Thomas Bernhard, La cantina, Adelphi, 1984

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copertinaScritto nel 1976, La cantina (Der Keller) è un volume autobiografico.

Il protagonista, lo scrittore stesso, abbandona un giorno il ginnasio, angosciato e ormai insofferente verso l'istituzione scolastica, per fare l'apprendista  in un negozio di Salisburgo, sito nel quartiere più povero e malfamato della città, lo Scherzhauserfeld.

Lavora presso il negozio di alimentari di Podlaha, anch'egli un reietto, che ha abbracciato la carriera di commerciante dopo aver rinunciato, in seguito alle vicissitudini della guerra, a quella più appassionante di musicista.

Sia il ragazzo che il commerciante trovano il loro rifugio esistenziale nella cantina di Podlaha. Thomas riesce a guadagnare e a rendersi autonomo economicamente dalla disastrata famiglia di origine, dove soltanto il nonno sembra provare una genuina simpatia per lui. 
Si sente finalmente libero, fuori dalle grinfie e dalle pretese assurde di familiari e insegnanti. Con una decisione in apparenza insensata trova la propria strada nell'esistenza.

In Podlaha egli riconosce un maestro, per la sua grande capacità di trattare col prossimo. Thomas si sente attratto dal commercio e svolge nella cantina ogni tipo di lavoro che deve essere svolto per mandare avanti un negozio: scarica sacchi, immagazzina,  pulisce, spolvera, lava, sciacqua, affila, impacchetta, mette in ordine la merce, sta al banco e dà il resto. Tutte le mansioni finiscono con l'impegnarlo gradevolmente, nessuna gli pare degradante.

Finalmente felice, egli si dedica nel tempo libero allo studio assiduo della musica e intraprende la professione di cantante. Prende lezioni di canto dalla competente, severa e anziana signora Keldorfer e impara teoria musicale dal di lei marito, "il famoso professore di Hannover Theodor W. Werner, musicologo e critico", recensore presso il quotidiano socialista "Das Demokratische Volksblatt". Sta ancora facendo impressionanti progressi come basso baritono, sorretto dalla fiducia che nutre in lui il nonno e da una ferrea autodisciplina, quando contrae una grave malattia respiratoria e deve lasciare il canto per curarsi in sanatorio.

Il libro è costituito da un lungo monologo in cui la vita interiore e la coscienza individuale hanno maggiore importanza degli accadimenti esteriori. Si tratta di un racconto denso e bello, che si legge con avidità e che offre concentrati tesori di sapienza anche soltanto ad apertura casuale di pagina. 

Una saggezza quasi orientale, quella nichilista di Bernhard. Ogni azione, -ci dice l'autore -, è, alla fin fine, insensata e il mondo ha ben poca importanza. Tragedia e commedia nell'esistenza umana si confondono: "Siamo tutto e niente". Una macerazione interiore continua, quella condotta dal protagonista, che finisce per fortificarlo e che lo porta, paradossalmente, ad acquisire la sicurezza nell'insicurezza totale e la felicità nella assoluta mancanza di speranza.

Bernhard concepisce lo scrittore come un disturbatore della pubblica quiete, che cerca di scrivere, senza mai riuscirci, la verità.

La cantina è un apologo di come le strade dell'individuazione personale e dell'autorealizzazione passino attraverso le scelte più anticonformiste. Deviare dalle strade, che gli altri hanno tracciato per noi, e ribellarsi, è giusto e salutare.

La prosa di Bernhard procede per argomentazioni serrate e incalzanti, il linguaggio è tagliente e corrosivo. 
Una lettura che costituisce un  piacere assoluto dei sensi e della mente.

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Pagina aggiornata il 09.01.08
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