Scott Turow, Harvard, facoltà di legge, Mondadori, 1995

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copertinaTitolo originale: One L (1977). In questo libro il romanziere americano Scott Turow racconta il suo primo anno di frequenza alla Facoltà di Legge della prestigiosa Università di Harvard. Non si tratta soltanto del resoconto, appena appena mascherato e romanzato, di un anno di scuola trascorso facendo nuove amicizie, ma di una riflessione su cosa sia il diritto e su cosa significhi diventare avvocato negli Stati Uniti. Di più: le esperienze che lo studente Turow si trova ad affrontare risultano poi fondamentali nella sua formazione di uomo.

Già avviato a una promettente carriera di insegnante e di scrittore, l'autore, allora ventiseienne, si lascia sedurre dalla bellezza del diritto. Harvard è un'università che gode di largo credito, ma è dura e selettiva, richiede dai suoi allievi un impegno pressoché totale, orari di studio massacranti con  esami difficili e professori esigenti.

Il prezzo da pagare per diventare uno stimato e richiesto professionista, il socio di un grande e avviato studio legale, è costituito da stress, ansie, insicurezze, depressioni, panico, tempeste psicosomatiche, tensioni coniugali. Non c'è tempo per uscite serali o per uno spettacolo cinematografico, nemmeno ci si può concedere il modesto passatempo di guardare qualche volta la tv. Gli incubi degli iscritti a 1L si chiamano Metodologia Legale, Contratti, Proprietà, Procedura Civile, Illeciti Civili, Procedura Penale. Gli studenti si trovano spesso alle prese con sentimenti di vergogna, imbarazzo, umiliazione, fallimento. Quella dell'avvocato si rivela sin dall'inizio una professione ispirata alla competizione più feroce.

Lo studio è almeno parzialmente calato nella pratica, in quella che l'autore definisce "clinica", con la discussione di casi giudiziari e la simulazione di veri processi. Gli studenti migliori, quelli che collezionano agli esami più A, vengono nominati redattori della rivista giuridica della facoltà, Law Review. I professori stimolano gli allievi al ragionamento più rigoroso, attraverso un insegnamento di tipo socratico. Ciononostante Scott Turow mantiene per tutto il libro e specialmente nella postfazione un atteggiamento costruttivamente critico verso i metodi didattici impiegati nell'insegnamento accademico e sulla loro efficacia nel preparare i futuri avvocati all'esercizio della professione.

Sullo sfondo emerge l'etica meritocratica statunitense. Chi ha più qualità ed è disposto a lavorare duro, può sperare di ricevere una giusta ricompensa. Insomma, quanto di più lontano si possa immaginare dall'egualitarismo postsessantottino di casa nostra, che, spesso mal interpretato, tanti danni ha prodotto nelle nostre scuole. 

Forse la prosa di Turow è un po' impersonale e incolore, ma il libro si legge con piacere e profitto.

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Pagina aggiornata il 01.01.07
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