette di sottrarsi alla
folle corsa della competizione quotidiana per il
successo.
I vecchi possono essere degli ottimi educatori per i
nostri figli, se non altro bilanciando alcune nostre caratteristiche troppo unilaterali, alimentate dal
produttivismo e dall'utilitarismo che permeano la
cultura contemporanea.
Tutto questo Hillman ce lo spiega facendo leva
sulla mitologia greca, -in maniera per la verità
meno massiccia e quindi più gradevole per il
lettore, rispetto ai precedenti libri-, ma
soprattutto dispensando la sua meditata conoscenza
della filosofia e della letteratura occidentali.
A volte lo psicologo americano sembra divertirsi a
provocare il lettore con qualche paradosso o
esagerazione, ma gli si possono perdonare con
facilità, perché questo è veramente il più bel
libro di psicologia sulla vecchiaia che mi sia
capitato di leggere.
Ricco di deliziose citazioni tratte dagli scritti
dei saggi di tutti i tempi, il libro di Hillman,
tutt'altro che noioso o difficile da intendere, ci
aiuta amabilmente a sfatare luoghi comuni, a capire
le origini delle nostre concezioni e ci assiste
efficacemente nel riflettere e nel mutare la
prospettiva del nostro modo di pensare.
Ne abbiamo tutti davvero molto bisogno.
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