Testo forse eccessivamente prolisso, 339 pagine,
che tuttavia nasce dalla personale, interessante
esperienza professionale di una infermiera insegnante.
Il sottotitolo del volume è Dal sapere delle
donne all'assistenza infermieristica ed infatti,
nel saggio sono molti i riferimenti storici e
l'attenzione all'evoluzione, nei secoli, delle
pratiche assistenziali.
Il libro è, tuttavia, sostanzialmente un
interrogarsi sul ruolo e l'identità dell'infermiere
nella società odierna, sul suo specifico, partendo
proprio dalla tradizione storica.
La Colliere invita a non rifugiarsi in un approccio
tecnologico, troppo specialistico, all'assistenza ("L'iper-specializzazione
in un dato campo, di qualsiasi natura essa sia,
implica l'impoverimento della capacità di
immaginarsene altri: essa è riduttrice per chi cura
e, di riflesso per la persona curata"), a non
dimenticare insomma di occuparsi anche di quelli che
lei chiama le cure di mantenimento dette
anche care (che riguardano attività come
bere, mangiare, evacuare, lavarsi, alzarsi, muoversi,
spostarsi), quelle legate a tutti i bisogni
vitali fondamentali perché la vita continui; cure
per cui è indispensabile conoscere le abitudini di
vita, i costumi, le credenze, cure che
rappresentano la parte più importante
dell'assistenza infermieristica e che richiedono
molte conoscenze e competenze contrariamente a ciò
che si dice.
Queste cure vengono contrapposte dall'autrice alle
cosiddette cure di riparazione dette anche
cure. Esse pure riguardano l'infermiere, esse
pure sono importanti, addirittura essenziali quando
si presentano situazioni d'urgenza, ma la Colliere
insiste perché l'infermiere non si lasci fagocitare
da una ideologia medicalizzante dell'assistenza e
della vita.