a cura di Laura Forti, L'altra pazzia, Feltrinelli, 1976

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Il testo in questione ha avuto il merito di introdurre in Italia idee, esperienze, progetti, che in campo psichiatrico erano maturati nei paesi più civili. 

È possibile che ci sia stata, almeno in Italia, relativamente ai temi psichiatrici, un'eccessiva ideologizzazione, ma è indubbio che questo libro abbia contribuito a svecchiare un settore sonnolento, che ruotava, da noi, ancora attorno al concetto e, purtroppo, anche alla concreta e dura realtà, del manicomio. È grazie a libri come questo se la psichiatria italiana ha imboccato, pur fra contraddizioni e nodi irrisolti, la via della modernità. 

L'altra pazzia è un'antologia dedicata alla "nuova psichiatria", che contiene 26 saggi di autori abbastanza omogenei: gli inglesi Laing, Esterson e Schatzman, gli americani Szasz, Goffman e Scheff, i francesi Mannoni, Deleuze e Guattari. Ci sono anche i nostri Basaglia e Jervis, con l'eperienza-pilota di Gorizia. 

Così scrive la curatrice:
La prima parte del libro affronta soprattutto il problema istituzionale (...). La seconda parte riguarda l'individuo nel suo contesto familiare ed affronta alcune problematiche connesse alla terapia (...). La terza parte, infine, affronta più specificamente il rapporto fra malattia mentale e società.
Il libro si conclude con queste parole dello psichiatra Aaron Esterson:
Esistono nella nostra società forze potenti che temono il risveglio della gente. La psichiatria è un mezzo per farla riaddormentare. Quelli di noi che sono svegli o che stanno cominciando a svegliarsi devono guardare con molto sospetto gli psichiatri e criticare radicalmente la pratica psichiatrica. Dobbiamo esigere che si instauri una psichiatria autentica: non una psichiatria del conformismo sociale, ma una psichiatria della liberazione personale e della libertà esistenziale.

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Valentino Sossella