Ian McEwan, Bambini nel tempo, Einaudi, 2005

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copertina"Tutto il dolore, tutta la sua attesa vuota veniva a racchiudersi in un tempo carico di significato e si risolveva nella più preziosa delle conclusioni pensabili"

Stephen Lewis, dopo gli anni universitari in cui subisce il fascino dei miti sessantottini delle droghe leggere e dell'Oriente, trova quasi per caso la sua dimensione professionale, ma anche umana ed etica: scrive un romanzo, classificato suo malgrado come letteratura per l'infanzia, ha successo, diventa uno scrittore per ragazzi. 

Un giorno, mentre fa la spesa al supermercato, gli rapiscono la figlia di tre anni, Kate.

Kate sparisce nel nulla e né Stephen, né la giovane moglie Julie ne hanno più notizie.

Inizia un prolungato incubo metropolitano, ambientato in grigie e fredde atmosfere inglesi. Prima prevale l'angoscia mista alla speranza, poi via via il dolore, lo strazio, la perdita, il lutto.
Stephen e Julie si allontanano, si separano. Sono costretti ad interrogarsi su se stessi e sulla loro relazione. Stephen si interessa sempre più all'infanzia e al se stesso bambino.
La fine del romanzo vede il riaffermarsi della vita, nella sua prepotente, quasi animalesca volontà: alla coppia riappacificata nasce un nuovo bimbo.

Bambini nel tempo, pubblicato nel 1987 con il titolo di The Child in Time, è un romanzo commovente e angoscioso che ci parla delle nostre irriducibili solitudini, della fragilità delle nostre relazioni, della vulnerabilità del nostro essere al mondo.
Soprattutto ci parla dell'incessante dialettica fra l'adulto e il bambino che ci sono in noi. Un dialogo che costituisce la fonte della nostra energia creativa; tuttavia un rapporto che, se squilibrato, come nel caso di Charles, lo sfortunato amico di Stephen, può portarci all'autodistruzione.

Lo stile è quello solito, preciso e chirurgico, dello scrittore inglese.

Leggendo la narrativa di McEwan, il lettore non prova la spiacevole sensazione di perdere tempo, ma esperisce la viva percezione di arricchire la consapevolezza di se stesso e del poco ospitale, misterioso mondo in cui tutti siamo inopinatamente gettati.

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Pagina aggiornata il 07.03.06
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