Rossana Campo, Il pieno di super, Feltrinelli, 1997

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copertinaPubblicato per la prima volta nel 1993, Il pieno di super narra le vicende di un gruppo di ragazzine in età prepubere alle prese con il proprio sviluppo psicosessuale e con un mondo familiare e sociale irto di ostacoli, difficoltà, incomprensioni, differenze di classe, pregiudizi e violenze verbali e fisiche.

Rimanendo solidali e complici, scegliendosi i propri modelli quasi in autonomia, nella confusione di un'Italia che sta vertiginosamente cambiando ideali e costumi, Silvia, Gabri, Michi, Dani e Bruna, tenaci e vivaci, dimostrano di potercela fare a resistere alle esplosive contraddizioni del mondo adulto.

L'Italia descritta dalla Campo non è più quella società patriarcale che era ancora soltanto negli anni Cinquanta. Spira il vento della contestazione e della liberazione femminile. Ovunque autorità e autoritarismo vengono contestati. Le bambine rifiutano l'educazione repressiva, il tanfo di chiuso e superato che si respira nella scuola, la vacuità dei vecchi valori oppressivi che gli insegnanti tentano ancora di inculcare a forza negli allievi.

Già le mamme delle protagoniste non sono più disposte in famiglia ad accettare in silenzio le ingiustizie del dominio maschile, ma procedono nei loro rapporti con l'uomo su un piano di parità, trovando la forza di esprimere le proprie istanze, i propri desideri e il proprio progetto di vita.
L'abbigliamento che indossano, in cui fanno spicco vertiginose minigonne, simboleggia un'aggressività femminile emersa da poco, psichica ma anche intensamente corporea, che reclama spazio nei territori prima vietati del sesso e del potere.

"Il pieno di super", espressione gergale che allude all'atto sessuale completo, ma soprattutto al gratificante appagamento dei propri desideri di amore e di autoaffermazione, diventa dunque una sorta di Graal da conquistare, un valore irrinunciabile riconosciuto anche dalle ragazzine che, attraverso la volontà quasi morbosa di conoscere i minimi dettagli della vita sessuale, manifestano una curiosità  e un'apertura molto più ampie verso la conoscenza del mondo e la voglia di assumervi un ruolo non subalterno. Tutti atteggiamenti e comportamenti un tempo preclusi all'altra metà del cielo.

Certo, la strada da fare per le donne è ancora lunga e in salita. E la confusione è tanta. I personaggi femminili ritratti nel romanzo della Campo sono sì animati da una intensa carica vitale, ma appaiono spesso rozzi ed elementari, rischiando che i loro aneliti di libertà vengano così risucchiati dall'opacità dell'esistenza quotidiana. Il loro universo culturale sono le canzonette, la televisione, i fotoromanzi, la pubblicità. La cugina della Dani, Natascia,  riconosciuta dalle bambine come modello da imitare e che alla fine le invita a fuggire dal proprio ambiente ristretto ed opprimente per riparare in un mitico "estero", nell'Inghilterra dell'amore  libero e degli spinelli, ha più le caratteristiche della ribelle che della rivoluzionaria. Le sue mete sono confuse, i riferimenti culturali sono poveri, le aspirazioni modeste e velleitarie.

Gli uomini non ne escono molto bene dal racconto della Campo: bulletti dalla psiche monodimensionale e dal machismo d'ordinanza, padri incapaci di assumersi delle responsabilità, autorità corrotte e ipocrite. Spesso mentitori, infantili e in difficoltà di fronte alle nuove libertà femminili, che oramai concepiscono il rapporto di coppia come simmetrico.

La voce narrante è quella di una delle bambine del gruppo. Il linguaggio impiegato nella narrazione mima un parlato che non arretra di fronte ai dialettalismi e all'osceno e sa rendere con efficacia e naturalezza la fitta rete di chiacchiere e confidenze che contraddistingue l'universo femminile.
Il romanzo è vivo, divertente con un retrogusto amaro.

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Pagina aggiornata il 04.10.07
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