"Tutto
il dolore, tutta la sua attesa vuota veniva a racchiudersi in un tempo
carico di significato e si risolveva nella più preziosa delle
conclusioni pensabili"
Stephen Lewis, dopo gli anni universitari in cui subisce il fascino
dei miti sessantottini delle droghe leggere e dell'Oriente, trova
quasi per caso la sua dimensione professionale, ma anche umana ed
etica: scrive un romanzo, classificato suo malgrado come letteratura
per l'infanzia, ha successo, diventa uno scrittore per ragazzi.
Un giorno, mentre fa la spesa al
supermercato, gli rapiscono la figlia di tre anni, Kate.
Kate sparisce nel nulla e né Stephen, né la giovane moglie Julie ne hanno
più notizie.
Inizia un prolungato incubo metropolitano, ambientato in grigie e
fredde atmosfere inglesi. Prima prevale l'angoscia mista alla
speranza, poi via via il dolore, lo strazio, la perdita, il lutto.
Stephen e Julie si allontanano, si separano. Sono costretti ad
interrogarsi su se stessi e sulla loro relazione. Stephen si interessa
sempre più all'infanzia e al se stesso bambino.
La fine del romanzo vede il riaffermarsi della vita, nella sua
prepotente, quasi animalesca volontà: alla coppia riappacificata nasce un nuovo bimbo.
Bambini nel tempo, pubblicato nel 1987 con il titolo di The
Child in Time, è un romanzo commovente e angoscioso che ci
parla delle nostre irriducibili solitudini, della fragilità delle
nostre relazioni, della vulnerabilità del nostro essere al mondo.
Soprattutto ci parla dell'incessante dialettica fra l'adulto e il
bambino che ci sono in noi. Un dialogo che costituisce la fonte della
nostra energia creativa; tuttavia un rapporto che, se squilibrato, come nel
caso di Charles, lo sfortunato amico di Stephen, può portarci
all'autodistruzione.
Lo stile è quello solito, preciso e chirurgico, dello scrittore
inglese.
Leggendo la narrativa di McEwan, il lettore non prova la spiacevole
sensazione di perdere tempo, ma esperisce la viva percezione di arricchire la
consapevolezza
di se stesso e del poco ospitale, misterioso mondo in cui tutti siamo
inopinatamente gettati.
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