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Giuseppe GIANNINI

Roma, 20-8-1964
CENTROCAMPISTA, altezza m 1,77, peso kg 70

ANNO

SQUADRA

SERIE

PRES.

RETI

1981-82

ROMA

A

 2

 --

1982-83

ROMA

A

--

  --

1983-84

ROMA

A

 2

  --

1984-85

ROMA

A

26

   4

1985-86

ROMA

A

22

   2

1986-87

ROMA

A

25

   3

1987-88

ROMA

A

28

  11

1988-89

ROMA

A

32

    6

1989-90

ROMA

A

31

    3

1990-91

ROMA

A

24

    3

1991-92

ROMA

A

24

   4

1992-93

ROMA

A

29

   9

1993-94

ROMA

A

26

   3

1994-95

ROMA

A

28

   1

1995-96

ROMA

A

20

--

1996-97

STURM GRAZ (Austria))

A

16

  2

1997-98

NAPOLI

A

  4

 --

1998 (genn.)

LECCE

A

14

 --

1998-99

LECCE

B

33

  4

Anni Ottanta. La sponda giallorossa di Roma era ai piedi del "Principe", ovvero Giuseppe Giannini, numero 10, regista e capitano della Roma post scudetto. Il bel Giuseppe giocava con autorevolezza, nonostante fosse consapevole di portare sulle spalle il pesante fardello di dover sostituire nel ruolo e nei cuori dei tifosi il fuoriclasse brasiliano Falcao. Giocò con quei colori e la fascia di capitano per quattordici anni. Essi costituiscono un ricordo indelebile in una città dove il calcio viene vissuto in modo molto appassionato dentro e fuori dallo stadio.

Arrivato a 15 anni e subito aggregato alla prima squadra da Liedholm, Giuseppe Giannini ha poi totalizzato 318 presenze e 49 gol con la maglia giallorossa. Il suo ruolo era quello di regista di centrocampo, ruolo fondamentale in quegli anni e ricoperto da lui in modo egregio. Elegantissimo era il suo modo di stare in campo, piedi molto buoni con i quali distribuiva palloni precisi in tutte le zone del campo. Erano ancora i tempi in cui la palla si dava al regista e lui con la testa alta e la dovuta calma sapeva sempre a chi darla. Con Carletto Mazzone allenatore, arretrò la sua posizione in campo e sistemò la cabina di regia subito davanti alla difesa.

Considerate le sue qualità, era molto apprezzato anche dalle società più blasonate, ma nel suo periodo di maggior splendore non accettò mai alcun trasferimento, giurando fedeltà alla Roma. Anche a causa di ciò, il suo palmares a fine carriera non risulta molto ricco. Solo 3 Coppe Italia (83/84, 85/86, 90/91) con la Roma e un terzo posto ai Mondiali del 1990 con la maglia azzurra.

In nazionale era il pupillo del commissario tecnico Vicini, che lo riteneva fondamentale per il suo gioco fin dai tempi dell'under 21. Con l'under, collezionò 16 presenze, 1 gol e la finale del campionato europeo 1986, perso ai rigori contro la Spagna. Il suo curriculum nella nazionale maggiore conta 47 presenze e 6 gol.

Se fu tenuto in grande considerazione da tanti tecnici che lo allenarono, non altrettanto lo fu dalla stampa nazionale. Antonio Ghirelli, per esempio, nel suo Storia del calcio in Italia si limita a definirlo, forse con un eccesso di severa freddezza, "interno romanista, discusso e un po' alterno ma in complesso efficace".

Il Principe avrebbe voluto finire la sua carriera nella Roma, ma a causa di divergenze con la nuova dirigenza nel 1996 si trasferì in Austria, allo Sturm Graz. Nell'unica stagione all'estero collezionò soltanto 16 presenze e 2 gol, ma vinse la Coppa e la Supercoppa d'Austria. Tornato in Italia l'anno successivo (torneo 1997-98), fece una breve parentesi a Napoli, ceduto poi a gennaio al Lecce. Retrocesso, nel 1998-99 giocò in serie B e fu determinante nella conquista della promozione dei salentini in A.

Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, non è rimasto lontano dal rettangolo di gioco, intraprendendo dal 2004 la carriera di allenatore nei tornei professionistici. Per iniziare ha scelto la serie C con Foggia, Sambenedettese e Massese oltre alla parentesi del 2006 in Romania alla guida dell'Argest Pitesti. Queste sue prime esperienze da allenatore non sono state molto fortunate, ma il Principe non si è arreso ed è stato premiato: infatti quest'anno (2008-09) siede sulla panchina del Gallipoli, squadra ai vertici della classifica nel suo girone di Lega Pro (ex C1).

Sono sicuro che presto il Principe tornerà protagonista nei palcoscenici che gli competono.

Pier Luigi Usai
(febbraio 2009)