James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, 2000

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copertinaLa nostra epoca è implacabile con gli anziani. L'aggettivo "vecchio", in tutte le sue accezioni, aggiunge una connotazione negativa al sostantivo cui si accompagna.

Hillman, analista junghiano, ma soprattutto grande conoscitore della cultura occidentale ci invita a riflettere su queste nostre distorsioni cognitive e a ribaltare valori e significati.
Denuncia polemicamente Hillman:
"Il disprezzo per i valori generalmente associati alla vecchiaia diminuisce il valore della persona anziana. Nel contesto di questa sottrazione di valore, ci viene più facile giustificare il gerontocidio. Lo chiamiamo "liberarli dalle loro pene" e lo copriamo con espressione più asettiche, come "evitare l'accanimento terapeutico", eutanasia, accelerazione della morte e suicidio assistito. In famiglia, nelle case di riposo e negli ospedali, queste pratiche sono applicate con frequenza molto maggiore di quanto il pubblico non creda. Benché da noi non sia ammesso picchiare, pugnalare e strangolare i vecchi, nel cuore di alcuni la voglia di farlo si fa sentire spesso. Negli Stati Uniti la violenza sui vecchi è diventata una sindrome diffusa: troppe volte quella voglia si traduce in gesto".

La vecchiaia, dunque, non è una tara da nascondere e da odiare, una condizione da sacrificare sull'altare dell'odierno culto della giovinezza, ma un'età della vita da riconsiderare benevolmente, che porta persino numerosi vantaggi psicologici.
Per esempio conduce a definizione e a maturazione il carattere di una persona, sviluppa un più saggio distacco dalla contingenze del presente, consente il recupero dei valori della tradizione e della cultura. Concede una maggiore possibilità di anticonformismo e autonomia di giudizio. Permette di sottrarsi alla folle corsa della competizione quotidiana per il successo.
I vecchi possono essere degli ottimi educatori per i nostri figli, se non altro bilanciando alcune nostre caratteristiche troppo unilaterali, alimentate dal produttivismo e dall'utilitarismo che permeano la cultura contemporanea.

Tutto questo Hillman ce lo spiega facendo leva sulla mitologia greca, -in maniera per la verità meno massiccia e quindi più gradevole per il lettore, rispetto ai precedenti libri-, ma soprattutto dispensando la sua meditata conoscenza della filosofia e della letteratura occidentali.
A volte lo psicologo americano sembra divertirsi a provocare il lettore con qualche paradosso o esagerazione, ma gli si possono perdonare con facilità, perché questo è veramente il più bel libro di psicologia sulla vecchiaia che mi sia capitato di leggere.

Ricco di deliziose citazioni tratte dagli scritti dei saggi di tutti i tempi, il libro di Hillman, tutt'altro che noioso o difficile da intendere, ci aiuta amabilmente a sfatare luoghi comuni, a capire le origini delle nostre concezioni e ci assiste efficacemente nel riflettere e nel mutare la prospettiva del nostro modo di pensare.
Ne abbiamo tutti davvero molto bisogno.

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Pagina aggiornata il 23.07.02
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