Sandor Marai, Confessioni di un borghese, Adelphi, 2003

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copertinaUn'autobiografia, redatta dallo scrittore ungherese quando aveva soltanto trentaquattro anni, che si fa leggere come un romanzo, pieno di personaggi complessi, vivi, affascinanti., integrati o eccentrici, conformisti o estrosi.

Trascorsa l'infanzia nella cittadina di Kassa, Sandor completa il ciclo delle scuole elementari, come costume dell'alta borghesia del tempo, prendendo lezioni presso un'insegnante privata. Quando nasce la sorella minore, che attira le attenzioni dei genitori, si sente spodestato e privato dell'affetto dei genitori. In seguito a questo sentimento di abbandono, Marai si aggrega a bande giovanili, nel tentativo di ricostituire una sorta di nuova famiglia, di risperimentare il sentimento di  appartenenza in una nuova comunità. La sua sessualità è intricata, come d'altronde quella della quasi totalità degli adolescenti; prova anche desideri omoerotici.
Frequenta il collegio, poi l'università di giornalismo a Lipsia, ma svogliatamente. Annoiato dalle lezioni, non conseguirà mai la laurea. 

Intanto sviluppa precisi interessi letterari, sente una subitanea affinità con la narrativa di Kafka; nutre una grande ammirazione per Goethe e per Weimar, la sua patria elettiva.
Inizia quasi casualmente e per gioco l'attività di giornalista, collaborando al prestigioso Frankfurter Zeitung, dove pubblicano i propri articoli anche Thomas Mann e Stefan Zweig.
Lo anima una voracità insaziabile di esperienze. Il giornalismo, per lui, non è tanto una vocazione, quanto "una condizione nervosa".

Viaggia molto, provando ovunque una oscura sensazione di sradicamento. Si stabilisce a Berlino, Parigi, Firenze, Damasco, Londra. È squattrinato, ma libero. A Parigi, ammira lo stile di vita dei francesi, ma soprattutto frequenta i "caffè degli artisti" di Montparnasse, il Dôme e la Rotonde, incrocio di tutte le più importanti avanguardie novecentesche. I caffè parigini  finiscono per rappresentare la sua università. Ai loro tavoli incontra pressoché quotidianamente lo scrittore e filosofo spagnolo Unamuno. Fattosi più adulto  subirà, tuttavia, il richiamo interiore della patria, nonostante percepisca la società ungherese come gretta e conformista, pettegola e troppo limitata nei suoi orizzonti.

Durante gli anni delle peregrinazioni giovanili, intrattiene numerose e disordinate relazioni sentimentali con donne di età e nazionalità, le più diverse, ma lo agita il demone dell'infedeltà e dell'irrequietezza. Si dichiara un nevrotico, insofferente verso ogni legame familiare e amoroso. 
Più tardi comincerà a provare stanchezza e fastidio anche per il mestiere di giornalista. Capisce che la sua vera vocazione è quella dello scrittore e ad essa consacrerà il prosieguo della sua vita.

Confessioni di un borghese rappresenta una letteratura di sostanza, che va al cuore delle cose. Il libro è denso di riflessioni fini e precise sui temi più importanti dell'esistenza: l'amicizia, l'individualità, l'amore, l'educazione, la morte, la paura, l'arte, la scuola, la politica, la psicoanalisi. Moltissime e preziose le annotazioni sulla scrittura.
Marai conclude il suo libro col mesto ricordo della morte del padre, un uomo la cui vita "era stata contrassegnata dall'eleganza, dalla bontà e dalla cortesia[...], il bene più grande che un uomo possa offrire ai propri simili".

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