Semėn
Suvalov frequenta la scuola con scarso profitto. Sembra un bambino ritardato.
Un'unica grande passione riesce a scuoterlo dall'inerzia: giocare a calcio.
Scelto dopo un sofferto provino fra centinaia di altri ragazzi, Semėn
entra nella scuola calcio del CSKA di Mosca, malgrado la feroce
opposizione della madre. Veloce nel pensare e nell'eseguire le giocate con
la palla, Semėn viene notato dalle grandi squadre, in particolare dal
Tottenham, club inglese allenato da Josč Gaudinho (Mourinho?), di proprietą
del magnate russo Koplevic.
Il ragazzo, tuttavia, coltiva un altro sogno: quello di giocare un
giorno nei blaugrana di Barcellona, il grande team che interpreta un
calcio spettacolare e "romantico". Raggiunta la cittą catalana
in modo rocambolesco, Semėn realizza il desiderio di giocare accanto agli
idoli della sua infanzia.
Centravanti di spiccato talento e fantasia, Suvalov perņ, ormai all'apice
del successo sportivo ed esistenziale, comincia progressivamente a
maturare la convinzione, ai limiti della paranoia, che il mondo del calcio
sia profondamente corrotto, manipolato e privo di ogni ideale etico ed estetico.
Il bel romanzo di esordio di Sergej Samsonov non soltanto ci racconta,
dunque, la vita quotidiana di un grande campione, ma lancia un atto
di accusa contro il calcio contemporaneo, dove i calciatori o sono uomini a
una dimensione, dominati dal principio di prestazione, che, come robot
radiocomandati, praticano
un gioco meccanico privo di fantasia, oppure sono schiavi della
pubblicitą e dell'industria dello spettacolo, proni al volere delle
multinazionali (Nike, Adidas, Coca-Cola, Sony, ecc.) che sfruttano la loro
immagine per
vendere prodotti e cianfrusaglie agli ipernutriti tifosi
borghesi.
Sullo sfondo della vicenda, Samsonov ci racconta la Russia al tempo
dell'implosione dell'Impero sovietico, ormai alla mercé di gangster e
mafie violente.
Ad addolcire la narrazione ci pensano alcuni personaggi minori, come il
simpatico, imprevedibile e incontenibile asso brasiliano Ronaldinho, compagno di squadra di
Suvalov, e Johan Cruijff, il maestoso campione olandese, strepitoso sia
sul campo di gioco che nell'impartire, pił tardi, in qualitą di
allenatore, ordini dalla panchina. E proprio a lui, al mitico Olandese Volante,
trasformato nel romanzo in ieratico Vecchio Saggio del calcio, verrą
demandato il difficile compito di ricondurre
Suvalov alla ragione.
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