Ricordo Valdano attaccante di molto talento nel Real
Madrid degli anni Ottanta. Mi dicono sia diventato poi dirigente e
allenatore. Lo ritrovo oggi scrittore. E che scrittore!
Il sogno di Futbolandia è davvero un gran bel libro, che con
acume e precisione e con stile impeccabile ci parla del mondo del calcio e
dei suoi storici protagonisti. Una sorta di Vite parallele, che
invece degli eroi dell'antichità ha per oggetto i più grandi calciatori
degli ultimi cinquant'anni, intorno ai quali Valdano ci racconta
gustosissimi aneddoti, che servono per scolpirne, con grande finezza
psicologica, il carattere.
Per riuscire in questo Valdano dimostra di conoscere non solo il
calcio, ma la vita stessa. Uno scrittore spagnolo, parlando di Valdano, lo
definisce "Il pallone fattosi verbo", mentre un altro
grande della letteratura spagnola contemporanea, Manuel Vazquez Montalban,
ne parla come del "Benedetto Croce del calcio universale".
A Valdano piace il calcio spettacolare, il calcio che non si concentra
sul risultato, ma sul bel gioco. Il calcio che sa farsi epica, poesia,
leggenda, non quello che mira esclusivamente al profitto. Insomma Valdano
predilige il calcio che piace ai veri sportivi.
Partendo da queste premesse, è inevitabile che egli avanzi qualche
riserva (e qualche biasimo) per il calcio italiano, rinunciatario,
difensivista, ispirato più dalla paura che dall'avventura e dal sogno, anche se non
risparmia apprezzamenti per Baggio e Del Piero, per Paolo Maldini e per
Scirea, nonché per Arrigo Sacchi, allenatore di quel Milan che giocava "come
si gioca in paradiso".
La sua ammirazione va a Pelé, archetipo del campione che appartiene
all'eternità, "con un corpo che si adattava armoniosamente al
movimento capriccioso della sfera" e di cui non sapevi mai "se
Pelé saliva dalla terra o scendeva dal cielo per colpire il pallone in
piena fronte con il portiere come vittima e la rete come destinazione
finale"; a Maradona, grandissimo genio e sregolatezza del calcio, di
cui il suo medico Rubén Oliva soteneva che allenarlo era superfluo: "Maradona
è come un gatto. Gli basta nutrirsi e riposare per essere il
migliore"; a Zidane, "un elefante col cervello di una
ballerina"; a Zico, dal fisico gracile, ma "il miglior
giocatore del Brasile per tutta la decade degli anni Settanta"; a
Cruyff, "una figura immensa... era il miglior libero, il miglior
laterale, il miglior centrocampista e il miglior attaccante che abbia mai
visto", uno che giocava e viveva al 100%.
Sfilano poi nel libro l'astuto Romario, l'esuberante Ronaldo, il
"Loco" Higuita, l'esplosivo Roberto Carlos, l'intelligente
Rivaldo, il classico Valderrama, il "tuttocampista" e anarchico
Veron, il glaciale Bergkamp, il "pitbull ispirato" Davids.
Tantissimi campioni, tutti i migliori "pensatori con i piedi"
della storia del calcio più recente.
Un capitolo è dedicato a tecnici, allenatori e strategie e
non mancano le notazioni, acute, di carattere sociologico sul fenomeno
calcio. Impreziosiscono le pagine i numerosi, quanto pertinenti,
riferimenti letterari.
Insomma un libro che può essere apprezzato non soltanto dal tifoso di
calcio sfegatato, ma anche dal lettore esigente, colto e curioso.
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