L'azienda
ci prende per il culo, ci sfrutta, ci mortifica. Spesso seleziona per la
carriera individui mediocri che ben interpretano la ristrettezza di
vedute dominante.
Un cinico quanto furbastro menefreghismo e un mascherato parassitismo
permeano l'attività dei cosiddetti quadri intermedi. Una neolingua brutta e mistificante diffonde, all'interno delle
organizzazioni, una retorica del lavoro ipocrita, per resistere alla
quale l'autrice, Corinne Maier, dipendente part-time della EDF (Electricité
de France),
psicanalista e scrittrice, invita tutti a fare il meno possibile, a
nascondersi, a non farsi coinvolgere.
Difficile per il lettore non condividere gran parte delle analisi
della Maier, esposte con lo stile colloquiale e pungente di chi dice
pane al pane e vino al vino. Se non fosse che molti di noi cercano nel
lavoro non soltanto una retribuzione economica (importantissima!), ma un
significato, l'espressione di una parte importante di sé. Allora fare
il meno possibile diventa più faticoso e noioso che impegnarsi.
E poi nessuno ha interesse che crollino le aziende. Sull'alternativa,
infatti, l'autrice gira al largo, non si pronuncia. Il libro è
volutamente provocatorio, satirico. Si propone di indicarci con forza
quello che non va nel nostro modo di vivere e lavorare. Si guarda bene
dal fornirci soluzioni veramente attendibili.
D'altra parte, se spostiamo il ragionamento su un piano di totale
realismo, credo che l'implosione
delle aziende ci riconsegnerebbe a un'economia rurale, feudale, a
un'esistenza poveramente autosufficiente.
Mi parrebbe una soluzione peggiore del male.
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