Per conoscere noi stessi, per educare la nostra
sensibilità ai problemi emotivi e spirituali, ritengo
personalmente la narrativa e la filosofia più utili
della psicologia e della psicoanalisi, almeno per
quanto posso riferire sulla base della mia
esperienza libresca.
Capita non di rado, inoltre, di raccogliere le
testimonianze di lettori di testi di psicologia e in
special modo di psicoanalisi, che riferiscono di
scoprirsi disorientati e malati dopo aver letto un
qualche trattato.
Detto questo, per chi è allergico al pensiero
narrativo e preferisce un approccio
"scientifico" alla psiche, questo saggio
della Horney, una specie di summa del suo pensiero,
uscito a New York nel 1945 con il titolo di Our
Inner Conflicts, può costituire davvero una
lettura appropriata.
Per la Horney, ma già per Freud, la psicologia
dell'individuo nevrotico non differisce che
quantitativamente da quella dell'individuo
"normale". In pratica, in modo più o meno
grave, siamo tutti nevrotici, sottoposti a conflitti
interiori
La Horney riconosce tre tipi di personalità
nevrotica, ovviamente non puri: la personalità
conciliante, l'aggressiva e la distaccata. Ce ne
fornisce un'esauriente descrizione.
Si diffonde poi nella trattazione di alcuni concetti
cardine della propria teoria: l'immagine idealizzata,
l'esternalizzazione, l'impoverimento della
personalità, la disperazione nevrotica.
La Horney ritiene che alla base delle difficoltà
psicologiche non stiano particolari esperienze
infantili negative, quanto un disturbo attuale nella relazione del
soggetto "malato" con gli altri. Correggendo le disfunzioni
relazionali, la persona nevrotica
"guarisce".
Concernendo l'intervento
terapeutico il qui e ora, ne discende che i libri stessi
della Horney vengono ad acquistare un interesse pratico,
così che qualsiasi persona motivata al cambiamento
può apprendervi qualcosa di valido per modificare se
stessa.
Anche se il lettore ha spesso l'impressione che
esistano più cose fra cielo e terra di quante vengano contemplate nelle
teorie della psicologa tedesca, va dato atto alla
Horney di introdurre idee innovative e, soprattutto,
di improntare il suo lavoro ad una lodevole prudenza,
a differenza di molti colleghi psicoanalisti, pervicacemente
persuasi che nessuna persona possa affrontare con
consapevolezza i problemi della vita senza il loro
intervento.
Scrive infatti l'autrice, a proposito di questo
libro:
"Sono convinta possa giovare a tutti coloro che
desiderano conoscere meglio se stessi, e che non
hanno rinunciato a lottare per la propria
maturazione. La maggior parte di noi, che viviamo in
questa difficile civiltà, è intrigata nei conflitti
qui descritti (...), credo tuttavia che con assidui
sforzi, si possa fare da soli molta strada per
liberarci dal laccio dei nostri conflitti".
E opportunamente nel capitolo finale, dedicato
alla risoluzione di conflitti nevrotici, ammette:
"L'analisi non è l'unico mezzo per risolvere i
conflitti interiori. La vita stessa rimane ancora
l'autentica efficace terapista".
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