Mario Tobino, Il figlio del farmacista, Opere scelte, Mondadori (Collana "I Meridiani"), 2007

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copertinaIl protagonista vive a Viareggio, dove è il figlio del farmacista. Originario di La Spezia, il babbo non è molto amato all'interno della comunità presso la quale vive, dove è considerato un "forestiero". L'uomo, a forza di lavoro e fatica quotidiani, si costruisce una solida posizione economica, malgrado l'ostracismo dei concittadini, 

Il figlio nutre nei confronti del padre una sconfinata ed affettuosa ammirazione e lo sostituisce in negozio nelle ore in cui il babbo riposa. 
Duro il mestiere del farmacista, tutta la vita a lavorare, le mani screpolate per il contatto con sostanze tossiche, "otto ore piene di cartine, di sciroppi, di pomate, di specialità... tutte queste specialità, ogni giorno ne fabbricano trenta di nuove, foderano le bottiglie di verde e di giallo, o di cenerino, ci mettono sopra L. 15.00, L. 18.00 e, avanti, regali ai medici per venderle, inchini, inchini, sorrisi, sorrisi, sorrisi, sorrisi".
Studente in medicina, il protagonista sa già pazientemente consigliare i clienti, talvolta petulanti o arroganti e preparare con sapienza le pozioni medicamentose.
Il giovane è animato da una intensa ed esaltata brama di vita, da un grande amore per tutto il creato, ma non si trova a suo agio nel gretto ambiente provinciale in cui gli tocca di stare. Egli ha aspirazioni diverse, più elevate, letterarie e spirituali.

Per studiare medicina si è trasferito a Bologna e, nel tempo che gli rimane libero, oltre a innamorarsi delle ragazze che incontra, legge e scrive poesie. La poesia egli la vive come una sorta di maledizione: "se non ci fosse la poesia il giovane poeta si sceglierebbe una donna e contenti insieme andrebbero verso la morte e invece, perché, o poesia, tanti ne ammali, che ti hanno fatto questi giovani?". (pag. 35). Il figlio del farmacista riempie la sua interiorità solitaria con "l'arruffio dei sogni... le idee, i ricordi, le speranze". Sdraiato sul letto, rivive con l'immaginazione e la fantasia le esperienze della giornata. Più tardi troviamo il figlio del farmacista ufficiale medico negli alpini. Conosce ogni segreto dei suoi commilitoni, che lo amano e lo rispettano. E si compiace delle proprie avventure amorose. Infine, il figlio del farmacista diventa medico in manicomio. Anzi, medico dei matti, nel manicomio c'è andato addirittura ad abitare. Aspettando che proprio lì la poesia lo venga a visitare.

La narrazione di Tobino non si svolge rispettando l'ordine cronologico delle vicende, ma procede, in maniera frammentaria e poetica, sul filo dei ricordi e delle associazioni mentali, come una specie di racconto onirico e autobiografico.

Ne Il figlio del farmacista, romanzo d'esordio lungamente elaborato, edito in volume nel 1942, riunendo prose eterogenee già pubblicate su alcune riviste, lo scrittore toscano ci racconta la vicenda di un'anima a disagio nel mondo, a contatto con una collettività fatta di persone che hanno una sensibilità molto diversa dalla sua. C'è, dunque, il tema della solitudine dell'artista contrapposto alla grettezza e al conformismo della società, in questo caso l'Italia fascista degli anni a ridosso del secondo conflitto mondiale. Un libro dove l'ansia di vita e le ambizioni forti si mescolano alla consapevolezza dell'assurdità e dell'insicurezza che caratterizzano l'umana esistenza, mentre la morte incombe su tutte le cose, persino sugli oggetti. Cosa può salvarci? La solidarietà, il senso della continuità tra le generazioni, la nobiltà del lavoro fatto con amore, i pensieri che nutrono le nostre menti, la poesia che sa trasfigurare anche il dolore.

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