Si
tratta di un romanzo ambientato nella Roma degli anni Trenta, durante
l'epoca torbida del fascismo.
Si gioca un campionato calcistico per dilettanti; una squadra di quartiere
osa sfidare la squadra cara al federale e ai suoi
sgherri. Eroe del Malafronte, la piccola squadra sponsorizzata
dall'omonimo
mobilificio, è uno slavo trentenne dal naso lungo e dai capelli lisci
di un biondo scialbo, un uomo misterioso, enigmatico, taciturno, che
vanta un passato non disprezzabile nel calcio che conta. Un uomo
dotato di un misterioso carisma, probabilmente un visionario, inseparabile dal proprio impermeabile grigio. Si tratta di
Vecto Zoran, cui le leggi fasciste hanno mutato nome in Vito Soragni. Egli
diventa giocatore e allenatore del Malafronte. Incanta il pubblico con le sue
finte, le sue giocate geniali ed imprevedibili, la precisione e la
delicatezza con cui tratta la palla, il modo in cui tiene coeso un gruppo
eterogeneo di studenti, piccoli commercianti, militari e operai e lo porta a trasformarsi
la domenica in un incantevole collettivo.Presidente del Malafronte è Michele, il figlio trentenne del capo
e fondatore della ditta di mobili, il signor Felice. Passionale
e istintivo,
Michele stravede per Zoran. Completano
i personaggi del romanzo i gerarchi fascisti, boriosi e pieni
di arrogante prepotenza e un ragazzo, un liceale svogliato e
sognatore, Ugo, che si lega con affetto alla squadra e a Zoran, subisce
il fascino di quel gioco, di quelle maglie, di quel campo ricavato in un
avallamento ai piedi della collina del convento delle suore
carmelitane, coinvolgendo nella propria passione anche la sorella
paralitica, Lisa. L'incontro con Zoran
cambia la vita di Ugo, lo fa maturare. Il gioco del calcio, anche se frequentato
soltanto da spettatore, si trasforma per il ragazzo in un'esperienza
formativa decisiva. Dirà Ugo verso la fine del romanzo: "Che
cosa sarei senza di lui? Che cosa ero prima di vederlo, quella mattina
al Malafronte? Lui entrò in campo, su quel terreno scivoloso toccò
il primo pallone, fece la prima finta, e tutto cambiò".
Il Malafronte diventa la squadra dei reprobi, degli esclusi, dei
reietti: "Il Malafronte era entrato nel cuore della gente minuta
del quartiere, quella folla di impiegatucci, artigiani, commessi,
ragazzi che il Contrera e gli altri bulli come lui disprezzavano".
Zoran è "un giusto", ma quel pensare con la
propria testa, quell'essere fuori dal coro, quel proporre valori altri
rispetto a quelli dominanti dà fastidio ai potenti. E infatti un
giorno, sotto gli occhi atterriti di Ugo, Vecto Zoran viene rapito. Caricato su una macchina in una strada
isolata, scompare per sempre.
Cancogni dedica il libro a Zdenek Zeman, l'allenatore boemo che
tanta impressione suscitava e suscita ancor oggi in Italia, fin dai tempi in cui allenava il
mitico Foggia di Rambaudi-Baiano-Signori. Capace, Zeman, di risvegliare
ed entusiasmare una sonnacchiosa città di provincia quale era allora
il capoluogo pugliese, prima di approdare su piazze più importanti.
Soprattutto, un uomo estraneo alle conventicole che contano, ma
pronto a sfidare, da solo, come ha fatto in tempi recenti, i
potentati politico-economico-finanziari che condizionano pesantemente
lo sport contemporaneo, denunciandone nefandezze e violazioni. Un
personaggio affascinate ed epico, cui Cancogni rende il giusto e
poetico omaggio.
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