Edmund Gosse, Padre e figlio. Studio di due temperamenti, Adelphi, 1979

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copertinaAutobiografia, romanzo di formazione raccontato in prima persona, Padre e figlio di Edmund Gosse, pubblicato per la prima volta nel 1907 (titolo originale: Father and Son. A Study of two Temperaments), descrive l'educazione di un bambino e di un adolescente, l'autore stesso, in una famiglia puritana e calvinista del diciannovesimo secolo.

Il padre è uno scienziato imbevuto di fede che, oltre a pubblicare apprezzati volumi scientifici, dirige una comunità religiosa. Edmund è un figlio "docile, ragionevole, tutt'altro che combattivo".

Il padre tenta in tutti i modi, animato dalle migliori intenzioni, di forgiare il figlio a sua immagine, spingendolo a realizzare un'ideale di vita, ispirato all'amore e al timore di Dio.

Dapprima Edmund cerca di compiacere il padre, poi, complice Shakespeare e la letteratura, afferma la propria personalità più autentica, lasciandosi tentare dalla socievolezza e dalla "vita mondana".

Gosse nacque a Londra nel 1849 e vi morì nel 1928. Fu tra i critici e saggisti più influenti del suo tempo. In questo libro egli ci invita a pensare col nostro cervello, ad affermare il nostro individualismo e la nostra indipendenza. Afferma "il diritto di ogni essere umano a foggiare da se stesso la propria vita interiore".

Uno scritto che educa alla tolleranza e all'apertura mentale e che condanna ogni rigidità religiosa e ogni dogmatismo.
Verso la fine del libro così afferma Gosse:
"Lasciate che lo dica francamente: la mia lunga esperienza, la mia pazienza, la mia tolleranza, mi danno sicuramente il diritto di protestare contro la falsità (magari potessi adoperare qualsiasi altra parola!) che la religione evangelica o qualsiasi religione portata ai suoi estremi sia una benefica o desiderabile aggiunta alla vita umana. Essa divide gli animi; crea un vano, chimerico ideale, nello sterile perseguimento del quale tutti gli affetti più teneri, il piacevole gioco della vita, gli squisiti piaceri e i dolci abbandoni del corpo, tutto ciò che allarga e molce l'animo, è cambiato in asprezza, vuoto e negazione. Essa incoraggia un severo e ignorante spirito di condanna; sovverte il salutare sviluppo della coscienza; inventa virtù sterili e crudeli; peccati che non sono affatto tali, ma che oscurano il cielo della pura letizia con futili nubi di rimorso. A pensarci, v'è qualcosa di orribile nel fanatismo che disprezza questa nostra patetica e fuggevole esistenza e la tratta come se fosse la scomoda anticamera di un palazzo mai esplorato da nessuno e della cui pianta non sappiamo assolutamente nulla".

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Pagina aggiornata il 09.10.06
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