Invece egli non
era così; schermo bianco e piatto, sulla sua indifferenza, i dolori e
le gioie passavano come ombre senza lasciare traccia, e di riflesso,
come se questa sua inconsistenza si comunicasse anche al suo mondo
esterno, tutto intorno a lui era senza peso, senza valore, effimero
come un gioco di ombre e di luci.
Pubblicato nel 1929,
Gli indifferenti fu l'opera che consacrò la fama di Alberto Moravia,
pseudonimo di Alberto Pincherle, scrittore romano fra i più
importanti del Novecento europeo, nato nel 1907 e morto nel 1990.
La
vicenda narrata si concentra su pochi personaggi ed ha come
ambientazione principale il salone di casa Ardengo. Leo Merumeci
è un uomo cinico e sicuro di sé che, già amante di Mariagrazia, una
vedova della medio-alta borghesia romana, ne circuisce con successo la
ventenne figlia Carla.
Antagonista di Leo è l'altro figlio di Mariagrazia, Michele, un giovane
irresoluto e abulico. Michele è ostile a Leo, pur non riuscendo a
provare per lui un autentico sentimento di odio.
Spinto da Lisa, una ex amante di Merumeci e
amica di famiglia, tenta tuttavia di vendicare l'onore perduto della sorella.
In
verità con scarsa convinzione: comprata una pistola va a casa di Leo per ucciderlo, ma fallisce
perché dimentica di inserire il caricatore.
L'epilogo della vicenda vede Leo e Carla promessi sposi con Michele che
accetta il matrimonio con la solita apatica acquiescenza.
Ritratto della disgregazione di una famiglia borghese, Gli indifferenti
è un romanzo scandaloso perché contraddice i valori marziali ed eroici
propagandati dal regime fascista. Si tratta di un romanzo
"decadente", i cui protagonisti non brillano per
irreprensibili qualità morali.
Per questi motivi il libro di Moravia fu sottoposto a censura dal
regime.
Mentre gli adulti condividono esteriormente i valori
tradizionali, si manifestano al contrario nei fatti ipocriti, interessati, mossi da appetiti
elementari, egoisti, illusi. Personaggi dunque quasi ripugnanti.
Leo è un uomo con un forte senso di realtà, calato nell'azione e nella
vita pratica, ma è anche un seduttore tartufesco, un volgare
mistificatore, capace di speculare sui
guai economici della famiglia Ardengo, interessato esclusivamente ai
soldi e al sesso. Non ha una vita interiore, un saldo codice
morale che ne indirizzi i comportamenti, è
soltanto un fascio di desideri, ha un istinto animale che lo guida, è
un rapace.
Mariagrazia è un personaggio fatuo, dagli orizzonti culturali assai
limitati. È patetica nella sua
gelosia e nei suoi sogni di ascesa sociale. Il suo microcosmo mentale
è fatto di recriminazioni e di stupide chiacchiere.
Lisa, che aspira all'amore di Michele, non è molto meglio. Donna matura,
esperta, ma ormai sfiorita, sembra interessata soprattutto al piacere;
non le riesce di comprendere i turbamenti psicologici del suo acerbo amante.
I giovani ne escono forse meglio. Sono almeno attraversati da
un'inquietudine cui non riescono ancora a dare un nome; esprimono
disagio, noia, disperazione di fronte a orizzonti esistenziali poco entusiasmanti,
al conformismo e all'ipocrisia del mondo adulto.
Aspirano a una nuova vita, più sincera e autentica.
"È inutile" si ripeteva toccando con le dita incerte i
bordi della finestra, "è inutile... questa non è la mia
vita".
Carla è una bella ragazza, amorale e
sensuale, impaziente e confusa. È ossessionata dal bisogno di cambiare
vita, di uscire dal soffocante e mefitico clima famigliare. Cerca di
farlo attraverso il suo corpo, la sua sensualità, ma si accorge che
è tutto inutile. Il fallimento la convince all'acquiescenza verso i valori borghesi correnti.
Michele è il vero "indifferente" del romanzo. La sua
volontà è minata alla radice da un'apatia profonda, dalla noia,
dalla disperazione. Michele si osserva agire, non è convinto di alcunché.
È un non -persuaso che si
ripiega su se stesso in uno
sconsolato oblomovismo; è un uomo superfluo, abitato dal senso di
vuoto.
Per lui, gesti, parole, sentimenti, tutto era un gioco vano di
finzioni.
(...) Come sempre sarebbe ricaduto in quella
mentale indifferenza che gli impediva di agire e di vivere come tutti
gli uomini.
(...) "E in fin dei conti" pensò
"tutto mi è indifferente".
La prosa di Moravia è, in questo che è il suo romanzo più
importante, asciutta, essenziale, fredda e analitica.
Il romanzo
mantiene una sua attualità, ricorda i personaggi di certa narrativa
americana contemporanea (mi viene in mente Meno di zero di
Ellis), i dialoghi e le atmosfere richiamano alla memoria certe
pellicole di Antonioni.
Di certo Gli indifferenti
anticipano i temi esistenzialisti sviluppati da Jean Paul Sartre ne La
nausea.
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*Dal romanzo di Moravia il film
di Francesco Maselli (DVD, 2004)
I
libri di Alberto Moravia