Giorgio Cosmacini, C. Rugarli, Introduzione alla medicina, Laterza, 2000

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Questo manuale è indirizzato agli studenti di medicina, ma secondo la mia opinione, trattando di temi comuni a chi opera in campo sanitario, può essere opportuno strumento di riflessione anche per l'infermiere. I problemi della medicina vengono esposti, secondo un'utile prospettiva storica, ripercorrendo, grazie alla competenza di Cosmacini, le tappe più significative del loro sviluppo. 

In questo modo, si parla dell'evoluzione del concetto di salute, criticando l'eccessivo utopismo della definizione datane dall'OMS; di quanto la scienza moderna abbia inciso sullo sviluppo della medicina; dell'evoluzione dell'ospedale, dei sistemi sanitari, delle malattie, con una svolta epidemiologica nel 20° secolo, nel quale si passa dalla prevalenza di malattie infettive o carenziali al diffondersi delle malattie metabolico-degenerative, che riconoscono una causalità multifattoriale. 

Ampio spazio viene dato alla riflessione sui metodi della medicina moderna e al rapporto tra il medico (e l'operatore sanitario in genere) e il paziente, evidenziando i problemi etici e deontologici più frequenti. L'approccio al paziente, raccomandato dagli autori del libro, è quello olistico, che contempla l'osservazione e il rispetto anche della sfera psicologica della persona, in contrapposizione ad un errato riduzionismo meccanicistico. 

Necessario sarà, poi, il continuo aggiornamento delle proprie cognizioni, come ebbe ad affermare il grande clinico Cesare Frugoni, secondo il quale, il medico deve considerarsi uno studente a vita. A questo proposito, gli autori ricordano che non è noioso essere studenti a vita se si hanno interessi culturali

Molto stimolante il capitolo, che si occupa della relazione fra esercizio della medicina e cultura umanistica, fra letteratura e sapere scientifico. A parte i numerosi e suggestivi riferimenti a opere letterarie di argomento medico-sanitario, gli autori ci ricordano che la lettura dei classici può insegnare ai medici qualcosa di attinente direttamente alla loro attività.
Ci si deve chiedere se una buona cultura extramedica sia utile nei rapporti medico-malato, e noi siamo convinti di sì

Il ventesimo, e penultimo,capitolo, tratta del problema della morte e della solitudine del morente in una civiltà produttivista e tecnologizzata, nonché della necessità, per chi si occupa della cura dei malati, di non abbandonare il paziente in questo estremo passo.

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