Scritto
nel 1976, La cantina (Der Keller) è un volume
autobiografico.
Il protagonista, lo scrittore stesso, abbandona un giorno il ginnasio,
angosciato e ormai insofferente verso l'istituzione scolastica, per fare
l'apprendista in un negozio di Salisburgo, sito nel quartiere più
povero e malfamato della città, lo Scherzhauserfeld.
Lavora presso il negozio di alimentari di Podlaha, anch'egli un
reietto, che ha abbracciato la carriera di commerciante dopo aver
rinunciato, in seguito alle vicissitudini della guerra, a quella più
appassionante di musicista.
Sia il ragazzo che il commerciante trovano il loro rifugio esistenziale
nella cantina di Podlaha. Thomas riesce a guadagnare e a rendersi autonomo
economicamente dalla disastrata famiglia di origine, dove soltanto il
nonno sembra provare una genuina simpatia per lui.
Si sente finalmente libero, fuori dalle grinfie e dalle pretese assurde di
familiari e insegnanti. Con una decisione in apparenza insensata trova la propria
strada nell'esistenza.
In Podlaha egli riconosce un maestro, per la sua grande capacità di
trattare col prossimo. Thomas si sente attratto dal commercio e svolge
nella cantina ogni tipo di lavoro che deve essere svolto per mandare
avanti un negozio: scarica sacchi, immagazzina, pulisce, spolvera,
lava, sciacqua, affila, impacchetta, mette in ordine la merce, sta al
banco e dà il resto. Tutte le
mansioni finiscono con l'impegnarlo gradevolmente, nessuna gli pare
degradante.
Finalmente felice, egli si dedica nel tempo libero allo studio assiduo
della musica e intraprende la professione di cantante. Prende lezioni di
canto dalla competente, severa e anziana signora Keldorfer e impara
teoria musicale dal di lei marito, "il famoso professore di
Hannover Theodor W. Werner, musicologo e critico", recensore
presso il quotidiano socialista "Das Demokratische Volksblatt".
Sta ancora facendo
impressionanti progressi come basso baritono, sorretto dalla fiducia che nutre in lui il nonno
e da una ferrea autodisciplina, quando contrae una grave malattia
respiratoria e deve
lasciare il canto per curarsi in sanatorio.
Il libro è costituito da un lungo monologo in cui la vita interiore e
la coscienza individuale hanno maggiore importanza degli accadimenti
esteriori. Si tratta di un racconto denso e bello, che si legge con
avidità e che offre concentrati tesori di sapienza anche soltanto ad apertura
casuale di pagina.
Una saggezza quasi orientale, quella nichilista di Bernhard. Ogni
azione, -ci dice l'autore -, è, alla fin fine, insensata e il mondo ha
ben poca importanza. Tragedia e commedia nell'esistenza umana si
confondono: "Siamo tutto e niente". Una macerazione
interiore continua, quella condotta dal protagonista, che finisce per
fortificarlo e che lo porta, paradossalmente, ad acquisire la sicurezza
nell'insicurezza totale e la felicità nella assoluta mancanza di
speranza.
Bernhard concepisce lo scrittore come un disturbatore della pubblica
quiete, che cerca di scrivere, senza mai riuscirci, la verità.
La cantina è un apologo di come le strade dell'individuazione
personale e dell'autorealizzazione passino attraverso le scelte più
anticonformiste. Deviare dalle strade, che gli altri hanno tracciato per
noi, e ribellarsi, è giusto e salutare.
La prosa di Bernhard procede per argomentazioni serrate e incalzanti,
il linguaggio è tagliente e corrosivo.
Una lettura che costituisce un piacere assoluto dei sensi e della
mente.
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