L'insostenibile fascino del rosa
La grande corsa a tappe nei ricordi di adolescente

copertinaMaggio č per me il mese del Giro d'Italia, da sempre. Mi sono cari i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza.

Da bambino mi piaceva ritagliare le figurine dei ciclisti che comparivano nei giornaletti, incollarle sul cartone e disputare delle tappe tutte mie sul tavolo della cucina, con relativi ordini d'arrivo e classifiche generali.

Pių grandicello, maggio č sempre stato per me un mese speciale: le lezioni scolastiche volgevano al termine, l'aria era pių profumata, calda e frizzante, le ragazze, le pių belle, lasciavano le gambe scoperte, fiorivano i tigli e gli amori, platonici, ma non per questo meno struggenti. E i corridori iniziavano la loro fatica. Prima le tappe di pianura, noiose con gli arrivi in gruppo, gloria per gli sprinteur. Adriano De Zan che snocciolava concitatamente l'ordine d'arrivo, azzeccandolo a colpo d'occhio... Grazie, i corridori li conosceva di persona, beato lui! Intanto che si ritardava il vero piacere di noi spettatori, le tappe di montagna, le salite, le grandi sfide, i ritardi di minuti. E dopo il traguardo Il Processo alla tappa, con i campioni ansimanti e polemici dopo la battaglia.

Si stava incollati davanti alla tv, le fragole con zucchero e limone di mamma che facevano ingrassare, mentre Motta, Gimondi, Jimenez, Merckx, Baronchelli duellavano come eroi di Omero.

Poi, il giorno dopo, la lettura dello Stadio, unico quotidiano sportivo che arrivava in paese, nella bottega centrale, pieno di prelibate statistiche e le corse in bicicletta con gli amici da scuola a casa, per vedere chi arrivava primo.

E io tifavo Gimondi, ma volevo essere forte come Merckx, il titano, il superuomo, il cannibale spietato che non lasciava agli altri nessun traguardo, neanche intermedio. Merckx il belga. I belgi, a parte l'Anderlecht nel calcio, erano quasi nulli nello sport; soltanto nel ciclismo erano l'altro, l'antagonista, il nemico forte e temibile.

Dalla mia adolescenza in poi, la bici ha perso per me importanza, non la uso quasi mai, ma il Giro mantiene intatto il suo fascino.

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Sul Giro:


Gian Luca Favetto, Italia, provincia del Giro. Storie di eroi, strade e inutili fughe, Mondadori, 2006, pagine 256
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Daniele Marchesini, L'Italia del Giro d'Italia, Il Mulino, 2003, pagine 311
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Pagina aggiornata il 11.05.06
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