Questo era l'amore:
qualcosa che riscaldava il cuore e struggeva le
membra. Mara non sentiva il bisogno di lunghi
discorsi, ma solo del generico bisbiglio degli
innamorati.
Mara è una ragazza di sedici anni, istintiva,
testarda, indipendente, corporale, immediata, un po'
sognatrice, ma fiduciosa nelle proprie qualità, per
quanto elementari, e nella propria bellezza.
Anche Bube è un ragazzo, magro, un po' timido,
arrossisce facilmente, ha alle spalle un'infanzia
misera, senza padre. E' uno spirito ribelle con una
certa propensione alla violenza, è stato partigiano
e continua a girare armato di rivoltella.
I due si conoscono e si mettono insieme.
Bube, che nel corso della Resistenza si è fatto la
fama da duro, commette la sciocchezza, uscito dalla
macchia, di uccidere il figlio del maresciallo
Cecora, forse per non venir meno all'immagine di
vendicatore che gli altri si sono fatta di lui.
Il romanzo è ambientato nei primi anni del
Dopoguerra, in quel clima politico incandescente.
Bube viene consigliato e aiutato dai compagni di
partito a rifugiarsi in Francia. Per Mara inizia un
lungo periodo di solitudine e di dubbi. Conosce a
Poggibonsi un giovane, Stefano, sensibile e
riflessivo, se ne innamora, quando Bube,
improvvisamente espulso dalla Francia, viene
arrestato e tradotto in carcere. Seguono il processo
e la condanna.
Mara coraggiosamente rinuncia a rifarsi una vita con
Stefano per stare accanto e confortare Bube,
amareggiato, sconfitto e deluso dagli amici e dalla
politica. Durante i duri anni di carcere, Bube prende
coscienza degli errori compiuti. E anche Mara
dimostra di essere maturata attraverso il dolore.
"E' cattiva la gente che non ha provato il
dolore" disse Mara. "Perché quando si
prova il dolore, non si può più voler male a
nessuno".
Questa a grandi linee è la trama di quello che è,
secondo me a ragione, il più famoso romanzo di Cassola.
Pubblicato nel 1960, il romanzo è il ritratto di
un'Italia che non c'è più, i fratelli maggiori che
badano ai più piccoli; le ragazze che osservano la
vita dalla finestra di casa; i contatti con i
coetanei che avvengono nello spazio angusto del
cortile; un'Italia agreste dove fra giovani ci si dà
ancora del lei; gli abiti si fanno in casa e il
bucato si fa al lavatoio; l'unico svago è un cinema
domenicale.
Il romanzo è soprattutto la messinscena del
conflitto fra le esigenze dell'amore e quelle della
politica, tra il privato e il sociale. Un elemento
considerato scandaloso, questo mischiare la
frivolezza e privatezza dell'amore profano, intriso
persino di erotismo, con la gravità sacrale della
Resistenza, una scelta che procurò a Cassola non
poche critiche e ostracismi quando uscì il romanzo.
In definitiva Cassola ritrae quello che gli sembra
essere l'eterna polarità fra maschile e femminile,
al di là delle connotazioni storiche e di censo.
Agli uomini la politica e il sociale, alle donne i
sentimenti, gli affetti, le emozioni.
La storia si svolge in Toscana, fra Poggibonsi, Colle
Valdelsa e Volterra, fra gente umile, ma l'autore
sembra suggerirci che la vita è comunque la stessa
per tutti: un susseguirsi di dolori, delusioni,
infelicità, disperazioni, ma anche piccole gioie,
speranze, entusiasmi, coraggio. Quello che più preme
a Cassola non è l'ideologia, ma cogliere il respiro
della vita.
Lo stile è quello proverbiale dello scrittore
toscano: frasi brevi, punteggiatura correttissima,
parole comuni, ma scelte con accuratezza, l'uso del
linguaggio quotidiano accompagnato da un lirismo
appena mascherato dall'asciuttezza della prosa.
Cassola è autore amato, e non a caso, dagli
insegnanti di Lettere: il suo stile semplice lo rende
particolarmente adatto come modello per
l'apprendimento di un italiano pulito, sobrio ed
elegante.
Il fascino del paesaggio toscano è reso, nel libro,
sommessamente, ma con incisività e ne costituisce
una delle attrattive.
Mara è una delle figure femminili più riuscite
della nostra narrativa del Novecento. Reagisce alle
avversità con energia e realismo. Alla passione
ispirata dai sensi subentra in lei un più raffinato
sentimento amoroso, ispirato da una tensione etica:
deve stare accanto a Bube perché quello è il suo
dovere e il suo destino. Perché Bube non può
letteralmente vivere senza di lei.
Gli avrebbe detto: "Stefano, io non so se
amo te o Bube; ma i miei sentimenti non c'entrano
nella decisione che ho preso: io... sono la ragazza
di Bube". Ecco era così: lei era la ragazza di
Bube; non poteva abbandonarlo; sarebbe stata
un'inaudita vigliaccheria se lo avesse abbandonato
ora che era in galera.
Mara è la vera, grande protagonista del romanzo.
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