Viviane Forrester, L'orrore economico, Ponte alle Grazie, 1997

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copertinaDi solida cultura umanistica, la Forrester dichiara di occuparsi di economia perché costretta dai cambiamenti epocali introdotti dalla globalizzazione.

Prima dei contestatori di Seattle, l'autrice francese lancia in questo libro una requisitoria contro l'attuale, trionfante organizzazione economica. E' un atto di accusa, il suo, contro il capitalismo vincente, che condiziona le nostre vite rendendole precarie, incerte, angosciose, qualitativamente mediocri.

Ai trionfalismi degli economisti, la Forrester oppone la desolazione del lavoratore, gravato dalla disoccupazione o dal timore della stessa, umiliato, sottopagato, disprezzato, costretto a cambiare continuamente lavoro se vuol sopravvivere. Tutto, anche la formazione umana dei giovani è ormai finalizzata alla produzione. Il principio di prestazione domina ovunque.
I giornali vendono bugie patinate; chi non ce la fa o non si uniforma viene colpevolizzato.
L'economia, e non la bellezza, o il tempo libero, o l'arte, o l'introspezione, domina la nostra esistenza, facendoci sentire perennemente inadeguati.

Le tesi esposte dalla Forrester contengono, a mio avviso, delle esagerazioni. Tuttavia, libri come questo hanno il pregio di invitarci ad un atteggiamento critico e dialettico quanto mai salutare in questi tempi di conformismo nei confronti del cosiddetto pensiero unico, quello che afferma costituire un beneficio per tutti la mondializzazione e il liberismo sfrenato.

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