Andrea Carraro, Il branco, Gaffi Editore, 2005

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copertina libroLa trama de Il branco, romanzo pubblicato nel 1994 da Theoria, dopo essere già apparso sulla rivista letteraria "Nuovi Argomenti", si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto. 
Un gruppo di ragazzi della periferia romana, un po' sbandati, ammazzano le giornate al bar tra partite di flipper e di biliardo. Un giorno due di loro caricano in macchina due ragazze tedesche che fanno l'autostop su un vicino cavalcavia e, con la complicità dello sfasciacarrozze, il sor Quinto, le conducono in uno spiazzo di sua proprietà, con annessa baracca di legno, dove le violentano. Avvisati gli altri, ha luogo un orrendo stupro di gruppo.

Non sapendo poi che fare delle ragazze, un po' per noia, un po' per avidità di denaro, un po' per diluire le responsabilità, decidono di spargere voce in paese e di invitare a partecipare all'orgia anche molti adulti del posto, che non tardano ad arrivare, creando uno scenario da bolgia dantesca.

Purtroppo gli eventi precipitano. Uno dei ragazzi, forse il più aggressivo di loro, un certo Pallesecche, ad un rifiuto oppostogli da Marion, una delle due ragazze vittime della violenza, le dà una martellata in testa uccidendola. È un improvviso fuggi fuggi generale. Scappa anche l'altra ragazza, Silvia, che riesce a far allertare la polizia. Poco dopo due gazzelle, a sirene spiegate, catturano Raniero, uno dei ragazzi, mentre sta fuggendo con la vespa.

Il bel romanzo di Carraro rappresenta con efficacia il degrado materiale, ma soprattutto culturale e morale di certe periferie metropolitane, dove i valori si costruiscono attraverso la televisione e i giornaletti pornografici. Colpisce la ristrettezza di orizzonti esistenziali dei ragazzi, l'assoluta mancanza di sentimenti umani, l'incapacità di provare pietà e compassione per le loro vittime.

Nella loro miserabile vita trionfano i bisogni elementari e la voglia di prevalere anche con violenza all'interno del gruppo. Chi manifesta una qualche forma pur embrionale di sensibilità, che non sia funzionale al gruppo, viene considerato un debole ed emarginato. Il linguaggio che Carraro fa parlare ai suoi "coatti", il romanesco delle periferie, svuotato di espressività e ridotto all'essenziale, esprime il vuoto e l'afasia, la povertà di interessi, la mancanza di sfumature e di emozioni, la limitatezza di chi non sa elevarsi oltre la povera materialità delle cose.

Hanno identità monche, i ragazzi ritratti da Carraro, e neppure il desolato paesaggio circostante aiuta la loro crescita: neri palazzoni, muri franati, casolari abbandonati, strade sterrate e discariche costituiscono la realtà urbanistica che li circonda.

Soltanto Raniero, il vero protagonista del racconto, ha qualche soprassalto di umanità, coltiva qualche dubbio, ha qualche moto di compassione, si pone delle domande, va in crisi, senza tuttavia raggiungere mai la soglia della consapevolezza e liberarsi così dalla grettezza che lo circonda. 

Carraro ci racconta lo stupro di gruppo senza compiacimenti erotici, ma in tutto il suo terrificante orrore. Mentre i ragazzi insultano, minacciano, picchiano, schiamazzano e ridono eccitati, le due vittime hanno la faccia stravolta dal terrore, "esprimono angoscia, panico, estenuazione, ma anche una febbrile volontà di resistere fino allo stremo delle forze, di non capitolare a nessun costo". Nelle ragazze, contrariamente a quanto si raffigura certo immaginario maschile, nessuna traccia di partecipazione e di piacere.

Anche la rappresentazione della folla che si raccoglie attorno alla baracca dello sfasciacarrozze, è in sommo grado inquietante. Composta principalmente da adulti, dà prova di ottusità morale, di ipocrita conformismo, di bestialità, di glaciale indifferenza. "Il vostro vicino di casa, -sembra dirci Carraro -, è capace di qualsiasi efferatezza". Il sor Quinto, per esempio, non soltanto pianifica lo stupro, ma quando una delle ragazze viene assassinata, "non dà segni di alcun turbamento. Fa impressione quel suo modo pigro, idolente di masticare il chewing-gum e di guardarli annoiato". Uno sbadiglio è il massimo della sua reazione emotiva a un omicidio.

Il branco di Andrea Carraro è in sintesi la compiuta rappresentazione di una cultura basata sulla sopraffazione e sull'umiliazione della donna e di un mondo, quello contemporaneo, assediato e forse ormai abitato dal male.

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Dal libro il film di Marco Risi

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Pagina aggiornata il 05.09.09
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