Il testo in questione ha avuto il merito di
introdurre in Italia idee, esperienze, progetti, che
in campo psichiatrico erano maturati nei paesi più
civili.
È possibile che ci sia stata, almeno in
Italia, relativamente ai temi psichiatrici,
un'eccessiva ideologizzazione, ma è indubbio che
questo libro abbia contribuito a svecchiare un
settore sonnolento, che ruotava, da noi, ancora
attorno al concetto e, purtroppo, anche alla
concreta e dura
realtà, del manicomio. È grazie a libri come questo
se la psichiatria italiana ha imboccato, pur fra
contraddizioni e nodi irrisolti, la via della
modernità.
L'altra pazzia è un'antologia
dedicata alla "nuova psichiatria", che
contiene 26 saggi di autori abbastanza omogenei: gli
inglesi Laing, Esterson e Schatzman, gli americani
Szasz, Goffman e Scheff, i francesi Mannoni, Deleuze
e Guattari. Ci sono anche i nostri Basaglia e Jervis,
con l'eperienza-pilota di Gorizia.
Così scrive la
curatrice:
La prima parte del libro affronta soprattutto il
problema istituzionale (...). La seconda parte
riguarda l'individuo nel suo contesto familiare ed
affronta alcune problematiche connesse alla terapia
(...). La terza parte, infine, affronta più
specificamente il rapporto fra malattia mentale e
società.
Il libro si conclude con queste parole dello
psichiatra Aaron Esterson:
Esistono nella nostra società forze potenti che
temono il risveglio della gente. La psichiatria è un
mezzo per farla riaddormentare. Quelli di noi che
sono svegli o che stanno cominciando a svegliarsi
devono guardare con molto sospetto gli psichiatri e
criticare radicalmente la pratica psichiatrica.
Dobbiamo esigere che si instauri una psichiatria
autentica: non una psichiatria del conformismo
sociale, ma una psichiatria della liberazione
personale e della libertà esistenziale.