Vladimir Dimitrijevic, La vita è un pallone rotondo, Adelphi, 2000

N
a
r
r
a
t
i
v
a

copertinaE' possibile che con questo libro Adelphi strizzi l'occhio al grande pubblico o a quella parte di lettori colti che, veltronianamente, apprezzano il calcio.

L'autore, che vanta un passato agonistico di qualche importanza e che di mestiere fa l'editore, mischia in questo testo, con garbo e intelligenza, calcio e letteratura, sport e vita, ricordi d'infanzia e considerazioni sociologiche e antropologiche sul gioco più amato del mondo.

Lo fa ricordando se stesso, anonimi compagni di squadra e stelle mondiali. Sfilano nelle pagine, Müller ("ci accorgiamo che evidentemente non sa stoppare il pallone. Sembra sempre sul punto di incartarsi, ed è così che sorprende il difensore") e Beckenbauer, Rossi e Schillaci ("hanno ballato una sola estate"), Baggio e Netzer ("sembrava che calzasse delle racchette da neve. Numero 48... Ma non si sono mai visti dei passaggi di quaranta o cinquanta metri precisi al millimetro come quelli del vecchio Günther"), Maradona ("probabilmente il giocatore più portentoso di tutti i tempi") e Cruyff.

Ma nelle pagine viene delineata anche la personalità di calciatori serbi che occupano un posto importante nell'immaginario e nella memoria dell'autore. Vengono inoltre ricordate  le squadre che fecero epoca. L'Inter di Helenio Herrera ("Nessuno poteva entrare nei suoi sedici metri. Appena l'Inter segnava un gol, la partita era finita; dopo l'1 a 0 si potevano pure fare i bagagli, come accade oggi con il 'golden gol'"), il Brasile ("i giocatori non correvano: due o tre si davano da fare per tenere i collegamenti, ed erano quelli che si vedevano di meno. Djalma Santos e gli altri davano l'impressione di giocare con le mani in tasca, anzi, stando seduti"), l'Olanda del calcio totale ("i fautori del sistema della motoretta. Lavoravano duro e si portavano a casa dei trofei [...] con tutti i suoi grandi giocatori e con quel genio che era Cruyff"), l'Ungheria di Puskas ("Non ci sarà mai più una squadra come quella magiara. La più grande mai esistita, con alcuni giocatori eccezionali che, grazie alla varietà dei loro talenti, si completavano alla perfezione").

Ogni grande squadra è un organismo vivente, ogni nazionale esprime il carattere della propria nazione in quel momento e il gioco, le movenze dei calciatori risentono della latitudine in cui sono vissuti, del clima, del suolo, della cultura che hanno respirato. Ogni partita di calcio è una partita a scacchi. Questo sport conserva ancora, anche se a fatica, un carattere sacrale in un mondo sempre più secolarizzato e monetarizzato. Una sorta di rifugio in un mondo senza cuore.

Un libro, quello di Dimitrijevic, per chi ama, e sono tanti, letteratura e palloni.

ordina

| home |

| recensioni |

 

Pagina aggiornata il 26.11.00
Copyright 2000-2008
Valentino Sossella