Nick Hornby, Febbre a 90', Guanda, 2001

copertina La musica, i libri, le ragazze e il calcio sono le passioni dominanti dello scrittore inglese Nick Hornby.

Febbre a 90' (titolo originale: Fever Pitch, 1992) ci racconta appunto, attraverso la cronaca di anni di partite dell'Arsenal, seguite allo stadio di Highbury o in trasferta, l'ossessione di Horbny per il calcio. Un'ossessione intensa, condizionante, ma genuina.

Per l'autore il calcio rappresenta un'altra dimensione della realtà, incomprensibile per chi non è tifoso. Una passione, la sua, sbocciata già nell'infanzia, una malattia da cui non è mai più guarito. 

Un'attrazione invincibile trascina Horbny allo stadio, con qualsiasi tempo, sole, gelo, pioggia e in qualsiasi condizione fisica, anche con l'influenza o con una caviglia malmessa, anche col rischio di essere picchiato dagli hooligan. Non esistono riti o cerimonie familiari che tengano, - matrimoni, compleanni, cene -, nessuna amicizia e nessun impegno di lavoro hanno la precedenza rispetto all'appuntamento con lo stadio.

Le vicende della propria squadra del cuore scandiscono la sua esistenza, vi si intrecciano creando un legame indissolubile. Un amore, una depressione, una difficoltà esistenziale trovano un equilibrio alchemico e un rispecchiamento nelle sorti della propria squadra. Il calcio è una metafora che rimanda a qualcosa di più importante. Horbny si accorge che persino il suo linguaggio è farcito di metafore calcistiche, che il suo rapporto coi luoghi geografici è influenzato dal calcio. Una sconfitta della propria squadra, una difficoltà nel creare gioco, uno scialbo pareggio, l'eliminazione da un'importante competizione lo gettano nello sconforto, gli procurano dolore, rabbia, frustrazione e lacrime autentiche. 

Al contrario, nessun raggiungimento nella propria vita personale equivale, secondo lo scrittore inglese, alla conquista di uno scudetto. L'eccitazione di chi tifa, in caso di vittoria, non è un godimento passivo, come pensano i più, ma è un'estasi, una gratificazione di ordine superiore perfino a quella dei protagonisti diretti, dei calciatori.

Calciatori di cui Horbny rammenta il nome a distanza di decenni, come ne rievoca le prodezze che ancora lo commuovono e lo fanno fantasticare. Di ognuno ricorda il carattere e il tipo di insegnamento, di lezione morale che egli come spettatore-testimone ha potuto trarre dalla contemplazione delle loro gesta agonistiche e dallo svolgimento della loro carriera.

Hornby sembra privilegiare il calcio esperito come tifoso a quello giocato attivamente, nonostante sia egli stesso un accanito giocatore praticante, un attaccante che purtroppo, già dagli undici anni si è reso conto di non essere dotato "di un fisico o della velocità o della resistenza o del talento" di un calciatore professionista.

Scritto con semplicità, accattivante, a tratti comico, Febbre a 90' contiene confessioni talvolta scioccanti, ma che aprono squarci di consapevolezza, in particolar modo per chi, come me, appartiene alla stessa generazione dello scrittore inglese; un libro che dà l'impressione di dire la verità non soltanto sul calcio, ma soprattutto sulla vita.

ordina

I libri di Nick Horbny

 | home |

| sport |


Pagina aggiornata il 05.03.07
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella