Mario Tobino, La brace dei Biassoli, Opere scelte, Mondadori (Collana "I Meridiani"), 2007

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copertina libroIn questo romanzo Mario Tobino rievoca la madre Maria, morta nel 1947, e il mondo familiare di lei.
La famiglia Biassoli abita in una casa di Vezzano Ligure, a ridosso del fiume Magra. È un destino crudele, collegato alla genetica, quello che condanna alla morte i Biassoli, prima di aver raggiunto la senilità. Nel suo racconto commosso e partecipato, Tobino descrive i principali componenti della famiglia materna. 
Per prima compare la zia Anna, resa dispettosa dall'aver perso le due figliole ancora in tenera età, che porta un rancore irragionevole verso il padre dello scrittore, percepito come un estraneo, e per fargli rabbia brucia la biblioteca domestica e che, inoltre, nutre una "spietata invidia" per tutti i contadini "che avessero figli vivi", ciò non impedendole, tuttavia, isolati quanto inaspettati gesti generosi, malgrado il cuore ulcerato. 
Poi c'è la zia Virginia, che non si è mai sposata per l'ostinazione sulla dote del padre e del fidanzato Virginio, ma che continua ad amare, ricambiata, l'ex fidanzato. Un amore, il loro,  tenace e casto, reso amaro dalla reciproca rinuncia. 
Quindi la "dolcissima" zia Lisetta, che si è macchiata del disonore di essersi legata a un vedovo, il libero, beffardo, ribelle Oscare; lo zio Alfeo, fragile e riflessivo, che, recatosi in città per esercitare l'avvocatura, si fa iniziare ai piaceri da un prete mancato, soprannominato per tale motivo don Niente, e, circuito da questo, firma una scandalosa cambiale, che viene notificata alla famiglia, mentre fervono i festeggimenti per le nozze di Maria; il padre, il signor Ippolito, rimasto vedovo precocemente, che, mentre la moglie giace "sotto la lapide del cimitero", si trasforma da padre severo in azzimato damerino.

Lo scrittore, attingendo ai ricordi infantili o ai racconti della madre, fa conoscere al lettore molte altre figure, la cui vita ruota attorno alla famiglia Biassoli: il vecchio medico di famiglia, "con qualche luce di follia nel volto", che accompagna la morte di quasi tutti i Biassoli, la serva Clementina, il contadino Gioà. E ci presenta anche i numerosi vicini o amici di famiglia. Di tutti Tobino, gran conoscitore degli esseri umani, sa fornirci una descrizione viva dei tratti fisici e psicologici e sa cogliere di ognuno le motivazioni, le contraddizioni, le debolezze, l'essenza umana.

Il personaggio centrale rimane però la madre che, quarant'anni dopo il matrimonio, rimasta vedova, torna nella casa avita per morirvi. E la descrizione dell'agonia della madre è la parte più commovente, ma anche più lirica dell'intero romanzo. Lo scrittore lascia il suo lavoro di medico al manicomio di Lucca, per correre al capezzale della madre morente. La visita personalmente, avverte il ritmo galoppante e patologico del suo cuore, intuisce che non c'è più niente da fare, ma cerca di illudersi e, nello stesso tempo, si interroga dolorosamente sul destino della donna.

"Mia madre era per morire. Sarei rimasto solo al mondo.
Mi sembrò che mia madre facesse come il sole d'estate che rosso ma sempre più freddo e lontano scende nel mare, mi accorsi che si allontanava anche dai sentimenti, erano le ultime ore e, senza averne richiusi i pudori, si comportava come un'adolescente, era come stanca di tutto, di tanta feroce virtù, di essere stata così attenta di ogni legge, al giudizio degli altri, di avere avuto tanta cautela, aver tanto indovinato gli altrui propositi".

Nell'ultimo capitolo lo scrittore si misura con la sacralità della morte. Per la sepoltura della madre, non trovando più posti liberi nel cimitero, Tobino, uniformandosi ad un'usanza locale, decide di tumularla nel loculo del di lei fratello Alfeo, morto ventisettenne quarant'anni prima. Al momento dell'apertura della cassa la sconvolgente sorpresa: lo scrittore trova il corpo dello zio presso che intatto, un giovane con i capelli biondi, un tempo colmo di speranze, riportato alla luce del sole e al profumo della campagna circostante.

Ora però lo scrittore non può comunicare la sua prodigiosa scoperta alla madre. Lui non ci vuole pensare, ma la madre è morta e con lei sono scomparsi tutti i Biassoli, che ancora soltanto i racconti della madre teneva in vita.
Prima di richiudere la cassa, sul volto ferito di Alfeo, colpito accidentalmente con lo scalpello, lo scrittore mette un fazzoletto della madre, che comunichi al giovane tutte le novità dei Biassoli e che porti "un'ondata prepotente di vita nella sua morte".

La brace dei Biassoli venne pubblicato nel 1956. La cronaca familiare di Tobino, una narrazione di grande intensità lirica ed emotiva, si fa apprezzare perché, attraverso i ricordi, cui lo scrittore conferisce un carattere di sacralità, egli ci fa conoscere quello che il critico Geno Pampaloni ha definito "il suo sentimento della vita".

Dal libro è stato tratto uno sceneggiato televisivo, per la regia di Giovanni Fago, che la Rai trasmise nell'aprile del 1981. Interpreti: Anna Maria Gherardi, Luigi Diberti, Remo Girone.

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