L'Italia
è un Paese civile? Assolutamente no, leggendo le documentatissime
cronache che Stella e Rizzo, inviati del Corriere della Sera, ci forniscono nel loro
libro, un nuovo successo editoriale dopo il precedente La
casta.
C'è da rabbrividire prendendo piena coscienza dei privilegi, della
corruzione, dell'immoralità e della totale assenza di senso civico che
albergano nel cuore del Paese, principalmente in quella classe dirigente
che dovrebbe rappresentare un cristallino esempio di competenza, impegno, trasparenza e di
tutela del bene comune.
Non c'è settore della vita nazionale in cui non si verifichino furti,
ritardi, pigrizie, malversazioni, abusi, accaparramento illecito di
risorse. Per non parlare della difesa ad oltranza di privilegi e di
rendite di posizione da parte di ordini, albi e corporazioni di ogni
tipo; retribuzioni dirigenziali fuori mercato;
impuntature e veti sindacali; organici di pubblici uffici pletorici
oppure drammaticamente carenti di uomini e risorse laddove servirebbero;
infiltrazioni criminali in ogni dove; dispute ideologiche sofistiche e
inconcludenti; enti
inutili e dispendiosi, che servono soltanto per sistemare gli amici e le
clientele; condoni ingiusti che incitano all'evasione fiscale; leggi, regolamenti e balzelli che
strangolano, in campo economico, l'iniziativa degli individui
volenterosi.
Manca in Italia la buona amministrazione: non c'è trasparenza degli
atti, i problemi non vengono risolti prevenendoli e quindi attraverso
una pianificazione organizzativa efficace, bensì giorno per giorno,
senza lungimiranza. Ogni problema si trasforma così in un'emergenza con
costi onerosi per la collettività.
La politica è ormai ridotta a uno scambio di favori fra eletti
ed elettori, a scapito dell'interesse generale. La
giustizia, lenta e farraginosa, è un terno al lotto, che contribuisce a
paralizzare l'economia stessa. Siamo un
sultanato, o peggio, una repubblica delle banane.
Per fortuna l'appartenenza all'Europa Unita, malgrado un malinteso
rispetto della privacy teso a proteggere non la dignità personale bensì
affari illeciti, ci permette di conoscere alcuni dati, fare dei raffronti,
operare una sorta di benchmarking tra nazioni, così come si fa per le
imprese. E nella classifiche tra i vari stati internazionali, noi risultiamo
regolarmente quasi in ogni settore il fanalino di coda, talvolta superati da Paesi da poco
usciti da devastanti dittature, come le repubbliche ex-sovietiche, quando
non siamo scavalcati addirittura da Paesi del Terzo Mondo.Col risultato
che gli stranieri non hanno alcuna fiducia in noi e lesinano gli
investimenti.
Emerge inoltre dal libro di Stella e Rizzo, in maniera inquietante,
ma netta, la ormai drammatica
disunità italiana, quella questione meridionale, che va al più presto liberata
da
tutti gli orpelli idealistici e alibi buonisti con cui finora si sono
affrontati i problemi del Sud. La sanità e la scuola sono nel Meridione
totalmente allo sfascio e la criminalità organizzata occupa tutti i
gangli della vita economica, parassitando anche la parte sana della
nazione.
Davvero c'è il rischio concreto per l'Italia di una deriva
sudamericana, di una crisi, come quella argentina, che nel volgere di
qualche decennio renda un paese ricco, una nazione di poveri
disperati.
Il merito di Stella e Rizzo, oltre a vigilare sul corretto funzionamento
degli ingranaggi della vita politica ed economica nazionali, è
quello di suscitare l'indignazione dei lettori e dei cittadini, gli unici
in grado di coagulare l'energia necessaria per tentare di cambiare le
cose. Al giornalismo di qualità questo, in fondo, si chiede.
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