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nel 1942, il romanzo Don Giovanni in Sicilia è la storia di un
quarantenne scapolo, Giovanni Percolla, che vive circondato dall'amore
avvolgente e sottomesso delle tre sorelle, Rosa, Lucia e Barbara. Le giornate che l'uomo trascorre con gli amici,
a Catania o in qualche luogo di villeggiatura, è tutta tesa al vagheggiamento della donna. Con gli amici,
infatti, l'occupazione principale è quella di discutere di donne,
fantasticando di conturbanti avventure erotiche. Anzi, sembra che l'erotismo di Giovanni e
dei suoi amici siciliani sia così strutturato che "i discorsi sulle
donne davano un maggior piacere che le donne stesse".
Un giorno, lo sguardo di Giovanni Percolla si incrocia con quello di
una signorina toscana, Maria Antonietta, detta Ninetta, dei marchesi di
Marconella. L'uomo si innamora, cambia
abitudini di vita e si trasferisce in un'altra abitazione, lasciando sole
e sbigottite le tre sorelle.
Giovanni e Ninetta si fidanzano ed egli sembra finalmente placato,
pacificato. Quando giunge il giorno del matrimonio, Giovanni però non è
felice. La donna, tanto agognata durante la vita da scapolo, ora comincia
a inquietarlo, a fargli paura.
I due coniugi si trasferiscono a Milano, dove Giovanni sperimenta una
vita nuova, all'insegna della velocità, dei ritmi lavorativi ed
esistenziali serrati, della necessità di acquisire abitudini nuove e
scomode. Giovanni si sente a disagio in mezzo a mobili razionali che non
conciliano il riposo e l'abbandono, il telefono gli sembra un'invenzione
ostile, la dieta lo mette di cattivo umore.
"Sradicato dalle sue abitudini, cadde nella mania del moto e del
freddo: andava in giro con un soprabito leggero, e si concedeva pochi
minuti di riposo durante il giorno, e poche ore durante la notte.
Ninetta applaudiva [...]. Era lei, in fondo, che comandava di essere
veloci, magri, svegli, poco vestiti!"
La moglie lo introduce nella vita mondana, dove, da principio, il
timido e taciturno Giovanni non fa una
gran figura, in mezzo a imprenditori, scrittori e scienziati. Ma il fascino un po' naif del provinciale, alieno da
intellettualismi e inutili complicazioni esistenziali, gli procura la simpatia
degli amici di Ninetta e, in particolar modo, delle loro
mogli.
Concupito dalle donne, proprio ora che Giovanni potrebbe vivere le
tanto agognate avventure, se ne ritrae invece disgustato. Il desiderio
delle donne, ora che sono disponibili, è svanito. Egli insegue la Donna
finché è "scontrosa e inafferrabile", mentre, quando
gli si offre, egli fugge intimorito.
Un giorno la moglie, incinta, gli offre di
tornare a visitare la Sicilia. Giovanni rientra nella sua vecchia casa
di scapolo, accolto amorevolmente dalle sorelle, che lo trovano
sciupato.
Vi ritrova le abitudini e gli agi abbandonati per il matrimonio e pare
intenzionato a non volersene più staccare. Dopo pranzo, si vuole
togliere il capriccio di stendersi un attimo sul suo vecchio letto,
ma si addormenta e dorme
ininterrottamente per cinque ore, svegliandosi che è già buio.
"Credo che sia meglio che lei [Ninetta, ndr] dorma a casa
sua, e io qui, a casa mia!", conclude un ritrovato Giovanni,
lasciando presagire un'imminente rottura con la moglie.
Nel romanzo Brancati mette in scena le caratteristiche del maschio
mediterraneo, la cui esistenza ruota attorno all'ossessivo desiderio
della donna, una donna più fantasticata che reale. Un atteggiamento
psicologico, quello maschile, caratterizzato da una continua e
millantata concupiscenza, da un sentirsi o immaginarsi "bravi
nelle faccende amorose", come scrisse lo stesso Brancati in un
articolo del 1946, e nell'anteporre questa presunta bravura a ogni altra
qualità umana. Un atteggiamento anacronistico e pateticamente comico,
che viene denominato "gallismo". Tra l'altro, una
caratteristica, il gallismo, che impregnerà la retorica magniloquente e
velleitaria del fascismo italiano, un altro dei bersagli preferiti della
narrativa di Brancati.
Principe in casa propria, l'uomo meridionale si sente estraneo alla
logica produttivista che regola i rapporti interumani nel settentrione
e, incapace di adattarvisi, continua a provare nostalgia per il mondo
perduto della propria infanzia e della propria giovinezza,
caratterizzato da un confortevole torpore e da illusori sogni erotici.
Egli si scopre inoltre inerme nel fronteggiare una donna che sta
camminando, a tappe forzate, sulla strada dell'emancipazione,
dell'indipendenza e della libertà, soggetto, e non più soltanto
oggetto, di desiderio
Per rendere più efficace la narrazione, Brancati ricorre al
grottesco, al comico, all'ironia e alla satira, rifacendosi, in parte,
alla lezione di Gogol'.
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