Quando
ero bambino e tiravo i primi calci nel campetto parrocchiale, la
maglia più ambita nelle feroci partite fra coetanei era la numero 9,
quella del centravanti, di chi faceva gol.
Figurarsi, a me davano sempre la numero 2; soltanto qualche volta,
giocando coi più piccoli, riuscivo ad arraffare la numero 4 o la 8,
quella del mediano o del centrocampista di fatica.
Da allora sono passati, ahimè, molti anni (sembra ieri) e le cose
nel frattempo sono cambiate. Oggi, ci giurerei, la maglia più ambita
sarebbe la numero 10, quella del giocatore di fantasia, capace di
costruire il gioco, ma anche di concludere, punto di riferimento di
tutti i compagni di squadra.
Mario Sconcerti, nel suo libro, ci racconta con amabilità, ma
soprattutto con competenza tecnica, l'evoluzione del numero 10 lungo
tutta la storia del calcio.
L'ipotesi accreditata dal libro è quella che Francesco
Totti rappresenti il terminale dell'evoluzione subita dal ruolo, il calciatore
veramente completo, autentico atleta dotato di forza, fantasia, visione di
gioco e senso del gol.
Concionando sullo sviluppo di un ruolo così importante per
l'equilibrio di tutta la squadra, Sconcerti ci racconta i cambiamenti
tecnici e tattici del gioco del calcio e protagonisti non sono
soltanto campioni come Meazza, Valentino Mazzola, Di Stefano, Pelè,
Sivori, Eusebio, Suarez, Corso, Alessandro Mazzola, Rivera, Cruyff,
Rivelino, Zico, Platini,
Maradona, Gullit, Baggio, Mancini, Del Piero, ma intere squadre: l'Ungheria di
Puskas, l'Inter di Helenio Herrera, il Brasile campione del mondo nel
1970, l'Olanda e l'Ajax del gioco totale,
la grande Juve tutta italiana di Causio e Boninsegna, la Nazionale di
Bearzot e Bruno Conti, il Milan di Arrigo Sacchi.
Un libriccino di sole 170 pagine, scritto per giunta in caratteri di
dimensioni medio-grandi, però prezioso e che non sfigura in una
biblioteca importante, in quanto il calcio, quando è trattato con
autorevolezza e perizia, è un fenomeno sociale e culturale tutt'altro che
irrilevante
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I
libri di Mario Sconcerti