Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo, La deriva. Perché l'Italia rischia il naufragio, Rizzoli, 2008

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copertinaL'Italia è un Paese civile? Assolutamente no, leggendo le documentatissime cronache che Stella e Rizzo, inviati del Corriere della Sera, ci forniscono nel loro libro, un nuovo successo editoriale dopo il precedente La casta.

C'è da rabbrividire prendendo piena coscienza dei privilegi, della corruzione, dell'immoralità e della totale assenza di senso civico che albergano nel cuore del Paese, principalmente in quella classe dirigente che dovrebbe rappresentare un cristallino esempio di competenza, impegno, trasparenza e di tutela del bene comune. 

Non c'è settore della vita nazionale in cui non si verifichino furti, ritardi, pigrizie, malversazioni, abusi, accaparramento illecito di risorse. Per non parlare della difesa ad oltranza di privilegi e di rendite di posizione da parte di ordini, albi e corporazioni di ogni tipo; retribuzioni dirigenziali fuori mercato; impuntature e veti sindacali; organici di pubblici uffici pletorici oppure drammaticamente carenti di uomini e risorse laddove servirebbero; infiltrazioni criminali in ogni dove; dispute ideologiche sofistiche e inconcludenti; enti inutili e dispendiosi, che servono soltanto per sistemare gli amici e le clientele; condoni ingiusti che incitano all'evasione fiscale; leggi, regolamenti e balzelli che strangolano, in campo economico, l'iniziativa degli individui volenterosi. 
Manca in Italia la buona amministrazione: non c'è trasparenza degli atti, i problemi non vengono risolti prevenendoli e quindi attraverso una pianificazione organizzativa efficace, bensì giorno per giorno, senza lungimiranza. Ogni problema si trasforma così in un'emergenza con costi onerosi per la collettività. 
La politica è ormai ridotta a uno scambio di favori fra eletti ed elettori, a scapito dell'interesse generale. La giustizia, lenta e farraginosa, è un terno al lotto, che contribuisce a paralizzare l'economia stessa. Siamo un sultanato, o peggio, una repubblica delle banane. 

Per fortuna l'appartenenza all'Europa Unita, malgrado un malinteso rispetto della privacy teso a proteggere non la dignità personale bensì affari illeciti, ci permette di conoscere alcuni dati, fare dei raffronti, operare una sorta di benchmarking tra nazioni, così come si fa per le imprese. E nella classifiche tra i vari stati internazionali, noi risultiamo regolarmente quasi in ogni settore il fanalino di coda, talvolta superati da Paesi da poco usciti da devastanti dittature, come le repubbliche ex-sovietiche, quando non siamo scavalcati addirittura da Paesi del Terzo Mondo.Col risultato che gli stranieri non hanno alcuna fiducia in noi e lesinano gli investimenti.

Emerge inoltre dal libro di Stella e Rizzo, in maniera inquietante, ma netta, la ormai drammatica disunità italiana, quella questione meridionale, che va al più presto liberata da tutti gli orpelli idealistici e alibi buonisti con cui finora si sono affrontati i problemi del Sud. La sanità e la scuola sono nel Meridione totalmente allo sfascio e la criminalità organizzata occupa tutti i gangli della vita economica, parassitando anche la parte sana della nazione.

Davvero c'è il rischio concreto per l'Italia di una deriva sudamericana, di una crisi, come quella argentina, che nel volgere di qualche decennio renda un paese ricco, una nazione di poveri disperati.

Il merito di Stella e Rizzo, oltre a vigilare sul corretto funzionamento degli ingranaggi della vita politica ed economica nazionali, è quello di suscitare l'indignazione dei lettori e dei cittadini, gli unici in grado di coagulare l'energia necessaria per tentare di cambiare le cose. Al giornalismo di qualità questo, in fondo, si chiede.

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Pagina aggiornata il 03.08.08
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