Un'autobiografia,
redatta dallo scrittore ungherese quando aveva soltanto trentaquattro anni, che si fa leggere come un romanzo, pieno
di personaggi complessi, vivi, affascinanti., integrati o eccentrici,
conformisti o estrosi.Trascorsa l'infanzia nella cittadina di Kassa,
Sandor completa il ciclo delle scuole elementari, come costume
dell'alta borghesia del tempo, prendendo lezioni presso un'insegnante
privata. Quando nasce la sorella minore, che attira le attenzioni dei
genitori, si sente spodestato e privato dell'affetto dei genitori. In
seguito a questo sentimento di abbandono, Marai si aggrega a bande
giovanili, nel tentativo di ricostituire una sorta di nuova famiglia, di
risperimentare il sentimento di appartenenza in una nuova comunità. La
sua sessualità è intricata, come d'altronde quella della quasi
totalità degli adolescenti; prova anche desideri omoerotici.
Frequenta il collegio, poi l'università di giornalismo a Lipsia, ma
svogliatamente. Annoiato dalle lezioni, non conseguirà mai la
laurea.
Intanto sviluppa precisi interessi letterari, sente una subitanea
affinità con la narrativa di Kafka; nutre una grande ammirazione
per Goethe e per Weimar, la sua patria elettiva.
Inizia quasi casualmente e per gioco l'attività di giornalista, collaborando al prestigioso Frankfurter
Zeitung, dove pubblicano i propri articoli anche Thomas Mann e Stefan Zweig.
Lo anima una voracità insaziabile di esperienze. Il giornalismo, per lui, non è
tanto una vocazione, quanto "una condizione nervosa".
Viaggia molto, provando ovunque una oscura sensazione di
sradicamento. Si stabilisce a Berlino, Parigi, Firenze, Damasco, Londra.
È squattrinato, ma libero. A Parigi, ammira lo stile di vita dei
francesi, ma soprattutto frequenta i "caffè degli artisti"
di Montparnasse, il Dôme e la Rotonde, incrocio di tutte le più importanti avanguardie
novecentesche. I caffè parigini finiscono per rappresentare la sua università.
Ai loro tavoli incontra pressoché quotidianamente lo scrittore e filosofo spagnolo Unamuno.
Fattosi più adulto subirà, tuttavia, il
richiamo interiore della patria, nonostante percepisca la società
ungherese come gretta e conformista, pettegola e troppo limitata nei suoi orizzonti.
Durante gli anni delle peregrinazioni giovanili, intrattiene numerose e disordinate relazioni sentimentali con donne di
età e nazionalità, le più diverse, ma lo agita il demone
dell'infedeltà e dell'irrequietezza. Si dichiara un nevrotico,
insofferente verso ogni legame familiare e amoroso.
Più tardi comincerà a provare stanchezza e fastidio anche per il mestiere
di giornalista. Capisce che la sua vera vocazione è quella dello
scrittore e ad essa consacrerà il prosieguo della sua vita.
Confessioni di un borghese rappresenta una letteratura di
sostanza, che va al cuore delle cose. Il libro è denso di
riflessioni fini e precise sui temi più importanti dell'esistenza:
l'amicizia, l'individualità, l'amore, l'educazione, la morte, la
paura, l'arte, la scuola, la politica, la psicoanalisi. Moltissime e
preziose le annotazioni sulla scrittura.
Marai conclude il suo libro col mesto ricordo della morte del padre,
un uomo la cui vita "era stata contrassegnata dall'eleganza,
dalla bontà e dalla cortesia[...], il bene più grande che un uomo
possa offrire ai propri simili".
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