Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008
(titolo originale: CHAGRIN D'ÉCOLE, Gallimard, 2007)

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copertina libroMisteriosa metamorfosi da somaro a professore. Quello che è veramente accaduto a Daniel Pennac: da alunno disperato e disperante, che portava a casa pagelle scolastiche zeppe di insufficienze, a professore e scrittore. 
Con Diario di scuola Pennac ci offre un libro denso di intelligenti e partecipate riflessioni sulla scuola, vista dalla parte di chi non ce la fa, di chi arranca, di chi si sente opporre troppi no. Dalla parte dei cosiddetti somari, appunto. La descrizione puntuale degli stati d'animo di chi affronta la scuola da una posizione di difficoltà, di umiliazione, di smarrimento e di fallimento: "svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso"
Adolescenti che talvolta, per fuggire ai loro sentimenti di inferiorità e alle loro sconfitte, finiscono per assumere la maschera della violenza e del bullismo, aderendo così alle nostre peggiori aspettative.

Senza indulgere in scontati vittimismi e vieti luoghi comuni, Pennac ci obbliga a riflettere sul mare di sofferenze che la scuola può infliggere ai ragazzi, sulla grande quantità di energie vitali che disperde inutilmente, in un' epoca storica, tra l'altro, così precaria e deprimente come la nostra, in cui è sempre più difficile prefigurarsi un avvenire qualsiasi, in cui lo spettro della disoccupazione riguarda ormai tutti gli strati sociali e in cui perfino i piaceri delle avventure amorose sono minati dalla paura dell'Aids.

Quando, insomma, la scuola rovina la vita. E succede spesso, con buona pace di ministri, presidi e insegnanti. Al di là della loro buona volontà e del loro impegno pedagogico. Diventato insegnante, il compito che Pennac si propone è proprio quello di riabilitare quegli studenti che sono stati marchiati con lo stigma dell'incapacità e di recuperarli allo studio. Attraverso lo sviluppo della capacità di apprezzare lo sforzo, la solitudine, la concentrazione e il silenzio che l'attività dello studiare richiede, evitando con cura le sirene distraenti e alienanti del consumismo. Ma anche attraverso il recupero del piacere di apprendere, del gusto di allenare la memoria con le delizie, linguistiche e di contenuto, della grande letteratura. 
La passione di comunicare la propria materia, la bontà, il non mollare mai sono le qualità che, secondo lo scrittore francese, deve possedere l'insegnante ideale. D'altronde, a salvare lo stesso Pennac da apatia e inadeguatezza scolastica furono, per sua stessa ammissione, proprio alcuni insegnanti di eccezionale valore che lo risvegliarono all'amore per lo studio, facendogli dimenticare, durante le loro ore di lezione, il rumore di fondo del proprio io abituale.
La cultura, nella pratica di insegnamento auspicata da Pennac, diventa così un'entità viva e reale che contribuisce a far intravedere ai ragazzi uno sbocco concreto per i propri talenti, che consente, in ultima analisi, di godersi meglio la vita.
Comunque, oltre i metodi innovativi, al di là dell'empatia, per riuscire bene nel loro lavoro, per cercare di recuperare i devianti e i reietti, agli insegnanti occorre soprattutto una qualità dal nome ormai impronunciabile, "una parolaccia" inattuale nella pedagogia contemporanea, perché poco scientifica:  l'amore.

Diario di scuola è un libro terapeutico, di una saggezza profonda, quasi orientale, che dona speranza a coloro che a scuola non ce la fanno: "le cose non vanno mai come previsto, ma una cosa è certa: noi diventiamo". Ciascuno con le proprie abilità e i propri ritmi.

Ognuno deve coltivare la fiducia di trovare la propria strada nella vita, senza attribuire troppo importanza ai successi e ai rovesci scolastici. Un messaggio rassicurante, che contribuisce a calmare ansie e sofferenze individuali e familiari sempre attuali, tanto potenzialmente distruttive quanto spesso sproporzionate.

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Pagina aggiornata il 24.11.09
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