Autobiografia, romanzo
di formazione raccontato in prima persona, Padre e figlio di
Edmund Gosse, pubblicato per la prima volta nel 1907 (titolo
originale: Father and Son. A Study of two Temperaments), descrive
l'educazione di un bambino e di un adolescente, l'autore stesso, in una
famiglia puritana e calvinista del diciannovesimo secolo.
Il padre è uno scienziato imbevuto di fede che, oltre a pubblicare
apprezzati volumi scientifici, dirige una comunità religiosa. Edmund è
un figlio "docile, ragionevole, tutt'altro che combattivo".
Il padre tenta in tutti i modi, animato dalle migliori intenzioni,
di forgiare il figlio a sua immagine, spingendolo a realizzare
un'ideale di vita, ispirato all'amore e al timore di Dio.
Dapprima Edmund cerca di compiacere il padre, poi, complice
Shakespeare e la letteratura, afferma la propria personalità più
autentica, lasciandosi tentare dalla socievolezza e dalla "vita
mondana".
Gosse nacque a Londra nel 1849 e vi morì nel 1928. Fu tra i critici
e saggisti più influenti del suo tempo. In questo libro egli ci invita
a pensare col nostro cervello, ad affermare il nostro individualismo e
la nostra indipendenza. Afferma "il diritto di ogni essere umano
a foggiare da se stesso la propria vita interiore".
Uno scritto che educa alla tolleranza e all'apertura mentale e che
condanna ogni rigidità religiosa e ogni dogmatismo.
Verso la fine del libro così afferma Gosse:
"Lasciate che lo dica francamente: la mia lunga esperienza, la
mia pazienza, la mia tolleranza, mi danno sicuramente il diritto di
protestare contro la falsità (magari potessi adoperare qualsiasi altra
parola!) che la religione evangelica o qualsiasi religione portata ai
suoi estremi sia una benefica o desiderabile aggiunta alla vita umana.
Essa divide gli animi; crea un vano, chimerico ideale, nello sterile
perseguimento del quale tutti gli affetti più teneri, il piacevole
gioco della vita, gli squisiti piaceri e i dolci abbandoni del corpo,
tutto ciò che allarga e molce l'animo, è cambiato in asprezza, vuoto e
negazione. Essa incoraggia un severo e ignorante spirito di condanna;
sovverte il salutare sviluppo della coscienza; inventa virtù sterili e
crudeli; peccati che non sono affatto tali, ma che oscurano il cielo
della pura letizia con futili nubi di rimorso. A pensarci, v'è qualcosa
di orribile nel fanatismo che disprezza questa nostra patetica e
fuggevole esistenza e la tratta come se fosse la scomoda anticamera di
un palazzo mai esplorato da nessuno e della cui pianta non sappiamo
assolutamente nulla".
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