Karen Horney, I nostri conflitti interni, Martinelli, 1985

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copertinaPer conoscere noi stessi, per educare la nostra sensibilità ai problemi emotivi e spirituali, ritengo personalmente la narrativa e la filosofia più utili della psicologia e della psicoanalisi, almeno per quanto posso riferire sulla base della mia esperienza libresca.
Capita non di rado, inoltre, di raccogliere le testimonianze di lettori di testi di psicologia e in special modo di psicoanalisi, che riferiscono di scoprirsi disorientati e malati dopo aver letto un qualche trattato.

Detto questo, per chi è allergico al pensiero narrativo e preferisce un approccio "scientifico" alla psiche, questo saggio della Horney, una specie di summa del suo pensiero, uscito a New York nel 1945 con il titolo di Our Inner Conflicts, può costituire davvero una lettura appropriata.

Per la Horney, ma già per Freud, la psicologia dell'individuo nevrotico non differisce che quantitativamente da quella dell'individuo "normale". In pratica, in modo più o meno grave, siamo tutti nevrotici, sottoposti a conflitti interiori
La Horney riconosce tre tipi di personalità nevrotica, ovviamente non puri: la personalità conciliante, l'aggressiva e la distaccata. Ce ne fornisce un'esauriente descrizione.
Si diffonde poi nella trattazione di alcuni concetti cardine della propria teoria: l'immagine idealizzata, l'esternalizzazione, l'impoverimento della personalità, la disperazione nevrotica.

La Horney ritiene che alla base delle difficoltà psicologiche non stiano particolari esperienze infantili negative, quanto un disturbo attuale nella relazione del soggetto "malato" con gli altri. Correggendo le disfunzioni relazionali, la persona nevrotica "guarisce".
Concernendo l'intervento terapeutico il qui e ora, ne discende che i libri stessi della Horney vengono ad acquistare un interesse pratico, così che qualsiasi persona motivata al cambiamento può apprendervi qualcosa di valido per modificare se stessa.

Anche se il lettore ha spesso l'impressione che esistano più cose fra cielo e terra di quante vengano contemplate nelle teorie della psicologa tedesca, va dato atto alla Horney di introdurre idee innovative e, soprattutto, di improntare il suo lavoro ad una lodevole prudenza, a differenza di molti colleghi psicoanalisti, pervicacemente persuasi che nessuna persona possa affrontare con consapevolezza i problemi della vita senza il loro intervento.

Scrive infatti l'autrice, a proposito di questo libro:
"Sono convinta possa giovare a tutti coloro che desiderano conoscere meglio se stessi, e che non hanno rinunciato a lottare per la propria maturazione. La maggior parte di noi, che viviamo in questa difficile civiltà, è intrigata nei conflitti qui descritti (...), credo tuttavia che con assidui sforzi, si possa fare da soli molta strada per liberarci dal laccio dei nostri conflitti".

E opportunamente nel capitolo finale, dedicato alla risoluzione di conflitti nevrotici, ammette:
"L'analisi non è l'unico mezzo per risolvere i conflitti interiori. La vita stessa rimane ancora l'autentica efficace terapista".

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Pagina aggiornata il 27.07.02
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