Fëdor Mihajlovic Dostoevskij, Delitto e castigo, Rizzoli, 1984

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copertina"Nella mia 'povest' (racconto lungo) quindi si allude all'idea che il castigo giuridico imposto per un delitto spaventa molto meno il delinquente di quanto non credano i legislatori, in parte perché è lui stesso ad esigerlo moralmente"
(F. M. Dostoevskij, lettera all'editore M. Katkov, settembre 1865)

Raskolnikov, uno studente che fatica a mantenersi agli studi, progetta di uccidere una vecchia vedova dedita all'usura, Aliona Ivanovna e di derubarla. Egli è un giovane brillante, ricco di intelligenza e di energie, mentre la vecchia non è che un "pidocchio". Raskolnikov, che si concepisce come un novello Napoleone, progetta, dunque, un delitto, che ha dei moventi non soltanto materiali, ma soprattutto filosofici. I soldi d'altronde gli servono per finanziarsi gli studi e per sistemare la famiglia, la mamma Pulcheria Aleksandrovna e la sorella Dunia, che altrimenti sarebbe costretta a contrarre un matrimonio di interesse con l'anziano, meschino e sensuale avvocato Luzin.

In preda all'ansia, col cuore che gli batte forte, Raskolnikov entra nell'abitazione della vecchia e la uccide col dorso di una scure. Nel frattempo sopraggiunge nell'appartamento la sorella di lei, la pia e mite Lisaveta. Raskolnikov, per eliminare testimoni, è costretto a un secondo omicidio.

Dopo il delitto, il rimorso e la paura si impadroniscono di Raskolnikov, che delira, ha la febbre, non mangia, non si alza dal letto o vaga senza meta per la città. Il suo amico, l'onesto e generoso Rasumichin, che trova inspiegabile il comportamento dell'ex studente, non si dà pace e cerca in tutti i modi di stargli vicino e di aiutarlo.

Intanto Porfiri Petrovic', il giudice istruttore scaltro e umano nello stesso tempo, prototipo e anticipatore di altri detective resi celebri dalla letteratura poliziesca, comincia a nutrire dei sospetti  e, nella sua condotta investigativa, tormenta con la sua falsa affabilità e con le sue domande insinuanti Raskolnikov, che si incollerisce e perde il controllo di sé.

Schiacciato dal peso dell'orribile duplice delitto perpetrato, separato dal resto dell'umanità, Raskolnikov finisce col confessare  la propria colpa alla dolce e remissiva Sonia Marmeladova, figlia un un funzionario debole e ubriacone, che muore schiacciato da una carrozza. Sonia è il sostegno della matrigna e dei tre fratellini ancora piccoli. Per procacciarsi del denaro si prostituisce, ma il suo cuore è puro e integro, così come la sua fede in Dio. 

E Raskolnikov, incoraggiato dalla ragazza, renderà confessione dei suoi delitti anche in commissariato, accettando la condanna ai lavori forzati in Siberia, dove lo seguirà amorevolmente Sonia, fino a che egli non riprende gusto e fiducia nella vita.

Il romanzo, molto più ricco di tipi umani di quanto non si sia dato conto nel riassumerne l'intreccio, è caratterizzato dalla mirabile analisi psicologica dei personaggi e riflette le idee filosofiche ed estetiche che permeano l'epoca storica in cui visse Dostoevskij: l'umanitarismo di Marx (in fondo, Raskonilkov vuole depredare la vecchia del denaro incamerato volgarmente, per farne un uso migliore per sé e la società),  il messianismo russo, il naturalismo, l'intellettualismo di fine secolo e il femminismo.

Soprattutto rappresenta l'anticipazione del superuomo nicciano, incarnato proprio da Raskolnikov. Un superomismo e una volontà di potenza che naufragano nella consapevolezza della propria irriducibile umanità e limitatezza. La relativa piccolezza dell'uomo al cospetto di Dio è anche sottolineata dalle descrizioni degli ambienti di estrema povertà in cui vivono molti dei personaggi e dalla vita colma di angosce che conducono. A volte l'impressione del lettore è che Dostoevskij si faccia prendere la mano nella descrizione delle miserie umane e scivoli nel melodrammatico.

Romanzo giallo, romanzo filosofico, romanzo sociale, romanzo politico, narrazione possente, Delitto e castigo venne pubblicato a puntate sulla rivisita  mensile Russkij vestnik ("Il messaggero russo") nel 1866 e presenta quella polifonia e quella dialogicità, evidenziate dal critico Bachtin come caratteristica peculiare della narrativa dostojevskijana.

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Pagina aggiornata il 21.10.06
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