Carlo Cassola, La ragazza di Bube, (BUR) Rizzoli, 2000

N
a
r
r
a
t
i
v
a

Questo era l'amore: qualcosa che riscaldava il cuore e struggeva le membra. Mara non sentiva il bisogno di lunghi discorsi, ma solo del generico bisbiglio degli innamorati.

Mara è una ragazza di sedici anni, istintiva, testarda, indipendente, corporale, immediata, un po' sognatrice, ma fiduciosa nelle proprie qualità, per quanto elementari, e nella propria bellezza.
Anche Bube è un ragazzo, magro, un po' timido, arrossisce facilmente, ha alle spalle un'infanzia misera, senza padre. E' uno spirito ribelle con una certa propensione alla violenza, è stato partigiano e continua a girare armato di rivoltella.
I due si conoscono e si mettono insieme.

Bube, che nel corso della Resistenza si è fatto la fama da duro, commette la sciocchezza, uscito dalla macchia, di uccidere il figlio del maresciallo Cecora, forse per non venir meno all'immagine di vendicatore che gli altri si sono fatta di lui.
Il romanzo è ambientato nei primi anni del Dopoguerra, in quel clima politico incandescente.
Bube viene consigliato e aiutato dai compagni di partito a rifugiarsi in Francia. Per Mara inizia un lungo periodo di solitudine e di dubbi. Conosce a Poggibonsi un giovane, Stefano, sensibile e riflessivo, se ne innamora, quando Bube, improvvisamente espulso dalla Francia, viene arrestato e tradotto in carcere. Seguono il processo e la condanna.

Mara coraggiosamente rinuncia a rifarsi una vita con Stefano per stare accanto e confortare Bube, amareggiato, sconfitto e deluso dagli amici e dalla politica. Durante i duri anni di carcere, Bube prende coscienza degli errori compiuti. E anche Mara dimostra di essere maturata attraverso il dolore.
"E' cattiva la gente che non ha provato il dolore" disse Mara. "Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno".

Questa a grandi linee è la trama di quello che è, secondo me a ragione, il più famoso romanzo di Cassola.
Pubblicato nel 1960, il romanzo è il ritratto di un'Italia che non c'è più, i fratelli maggiori che badano ai più piccoli; le ragazze che osservano la vita dalla finestra di casa; i contatti con i coetanei che avvengono nello spazio angusto del cortile; un'Italia agreste dove fra giovani ci si dà ancora del lei; gli abiti si fanno in casa e il bucato si fa al lavatoio; l'unico svago è un cinema domenicale.

Il romanzo è soprattutto la messinscena del conflitto fra le esigenze dell'amore e quelle della politica, tra il privato e il sociale. Un elemento considerato scandaloso, questo mischiare la frivolezza e privatezza dell'amore profano, intriso persino di erotismo, con la gravità sacrale della Resistenza, una scelta che procurò a Cassola non poche critiche e ostracismi quando uscì il romanzo.
In definitiva Cassola ritrae quello che gli sembra essere l'eterna polarità fra maschile e femminile, al di là delle connotazioni storiche e di censo. Agli uomini la politica e il sociale, alle donne i sentimenti, gli affetti, le emozioni.

La storia si svolge in Toscana, fra Poggibonsi, Colle Valdelsa e Volterra, fra gente umile, ma l'autore sembra suggerirci che la vita è comunque la stessa per tutti: un susseguirsi di dolori, delusioni, infelicità, disperazioni, ma anche piccole gioie, speranze, entusiasmi, coraggio. Quello che più preme a Cassola non è l'ideologia, ma cogliere il respiro della vita.

Lo stile è quello proverbiale dello scrittore toscano: frasi brevi, punteggiatura correttissima, parole comuni, ma scelte con accuratezza, l'uso del linguaggio quotidiano accompagnato da un lirismo appena mascherato dall'asciuttezza della prosa.
Cassola è autore amato, e non a caso, dagli insegnanti di Lettere: il suo stile semplice lo rende particolarmente adatto come modello per l'apprendimento di un italiano pulito, sobrio ed elegante.

Il fascino del paesaggio toscano è reso, nel libro, sommessamente, ma con incisività e ne costituisce una delle attrattive.

Mara è una delle figure femminili più riuscite della nostra narrativa del Novecento. Reagisce alle avversità con energia e realismo. Alla passione ispirata dai sensi subentra in lei un più raffinato sentimento amoroso, ispirato da una tensione etica: deve stare accanto a Bube perché quello è il suo dovere e il suo destino. Perché Bube non può letteralmente vivere senza di lei.
Gli avrebbe detto: "Stefano, io non so se amo te o Bube; ma i miei sentimenti non c'entrano nella decisione che ho preso: io... sono la ragazza di Bube". Ecco era così: lei era la ragazza di Bube; non poteva abbandonarlo; sarebbe stata un'inaudita vigliaccheria se lo avesse abbandonato ora che era in galera.
Mara è la vera, grande protagonista del romanzo.

ordina

I libri di Carlo Cassola

| home |

| recensioni |

 

Pagina aggiornata il 12.09.01
Copyright 2000-2006 Valentino Sossella