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per la prima volta nel 1993, Il pieno di super narra le vicende di
un gruppo di ragazzine in età prepubere alle prese con il proprio
sviluppo psicosessuale e con un mondo familiare e sociale irto di
ostacoli, difficoltà, incomprensioni, differenze di classe, pregiudizi e
violenze verbali e fisiche.
Rimanendo solidali e complici, scegliendosi i propri modelli quasi in autonomia,
nella confusione di un'Italia che sta vertiginosamente cambiando ideali e
costumi, Silvia, Gabri, Michi, Dani e Bruna, tenaci e vivaci, dimostrano
di potercela fare a resistere alle esplosive contraddizioni del mondo
adulto.
L'Italia descritta dalla Campo non è più quella società patriarcale
che era ancora soltanto negli anni Cinquanta. Spira il vento della
contestazione e della liberazione femminile. Ovunque autorità e
autoritarismo vengono contestati. Le bambine rifiutano l'educazione
repressiva, il tanfo di chiuso e superato che si respira nella scuola,
la vacuità dei vecchi valori oppressivi che gli insegnanti tentano
ancora di inculcare a forza negli allievi.
Già le mamme delle protagoniste non sono più disposte in famiglia ad accettare in
silenzio le ingiustizie del dominio maschile, ma procedono nei loro
rapporti con l'uomo su un piano di parità, trovando la forza di esprimere
le proprie istanze, i propri desideri e il proprio progetto di vita.
L'abbigliamento che indossano, in cui fanno spicco vertiginose minigonne, simboleggia
un'aggressività femminile emersa da poco, psichica ma anche intensamente
corporea, che reclama spazio nei territori prima vietati del sesso e del
potere.
"Il pieno di super", espressione gergale che allude all'atto
sessuale completo, ma soprattutto al gratificante appagamento dei propri
desideri di amore e di autoaffermazione, diventa dunque una sorta di Graal
da conquistare, un valore irrinunciabile riconosciuto anche dalle
ragazzine che, attraverso la volontà quasi morbosa di conoscere i minimi dettagli della
vita sessuale,
manifestano una curiosità e un'apertura molto più ampie verso la
conoscenza del mondo e la voglia di assumervi un ruolo non subalterno. Tutti atteggiamenti e comportamenti un tempo preclusi
all'altra metà del cielo.
Certo, la strada da fare per le donne è ancora lunga e in salita. E
la confusione è tanta. I
personaggi femminili ritratti nel romanzo della Campo sono sì animati da una
intensa carica vitale, ma appaiono spesso rozzi ed elementari, rischiando
che i loro aneliti di libertà vengano così risucchiati dall'opacità dell'esistenza quotidiana. Il loro
universo culturale sono le canzonette, la televisione, i fotoromanzi, la
pubblicità. La cugina della Dani, Natascia, riconosciuta dalle
bambine come modello da imitare e che alla fine le invita a fuggire dal proprio
ambiente ristretto ed opprimente per riparare in un mitico
"estero", nell'Inghilterra dell'amore libero e degli
spinelli, ha più le caratteristiche della ribelle
che della rivoluzionaria. Le sue mete sono confuse, i riferimenti
culturali sono poveri, le aspirazioni modeste e velleitarie.
Gli uomini non ne escono molto bene dal racconto della Campo: bulletti dalla
psiche monodimensionale e dal machismo d'ordinanza, padri incapaci di
assumersi delle responsabilità, autorità corrotte e ipocrite. Spesso
mentitori, infantili e in difficoltà di fronte alle nuove libertà
femminili, che oramai concepiscono il rapporto di coppia come simmetrico.
La voce narrante è quella di una delle bambine del gruppo. Il linguaggio
impiegato nella narrazione mima un parlato che non arretra di fronte ai
dialettalismi e all'osceno e sa rendere con efficacia e naturalezza la fitta rete di chiacchiere e confidenze che contraddistingue
l'universo femminile.
Il romanzo è vivo, divertente con un retrogusto amaro.
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