Vitaliano Brancati, Don Giovanni in Sicilia, Mondadori, 2007

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copertinaPubblicato nel 1942, il romanzo  Don Giovanni in Sicilia è la storia di un quarantenne scapolo, Giovanni Percolla, che vive circondato dall'amore avvolgente e sottomesso delle tre sorelle, Rosa, Lucia e Barbara. 

Le giornate che l'uomo trascorre con gli amici, a Catania o in qualche luogo di villeggiatura, è tutta tesa al vagheggiamento della donna. Con gli amici, infatti, l'occupazione principale è quella di discutere di donne, fantasticando di conturbanti avventure erotiche. Anzi, sembra che l'erotismo di Giovanni e dei suoi amici siciliani sia così strutturato che "i discorsi sulle donne davano un maggior piacere che le donne stesse"

Un giorno, lo sguardo di Giovanni Percolla si incrocia con quello di una signorina toscana, Maria Antonietta, detta Ninetta, dei marchesi di Marconella. L'uomo si innamora, cambia abitudini di vita e si trasferisce in un'altra abitazione, lasciando sole e sbigottite le tre sorelle.

Giovanni e Ninetta si fidanzano ed egli sembra finalmente placato, pacificato. Quando giunge il giorno del matrimonio, Giovanni però non è felice. La donna, tanto agognata durante la vita da scapolo, ora comincia a inquietarlo, a fargli paura.

I due coniugi si trasferiscono a Milano, dove Giovanni sperimenta una vita nuova, all'insegna della velocità, dei ritmi lavorativi ed esistenziali serrati, della necessità di acquisire abitudini nuove e scomode. Giovanni si sente a disagio in mezzo a mobili razionali che non conciliano il riposo e l'abbandono, il telefono gli sembra un'invenzione ostile, la dieta lo mette di cattivo umore.
"Sradicato dalle sue abitudini, cadde nella mania del moto e del freddo: andava in giro con un soprabito leggero, e si concedeva pochi minuti di riposo durante il giorno, e poche ore durante la notte.
Ninetta applaudiva [...]. Era lei, in fondo, che comandava di essere veloci, magri, svegli, poco vestiti!"

La moglie lo introduce nella vita mondana, dove, da principio, il timido e taciturno Giovanni non fa una gran figura, in mezzo a imprenditori, scrittori e scienziati. Ma il fascino un po' naif del provinciale, alieno da intellettualismi e inutili complicazioni esistenziali, gli procura la simpatia degli amici di Ninetta e, in particolar  modo, delle loro mogli. 

Concupito dalle donne, proprio ora che Giovanni potrebbe vivere le tanto agognate avventure, se ne ritrae invece disgustato. Il desiderio delle donne, ora che sono disponibili, è svanito. Egli insegue la Donna finché è "scontrosa e inafferrabile", mentre, quando gli si offre, egli fugge intimorito.

Un giorno la moglie, incinta, gli offre di tornare a visitare la Sicilia. Giovanni rientra nella sua vecchia casa di scapolo, accolto amorevolmente dalle sorelle, che lo trovano sciupato.
Vi ritrova le abitudini e gli agi abbandonati per il matrimonio e pare intenzionato a non volersene più staccare. Dopo pranzo, si vuole togliere il capriccio di stendersi un attimo sul suo vecchio letto, ma si addormenta e dorme ininterrottamente per cinque ore, svegliandosi che è già buio.
"Credo che sia meglio che lei [Ninetta, ndr] dorma a casa sua, e io qui, a casa mia!", conclude un ritrovato Giovanni, lasciando presagire un'imminente rottura con la moglie.

Nel romanzo Brancati mette in scena le caratteristiche del maschio mediterraneo, la cui esistenza ruota attorno all'ossessivo desiderio della donna, una donna più fantasticata che reale. Un atteggiamento psicologico, quello maschile, caratterizzato da una continua e millantata concupiscenza, da un sentirsi o immaginarsi "bravi nelle faccende amorose", come scrisse lo stesso Brancati in un articolo del 1946, e nell'anteporre questa presunta bravura a ogni altra qualità umana. Un atteggiamento anacronistico e pateticamente comico, che viene denominato "gallismo". Tra l'altro, una caratteristica, il gallismo, che impregnerà la retorica magniloquente e velleitaria del fascismo italiano, un altro dei bersagli preferiti della narrativa di Brancati.

Principe in casa propria, l'uomo meridionale si sente estraneo alla logica produttivista che regola i rapporti interumani nel settentrione e, incapace di adattarvisi, continua a provare nostalgia per il mondo perduto della propria infanzia e della propria giovinezza, caratterizzato da un confortevole torpore e da illusori sogni erotici.
Egli si scopre inoltre inerme nel fronteggiare una donna che sta camminando, a tappe forzate, sulla strada dell'emancipazione, dell'indipendenza e della libertà, soggetto, e non più soltanto oggetto, di desiderio

Per rendere più efficace la narrazione, Brancati ricorre al grottesco, al comico, all'ironia e alla satira, rifacendosi, in parte, alla lezione di Gogol'.

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Pagina aggiornata il 17.11.07
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