Ora che ho visto cos'è la guerra civile, so
che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero
chiedersi: "E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?" Io non saprei cosa rispondere. Non
adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano.
Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per
loro la guerra è finita davvero.
Corrado, un insegnante quarantenne di origini
contadine, trova rifugio in una villa sulle colline
piemontesi ai pericoli della guerra che avvampa nelle
città.
Lo accudiscono due attempate signore di estrazione
borghese: Elvira, una materna zitella di mezza età
segretamente innamorata del professore, ma che lui
tratta con indifferenza, quasi con fastidio, e la
vecchia madre di lei.
In una delle sue quotidiane passeggiate in collina,
accompagnato dall'inseparabile cane Belbo, Corrado fa
meta all'osteria le Fontane, dove incontra un vecchio
amore di gioventù, Cate, che qui vive con la nonna e
il figlioletto Dino.
L'osteria, gestita dall'anziano Gregorio, è
frequentata da Fonso, un operaio giovane e focoso e
dai suoi amici.
Corrado è come conquistato dal clima vitale che si
respira alle Fontane, riprende il dialogo con Cate,
molto maturata nel frattempo dalle esperienze di vita
e per nulla intimidita dalla istruzione del
professore. Inoltre, Corrado si affeziona a Dino, nel
quale trova somiglianze con se stesso bambino e del
quale spesso sospetta e vagheggia di essere il padre.
Quando la guerra finisce, ha inizio un periodo ancora
più doloroso. Fonso e l'amico Nando si danno alla
lotta partigiana e, catturati, vengono deportati
insieme a Cate. Del loro destino non si saprà più
nulla.
Corrado, invece, troverà prima rifugio in un
convento a Chieri, poi compirà un periglioso ritorno
a casa fra gli orrori e le devastazioni della guerra
civile. Un viaggio che sarà per lui motivo di
dolorosa riflessione e maturazione interiore. Dino,
al contrario, indomito e coraggioso, fuggirà dal
convento per andare alla ricerca di Fonso e della
madre.
Altro significativo personaggio della vicenda è
l'ingegner Giorgi che dapprima Corrado conosce come
giovane e convinto combattente fascista e poi, dopo
un'evoluzione di coscienza che non abdica però alle
necessità dell'azione, come comandante partigiano.
La casa in collina è un romanzo breve,
fortemente autobiografico, che verrà pubblicato alla
fine del 1948.
Si fa apprezzare per il racconto, obiettivo,
dell'Italia degli anni Quaranta, un Paese dilaniato e
allo sbando, pieno di poveri, di disperati e di
senzatetto, ma animato da una irriducibile volontà
di vivere e da un oscura speranza di riscatto che gli
umili intravedono nel socialismo.
Stupendo è il paesaggio del Piemonte sulla cui
lirica e nel contempo asciutta descrizione spesso
indugia Pavese, la terra dissodata, i campi
coltivati, i vigneti, i boschi, gli effluvi del
suolo, la luna, la notte, il gelo invernale e il sole
cocente. Spesso il paesaggio, la natura assumono un
valore simbolico, correlato sovente ai vivi ricordi
d'infanzia del protagonista.
Un protagonista, Corrado, che è anche il narratore
dell'intera vicenda e che a me è parso un
personaggio particolarmente riuscito, capace di
rappresentare molti dei temi e dei problemi della
narrativa di Pavese: la gioventù come inquieto limbo
in attesa di qualcosa di importante che deve avvenire
(Si aspettava qualcosa che non veniva mai),
i rapporti difficili e tormentati con le donne, una
concezione dell'amore assolutamente priva di
illusioni, spesso vissuto come manifestazione di
opposti egoismi, il sesso come motore del rapporto
uomo-donna e soprattutto la solitudine, il desiderio
(A me piaceva cenar solo, nella stanza oscurata,
solo e dimenticato, tendendo l'orecchio, ascoltando
la notte, sentendo il tempo passare) e
l'ineluttabilità dello stare soli (Succede a
tutti, -continuai-, Si passano insieme dei mesi,
degli anni, poi succede. Si perde un appuntamento, si
cambia casa, e uno che vedevi tutti i giorni non sai
nemmeno più chi sia. Tutti un bel giorno siamo soli.
(...) Inutile piangere. Si nasce e si muore
da soli), un pessimismo spesso quasi
nichilistico (Padre, madre e figliuoli, tutto
viene per caso) che permea molte pagine del
romanzo.
Inoltre si avverte, nel romanzo, il contrasto fra
l'istinto vitale e immediato di alcuni personaggi
(Fonso, Nando, Cate) che sembrano vivere in maniera
irriflessa, ma autentica, e il cerebralismo di
Corrado, fatto di parole, riflessioni, dubbi,
contorsioni, chiusure, riserve mentali che a volte
sfociano nella viltà (Lo dice anche Fonso:
"Conta quello che si fa, non che si dice).
Questi motivi bastano, da soli, a rendere Pavese
ancora attuale e gradito ai giovani, spesso così
inclini a percepire con amplificata intensità i
problemi dettati dall'insicurezza, dalla precarietà,
dalla inquietudine vitale, spesso legate all'età.
La prosa di Pavese risente della lezione americana ed
è aspra, ruvida, virile e precisa. Mi sembra tuttora
elegante e attuale, malgrado il passaggio degli anni e delle mode
culturali.
ordina
I
libri di Cesare Pavese