Chi
sono? Me lo chiedo da anni,
ma non ho trovato ancora una risposta soddisfacente e definitiva e
credo mai la troverò.
Scrivo queste sintetiche note per un bisogno personale di
autenticità e per risparmiarvi la fatica di una ricerca su Google. Mi
piace vivere appartato, ma non mi nascondo: dunque mi presento.
Ho percorso nella vita traiettorie marginali e quasi mai
sono andato diritto allo scopo. Diplomato al liceo scientifico della mia
città, medico e psicologo mancato, infermiere professionale, ex
studente invecchiato... mi rendo conto, ogni giorno di più, che le
etichette che ci appiccichiamo e ci appiccicano le burocrazie sono
poco più che mere apparenze.
Non ho perciò invidiabili curriculum da presentare, altisonanti
titoli accademici, nobiliari (tantomeno azionari) da esibire. Non sono in alcun
modo un rampante in carriera.
Parafrasando con scarsa modestia Pasolini, scrivo con l'autorità di chi non possiede alcuna autorità.
Interruzioni è un sito che si pone laterale all'ufficialità
accademica, interrompe il discorso autorevole, ma più spesso
autoritario del potere e degli specialisti.
Mi sembra che questa non
sia soltanto una mia ubbia, ma costituisca l'essenza stessa della
filosofia democratica che anima la Rete, l'idea che la rende così
vitale e potenzialmente ricca di sviluppi positivi.
Cerco di supplire alla
mancanza di prestigiose credenziali con la passione per la conoscenza e
la curiosità intellettuale, che così spesso difettano alle
conventicole e ai gruppi di potere che condizionano ogni ambito della
nostra vita, compresa la cultura.
Ho redatto personalmente quasi tutto
il materiale pubblicato sul sito, salvo alcuni articoli inviatimi gentilmente
da amici. Ai lettori l'arduo compito di giudicare sulla competenza e
la serietà non seriosa con cui gli argomenti sono trattati.
Stop:
bando alle bolse autocelebrazioni, alla presunzione e ai narcisismi
sempre in agguato. Interruzioni, cui dedico gran parte del mio
tempo libero, è un sito aperto alla collaborazione, gratuita, di
quanti siano convinti che la cultura costituisca una faccenda troppo seria per
essere lasciata agli esperti e soprattutto di quanti, dediti alla
lettura, al quieto studio e alla riflessione, abbiano del materiale
pertinente da proporre.
valentino sossella