La
musica, i libri, le ragazze e il calcio sono le passioni dominanti dello
scrittore inglese Nick Hornby.
Febbre a 90' (titolo originale: Fever Pitch, 1992) ci racconta appunto, attraverso la cronaca di anni di partite
dell'Arsenal, seguite allo stadio di Highbury o in trasferta, l'ossessione
di Horbny per il calcio. Un'ossessione intensa, condizionante, ma
genuina.
Per l'autore il calcio rappresenta un'altra dimensione della realtà,
incomprensibile per chi non è tifoso. Una passione, la sua, sbocciata
già nell'infanzia, una malattia da cui non è mai più guarito.
Un'attrazione invincibile trascina Horbny allo stadio, con qualsiasi
tempo, sole, gelo, pioggia e in qualsiasi condizione fisica, anche con
l'influenza o con una caviglia malmessa, anche col rischio di essere picchiato dagli
hooligan. Non esistono riti o cerimonie familiari che tengano, -
matrimoni, compleanni, cene -, nessuna amicizia e nessun impegno di
lavoro hanno la precedenza rispetto all'appuntamento con lo stadio.
Le vicende della propria squadra del cuore scandiscono la sua
esistenza, vi si intrecciano creando un legame indissolubile. Un amore,
una depressione, una difficoltà esistenziale trovano un equilibrio
alchemico e un rispecchiamento nelle sorti della propria squadra. Il
calcio è una metafora che rimanda a qualcosa di più importante. Horbny
si accorge che persino il suo linguaggio è farcito di metafore
calcistiche, che il suo rapporto coi luoghi geografici è influenzato
dal calcio. Una sconfitta della propria squadra, una difficoltà nel
creare gioco, uno scialbo pareggio, l'eliminazione da un'importante
competizione lo gettano nello sconforto, gli procurano dolore, rabbia,
frustrazione e lacrime autentiche.
Al contrario, nessun raggiungimento nella propria vita personale
equivale, secondo lo scrittore inglese, alla conquista di uno scudetto.
L'eccitazione di chi tifa, in caso di vittoria, non è un godimento
passivo, come pensano i più, ma è un'estasi, una gratificazione di
ordine superiore perfino a quella dei protagonisti diretti, dei
calciatori.
Calciatori di cui Horbny rammenta il nome a distanza di decenni, come
ne rievoca le prodezze che ancora lo commuovono e lo fanno fantasticare.
Di ognuno ricorda il carattere e il tipo di insegnamento, di lezione
morale che egli come spettatore-testimone ha potuto trarre dalla
contemplazione delle loro gesta agonistiche e dallo svolgimento della
loro carriera.
Hornby sembra privilegiare il calcio esperito come tifoso a quello
giocato attivamente, nonostante sia egli stesso un accanito giocatore
praticante, un attaccante che purtroppo, già dagli undici anni si è
reso conto di non essere dotato "di un fisico o della velocità
o della resistenza o del talento" di un calciatore
professionista.
Scritto con semplicità, accattivante, a tratti comico, Febbre a
90' contiene confessioni talvolta scioccanti, ma che aprono squarci
di consapevolezza, in particolar modo per chi, come me, appartiene alla
stessa generazione dello scrittore inglese; un libro che dà
l'impressione di dire la verità non soltanto sul calcio, ma soprattutto
sulla vita.
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