Giusva Branca, Idoli di carta. Quando il pallone si sgonfia comincia la vita: storie, passate e presenti, di undici 
ex-calciatori della Reggina, Laruffa Editore, 2006

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copertinaLe partite non durano novanta minuti. C'è sempre un prima, fatto di preparazione, sogni, ambizioni, adrenalina e un dopo che reclama bilanci, disillusioni e nuove sfide. Forse è per questo che il calcio mi ha affascinato fin da bambino: intuivo che dietro le figurine dei calciatori che contavo e rimiravo tutto il giorno, cavandole di tasca, riposandomi dopo aver ossessivamente corso dietro a un pallone, non c'era soltanto il nudo fatto statistico, chi aveva realizzato più gol e chi aveva parato più rigori, ma c'era dell'altro, c'era la vita carica di tutto il suo mistero.

Perché i calciatori, gli eroi della domenica, gli idoli di carta dei giornali del lunedì, sono gli dei del nostro pantheon secolarizzato, rappresentano archetipi importanti dell' inconscio collettivo contemporaneo.

Le gesta, le avventure e la sorte di ciascuno di loro non ci interessano per banale curiosità voyeuristica, ma perché sentiamo che la loro esistenza fornisce in qualche modo una forma, un modello per la nostra. 

Idoli di carta di Giusva Branca mi sembra privilegi  proprio questa prospettiva, mi verrebbe da definirla "umanistica", attraverso cui osservare il fenomeno calcio. "Gli idoli sono necessari, soprattutto nello sport", dirà uno dei protagonisti del libro, uno dei giocatori più rappresentativi nella storia della Reggina Calcio, il difensore Simone Giacchetta.

Quarantenne, già avvocato penalista e oggi cronista sportivo e giornalista a tempo pieno, direttore di Telereggio, originario di una terra, la Calabria, culla di miti, Branca ha scritto un libro che soddisfa a pieno le curiosità e le esigenze di un lettore affascinato dal calcio, che di questo sport vuole conoscere tutti i retroscena e i risvolti umani: lo spogliatoio, la vita dei calciatori fuori dal campo, i rapporti con i compagni di squadra e con i tifosi, la gavetta difficile, assetata di gloria ma anche ricca di soddisfazioni, nel calcio minore, le vittorie e i trofei che alimentano l'orgoglio nella piena maturità agonistica, cui segue inevitabile il tramonto, nonché la necessità di inventarsi una nuova attività professionale e un nuovo modo di vivere, una volta appese le scarpe bullonate al chiodo.

E allora c'è chi ha smesso di giocare, ma è rimasto nell'ambiente ad allenare i ragazzi o facendo l'osservatore, chi ha aperto un negozio di abbigliamento sportivo, chi passa il suo tempo giocando a briscola con gli amici del bar, chi, ormai ottuagenario, rimugina ancora sulle antiche battaglie, coltivando amori e rancori, chi non si perdona l'errore fatale compiuto in una partita decisiva, chi, magari del nord, innamoratosi della Calabria, vi è rimasto a vivere anche a fine carriera.

Attraverso il ritratto di undici campioni della Reggina, che hanno indossato la maglia amaranto in epoche diverse, Branca disegna la parabola esistenziale di undici uomini, ognuno con la propria personalità, i propri pensieri ed emozioni e la propria originalità. Sono undici racconti che ci parlano di altrettanti destini. Un libro che va oltre la cronaca sportiva per farsi narrazione universale, letteratura. La scrittura è quella che si addice a un racconto di eroi: essenziale, elegante e precisa. Nessuna esagerazione, nessun melodramma: sono soprattutto i fatti, nella loro lapidaria e dura eloquenza a parlare attraverso la narrazione.

C'è molto calcio, nel libro, un calcio forse lontano dalle metropoli e dai riflettori del football stellare e miliardario dei grandi club. Ma proprio in ragione del fatto che la troppa luce acceca, impedendo di apprezzare i chiaroscuri, i racconti di calcio di Giusva Branca risultano più genuini e coinvolgenti delle trionfalistiche biografie che circolano sui campioni più acclamati. C'è, soprattutto, molta vita in Idoli di carta e di questo dobbiamo essere grati all'autore. Una sottile e gradevole vena di malinconia ne percorre le pagine, come è ineluttabile quando al racconto di una giovinezza carica di onori succede la pensosa maturità, connotata dal disincanto e da una quieta e talvolta saggia compostezza, quando ai clamori della ribalta subentra, insomma, la normale infelicità quotidiana della vita di tutti.

Non mancano i ritratti di personaggi molto noti anche al grande pubblico: per esempio, quello di Oronzo Pugliese, soprannominato dalla stampa sportiva "il mago di Turi", il tecnico specialista in salvezze cui si ispirò Lino Banfi nel film comico "L'allenatore nel pallone", nella realtà, secondo il ricordo di un suo calciatore, "un allenatore bravissimo; aveva il pregio di comprendere in pochi minuti se e come la partita stava girando e di apportare i correttivi necessari"; oppure il leggendario e controverso presidente Oreste Granillo, cui è tuttora intitolato lo stadio di Reggio e "il Professore", Franco Scoglio, uno dei personaggi più carismatici del calcio scientifico contemporaneo, grande motivatore di atleti, purtroppo prematuramente scomparso.

Conclude il pregevole volume di Branca  un capitolo su Tommaso Maestrelli, indimenticato allenatore della Lazio dello scudetto nella stagione 1973-74, paladino del bel gioco e fine psicologo, che allenò la Reggina negli anni Sessanta, guadagnando una strepitosa promozione e lasciando un ricordo indelebile nella mente e nel cuore dei giocatori, dei tifosi e dell'intera città.

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