ITALIA
Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza
nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello! In Italia nulla è stabile, fuorché il
provvisorio. [In Italia] l'accesso alle persone, i contatti, le entrature
valgono più delle capacità e delle regole. L'Italia è l'antica terra del Dubbio. [...] Il dubbio
è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del dolce
far niente italiano. Il bizantinismo della politica italiana è
favorito anche dalla spasmodica attenzione che noi
giornalisti dedichiamo a ogni alito che soffi dal
palazzo [...]. La politica italiana ruota spesso
intorno al nulla. E anche il nulla, a volte, diventa
una notizia. "L'Italia è fatta, ora facciamo gli affari nostri". In Italia c'è un cinismo che fa paura,
altro che storie. Ognuno di noi, con la complicità di un
sistema istituzionale in gran parte sbagliato, tende
a soddisfare il proprio "particulare",
salvo poi indignarsi quando vede l'effetto della
sommatoria di tutti gli egoismi individuali. Mi dicono pignolo, come in Italia chiamano
chiunque faccia il proprio dovere. Che faceva l'Italia innanzi a quel colossale movimento di cose
e d'idee? L'Italia creava l'Arcadia. In Italia prevalse la rettorica, la cui prima regola è
l'orrore del particolare e la vaga generalità. In Italia non ci si deve mai dimettere da
nulla. Ne sono pronti, sempre, altri sette. Lei ha semplicemente scoperto una delle
eterne regole italiane: nel settore pubblico tutto è
difficile; la buona volontà è sgradita; la
correttezza sospetta. Capovolgi il tuo metodo di lavoro,
considerando che a Mosca nessuno sa cosa succede, ma
tutti lo capiscono. A Roma tutti sanno cosa succede,
ma non lo capisce nessuno. Non cercare di capirlo tu,
e tanto meno di spiegarlo ai tuoi lettori. Gli italiani generosissimi in tutto non
sono generosi quando si tratta di pensare. Gl'Italiani hanno voluto far un'Italia nuova, e loro rimanere
gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali
che furono ab antico la loro rovina; [...] pensano a
riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna,
prima, che si riformino loro. Viviamo in un paese dove si verificano
sempre le cause e non gli effetti. Il nostro - diceva Flaiano - è un Paese
di giocatori del totocalcio. La condizione di italiano espatriato
attiva il complesso dell'orfano sannita, un che di
sventurato e diffidente, di irto e rusticamente
astuto. In questa terra dove abbonda ogni genere
di bellezza, l'italiano si muove perfettamente a suo
agio. Scuro di capelli, nero di occhi, gesticolante,
svelto e passionale, egli è tutto movimento e
fantasia. È gente impazzita d'automobilismo che usa le strade con
inciviltà spaventosa. Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo. T'investe la
lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi
ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti,
impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra. Senza conservatori e senza rivoluzionari, l'Italia è
diventata la patria naturale del costume demagogico. L'Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È
un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove
regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E
tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un
vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a
nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa
migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore
e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato,
conforto. Gl'italiani non hanno costumi; essi hanno delle usanze. La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande
scritta. Ho famiglia. Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi
figli viziati e ribelli. La legge in Italia, è come l'onore delle puttane. Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche
volta c'è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle
sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite,
eccitamento continuo al lavoro, sono l'aria respirabile perché viva
la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve spesso che a
rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a
cotesta folla briosa, seducente, bella, che ti si aggira attorno,
provi il bisogno d'isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una
solitaria campagna. E la solitudine ti è popolata da tutte le larve
affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate
patrimonio della tua mente. [...] nefasto prevalere arrogante dei diritti sui doveri. L'Italia del Settentrione è fatta. Non vi sono più lombardi,
né piemontesi, né toscani, né romagnoli, noi siamo tutti
italiani. Ma vi sono ancora i napoletani [...] V'è molta corruzione
nel loro Paese. Non è colpa loro, povera gente. Sono stati così
mal governati [...] Non si pensi di cambiare i napoletani con
l'ingiuriarli [...] ma non dobbiamo lasciargliene passare una [...]
io li governerò con la libertà e mostrerò che cosa possono fare
di quel bel paese. Mangiar bene, comprar qualcosa, mostrarsi molto ed eccitarsi
un po': potrebbe essere il motto nazionale. Un programma [...] che dia una risposta al grande problema che
l'Italia ha di fronte, quello di riavviare un processo di crescita
che ci tiri fuori dal preoccupante ristagno in cui indugiamo da
parecchia anni, ma senza compromettere le sorti dei più deboli; un messaggio
che infonda al Paese ottimismo, sicurezza e fiducia, ma soprattutto
dosi massicce di serietà, senso del dovere, gusto del lavoro ben
fatto, onore al merito. Con lodevoli eccezioni, le strutture regionali sono precarie,
mal gestite, dominate dal clientelismo. Il merito, i concorsi, le
promozioni sulla base di valutazioni comparative ed aperte, la
misurazione dell'efficienza, l'attenzione per i bisogni dell'utenza,
sono sconosciuti nella maggior parte delle Regioni. Perché in Italia l'impiego pubblico è un intreccio di
diritti acquisiti che nessuno riesce (e per la verità nessuno si
propone) di ridimensionare? Perché in Italia gli ordini
professionali sono una roccaforte di privilegi corporativi che né
la destra né la sinistra hanno mai provato a smantellare? E perché
nel nostro Paese quasi tutti coloro che non esercitano un lavoro
manuale -dai commercianti ai tassisti - possono agevolmente
proteggersi dietro un sistema di licenze, di concessioni e permessi,
utili solo a far pagare più cari ai consumatori beni e servizi? In
altre parole: perché gli interessi costituiti (tra i quali,
dimenticavo, ci sono anche a uno dei primissimi posti le cosiddette
pensioni di anzianità) da noi sono sempre vincenti? Per me i partiti sono come i taxi: li utilizzo, pago il
dovuto, e scendo. [Il nostro è] un popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti e
cognati. Qui si
dice che sono stato fascista, monarchico, socialista, azionista,
comunista, demitiano... Ed il bello è che è tutto vero. Ci sono
paesi dove il progresso ha cambiato solo i consumi non la
mentalità. Dato che
dobbiamo costruire il Paese, costruiamo repertori, enciclopedie,
dizionari. Almeno
la smettessimo d'ammirare, in Italia, i disonesti e gli immorali:
sarebbe già un passo avanti. "Adda passà 'a nuttata". In Italia farsi largo sulla base del talento è diventata
un’impresa da alpinisti. Sulla competenza trionfa per lo più
l’appartenenza, la tessera di partito, la spintarella di cricche e
camarille. Sarà per questo che 9 italiani su 10 pensano che per
trovar lavoro serva la raccomandazione giusta (sondaggio Swg diffuso
il 26 novembre). Governare gli italiani non è difficile, è inutile. In realtà questo Paese è invece il più governabile che
esista al mondo: le sue capacità di adattamento e di assuefazione,
di pazienza e persino di rassegnazione sono inesauribili. Basta
viaggiare in treno o in aereo, entrare in un ospedale, in un
qualsiasi ufficio pubblico, avere insomma bisogno di qualcosa che
abbia a che fare con il governo dello Stato, con la sua
amministrazione, per accorgersi fino a che punto del peggio sia
governabile questo Paese, e quanto invece siano ingovernabili coloro
che nei governi lo reggono: ingovernabili e ingovernati non dico
soltanto nel senso dell'efficienza; intendo soprattutto nel senso di
un'idea del governare, di una vita morale del governare. L'italiano chi è? È quello rappresentato da Alberto Sordi:
oltre alla sua macchina e alla sua famiglia, non va. Ci sono tutte le piccole, infinite, innumerevoli città-stato
delle quali si compone l'Italia; e quindi è un Paese unico al
mondo, di una bellezza e di una molteplicità e varietà incredibile. Il buonismo non è apertura al diverso ma indulgenza verso il
prepotente. Conosci la terra dei limoni in fiore, dove le arance d'oro
splendono tra le foglie scure, dal cielo azzurro spira un mite
vento, quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, la conosci forse?
Laggiù, laggiù io andare vorrei con te, o amato mio. Il linguaggio astruso è uno strumento di potere per mantenere
il cittadino in stato di inferiorità. L'Italia non ha mai avuto una borghesia moderna, che si
ponesse come guida e modello di vita e di democrazia. Una classe che
fosse maestra di gusto, e insieme attenta all'amministrazione e alla
cultura, alla conversazione e all'educazione dei figli. [...] uno degli antichi vizi della classe dirigente italiana:
quello di affrontare i problemi uno alla volta, senza chiedersi
quali siano gli effetti di certe misure nello spazio e nel tempo. Come spesso in Italia, l'importante è "ottemperare agli
obblighi di legge", non ottenere un risultato concreto. La società sembrava malata di un cancro che le impedisse di
rinnovarsi. Nei torbidi sociali, nella violenza di piazza e
nell'arretratezza, avvizziva e moriva. Le costruzioni pubbliche
erano uno dei simboli di quello spegnimento e di quell'abbandono.
Cadenti e vetuste annerivano nelle piazze. Caserme e tribunali,
scuole e ospedali si sgretolavano come il potere che
rappresentavano. Tutto quel che era pubblico imputridiva e gli unici
segni di grandezza e prosperità rimasti erano quelli indegni del
Ventennio. Dilagavano invece il sotterfugio, il provvisorio, la
ricchezza sconcia e volgare, l'accaparramento, il secondo mestiere,
la prosperità costruita sulla pensione di invalidità di un parente
scomparso, le liquidazioni milionarie, il traffico delle licenze
commerciali. Gli italiani sono in Europa il popolo più fedele alla Chiesa
e più dedito alle pratiche religiose: ma sono anche il popolo che
osserva meno degli altri i doveri e le virtù cristiani. Grazie
all'educazione che hanno ricevuto dalla Chiesa, gli italiani sono
diventati maestri nell'arte di mettere a tacere la voce della
coscienza e di coprire con una superficiale devozione la mancanza di
vero senso morale: tutti hanno imparato non a ubbidire alla
coscienza, ma ad ingannarla, e tutti sono maestri nell'arte di
assecondare le passioni con le indulgenze, le riserve mentali, il proposito
di una penitenza e la speranza dell'imminente assoluzione. Il grande
fervore religioso degli italiani, in definitiva, non è affatto uno
stimolo alla probità; anzi, è bene non fidarsi soprattutto dei
più devoti. Se in tanti secoli un governo italiano degno del nome non c'è
stato, vuol dire che gl'Italiani sono individui straordinari (come
dimostrano le arti e il pensiero) ma che l'Italia non esiste. È una
brutta invenzione, perché è una illusione. L'Italia è balcanica,
è levantina. Per pranzare, andare a letto insieme, far un viaggio
nulla di meglio dell'Italiano; ma come compagno di società, come
concittadino, meglio gli Zulù. Di gente che vuole agire, di gente dotata, per una tradizione
passata quasi nel sangue, delle qualità che occorrono per riescire,
il nostro Paese ne ha in abbondanza. Dove difetta, è nel resto: la
coltura, la vera intelligenza (da non confondersi con la furberia),
la conoscenza degli altri Paesi e della vastità del mondo e dei
suoi problemi, la educazione intellettuale e morale, il senso
profondo e largo dell'umanità. È un Paese di possibilità rozze,
di possibilità chiuse, di fioriture senza frutto utile, che ha
soprattutto bisogno di innesti, di potature, insomma di educazione. Gli italiani non vogliono un dittatore: attendono un
impresario. La vita della politica attiva, alla quale il momento tragico
ci chiamerebbe, ci costringerebbe per forza all'abbandono di tutte
quelle cautele dello spirito, di quelle abitudini di pulizia ed
elevazione, di quelle regole di onestà intellettuale, che la
generale grossolanità, violenza e mala fede rendono più che mai
necessario mantenere[...]. |
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