Questo manuale è indirizzato agli studenti di
medicina, ma secondo la mia opinione, trattando di
temi comuni a chi opera in campo sanitario, può
essere opportuno strumento di riflessione anche per
l'infermiere. I problemi della medicina vengono
esposti, secondo un'utile prospettiva storica,
ripercorrendo, grazie alla competenza di Cosmacini,
le tappe più significative del loro sviluppo.
In questo modo, si parla dell'evoluzione del concetto
di salute, criticando l'eccessivo utopismo della
definizione datane dall'OMS; di quanto la scienza
moderna abbia inciso sullo sviluppo della medicina;
dell'evoluzione dell'ospedale, dei sistemi sanitari,
delle malattie, con una svolta epidemiologica nel
20° secolo, nel quale si passa dalla prevalenza di
malattie infettive o carenziali al diffondersi delle
malattie metabolico-degenerative, che riconoscono una
causalità multifattoriale.
Ampio spazio viene dato alla riflessione sui metodi
della medicina moderna e al rapporto tra il medico (e
l'operatore sanitario in genere) e il paziente,
evidenziando i problemi etici e deontologici più
frequenti. L'approccio al paziente, raccomandato
dagli autori del libro, è quello olistico, che
contempla l'osservazione e il rispetto anche della
sfera psicologica della persona, in contrapposizione
ad un errato riduzionismo meccanicistico.
Necessario sarà, poi, il continuo aggiornamento
delle proprie cognizioni, come ebbe ad affermare il
grande clinico Cesare Frugoni, secondo il quale, il
medico deve considerarsi uno studente a vita. A
questo proposito, gli autori ricordano che non è
noioso essere studenti a vita se si hanno interessi
culturali.
Molto stimolante il capitolo, che si occupa della
relazione fra esercizio della medicina e cultura
umanistica, fra letteratura e sapere scientifico. A
parte i numerosi e suggestivi riferimenti a opere
letterarie di argomento medico-sanitario, gli autori
ci ricordano che la lettura dei classici
può insegnare ai medici qualcosa di attinente
direttamente alla loro attività.
Ci si deve chiedere se una buona cultura
extramedica sia utile nei rapporti medico-malato, e
noi siamo convinti di sì.
Il ventesimo, e penultimo,capitolo, tratta del problema
della morte e della solitudine del morente
in una civiltà produttivista e tecnologizzata, nonché della necessità, per chi si occupa della cura
dei malati, di non abbandonare il paziente in questo
estremo passo.
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