Emmanuel Carrere, L'avversario, Einaudi, 2000

N
a
r
r
a
t
i
v
a

copertinaDa tempo non mi capitava di leggere un libro così coinvolgente.
La storia di un uomo che stermina la famiglia, moglie figli e genitori, dopo aver condotto un'esistenza in apparenza irreprensibile.

Jean-Claude Romand fa credere di essere un affermato medico, un ricercatore che lavora a Ginevra presso l'Oms. In realtà si tratta di una menzogna, di un'impostura cui soggiacciono sino alla fine amici e parenti.
Jean-Claude ha interrotto gli studi di medicina al secondo anno; quando esce di casa, passa il tempo vagando nei boschi, vivendo lunghe giornate vuote.
Si finanzia usando il denaro di chi, tradito nella fiducia, gli affida il proprio patrimonio da investire.

Carrere si dice affascinato da questo uomo e da questa storia, che pur percepisce terribile, straziante, atroce, luciferina.
Avrebbero dovuto vedere Dio e al suo posto avevano visto, sotto le sembianze dell'amato figlio, colui che la Bibbia chiama Satana: l'avversario.
Lo scrittore francese ripercorre le tappe dell'esistenza del protagonista, ce lo descrive bambino solitario, figlio unico desideroso di compiacere le aspettative dei genitori, adolescente forse iperprotetto, ragazzino giudizioso, calmo e obbediente, goffo nei rapporti con l'altro sesso, ma più intelligente della media.
Carrere cerca di approfondire, di superare gli schemi riduttivi della psichiatria, di andare oltre la descrizione dei semplici fatti, per tentare di restituirci la personalità autentica dell'omicida.
E alla fine, se non affetto, riesce a provare sincera compassione per quest'uomo enigmatico che, cercando di fare il bene, non riesce che a operare il male.

E' molto bravo nel descrivere l'ambiente agiato della borghesia del Jura, specialmente attraverso il personaggio di Luc Ladmiral, l'amico d'infanzia di Jean-Claude, medico lui sì vero e responsabile, brillante e integrato, ma forse un po' troppo conformista e prevedibile, esterrefatto e incredulo nello scoprire l'orribile verità sullo stimatissimo amico.

Il romanzo di Carrere mi ha ricordato certi libri di Bernhard, per lo stile amaro, per l'intreccio torbido, per l'ambientazione fra la pratica e quadrata borghesia filistea oltremontana.
O il Foucault di Io, Pierre Riviere, avendo sgozzato...

Carrere va, in questo libro, alla ricerca del labile confine fra normalità e follia, bene e male, si inoltra nello scavo di una personalità descrivendone i mille aspetti contraddittori, la tensione fra gli opposti, peculiarità che non riguardano soltanto il protagonista ma ciascuno di noi.

Realismo, indagine psicologica condotta con competenza, autenticità sono dunque gli ingredienti fondamentali di questo romanzo. Saranno vecchi valori, ma sono questi i libri che mi piacciono.
Il quarantenne scrittore francese ha, a mio parere, del talento; scrive in profondità, porgendoci in superficie brandelli di verità sull'uomo: forse la funzione fondamentale della buona letteratura.
La sua scrittura sa ben raffigurare, in quest'opera narrativa, i nostri anni e l'incubo che giace appena sotto la crosta della normalità.
La lettura risulta angosciosa e appassionante e raggiunge spesso livelli di tensione insopportabili.

ordina

*Dal romanzo è stato tratto l'omonimo film per la regia di Nicole Garcia (DVD, 2004)

I libri di Emmanuel Carrere

| home |

| recensioni |

 

Pagina aggiornata il 27.05.01
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella