Da tempo non mi capitava di
leggere un libro così coinvolgente.
La storia di un uomo che stermina la famiglia, moglie
figli e genitori, dopo aver condotto un'esistenza in
apparenza irreprensibile.
Jean-Claude Romand fa credere di essere un
affermato medico, un ricercatore che lavora a Ginevra
presso l'Oms. In realtà si tratta di una menzogna,
di un'impostura cui soggiacciono sino alla fine amici
e parenti.
Jean-Claude ha interrotto gli studi di medicina al
secondo anno; quando esce di casa, passa il tempo
vagando nei boschi, vivendo lunghe giornate
vuote.
Si finanzia usando il denaro di chi, tradito
nella fiducia, gli affida il proprio patrimonio da
investire.
Carrere si dice affascinato da questo uomo e da
questa storia, che pur percepisce terribile,
straziante, atroce, luciferina.
Avrebbero dovuto vedere Dio e al suo posto
avevano visto, sotto le sembianze dell'amato figlio,
colui che la Bibbia chiama Satana: l'avversario.
Lo scrittore francese ripercorre le
tappe dell'esistenza del protagonista, ce lo descrive
bambino solitario, figlio unico desideroso di
compiacere le aspettative dei genitori, adolescente
forse iperprotetto, ragazzino giudizioso, calmo e
obbediente, goffo nei rapporti con l'altro
sesso, ma più intelligente della media.
Carrere cerca di approfondire, di superare gli schemi
riduttivi della psichiatria, di andare oltre la
descrizione dei semplici fatti, per tentare di
restituirci la personalità autentica dell'omicida.
E alla fine, se non affetto, riesce a provare sincera
compassione per quest'uomo enigmatico che, cercando
di fare il bene, non riesce che a operare il male.
E' molto bravo nel descrivere l'ambiente agiato
della borghesia del Jura, specialmente attraverso il
personaggio di Luc Ladmiral, l'amico d'infanzia di
Jean-Claude, medico lui sì vero e responsabile,
brillante e integrato, ma forse un po' troppo
conformista e prevedibile, esterrefatto e incredulo
nello scoprire l'orribile verità sullo stimatissimo
amico.
Il romanzo di Carrere mi ha ricordato certi libri
di Bernhard, per lo stile amaro, per l'intreccio
torbido, per l'ambientazione fra la pratica e
quadrata borghesia filistea oltremontana.
O il Foucault di Io, Pierre Riviere, avendo
sgozzato...
Carrere va, in questo libro, alla ricerca del
labile confine fra normalità e follia, bene e male,
si inoltra nello scavo di una personalità
descrivendone i mille aspetti contraddittori, la
tensione fra gli opposti, peculiarità che non
riguardano soltanto il protagonista ma ciascuno
di noi.
Realismo, indagine psicologica condotta con
competenza, autenticità sono dunque gli ingredienti
fondamentali di questo romanzo. Saranno vecchi
valori, ma sono questi i libri che mi piacciono.
Il quarantenne scrittore francese ha, a mio parere,
del talento; scrive in profondità, porgendoci in
superficie brandelli di verità sull'uomo: forse la
funzione fondamentale della buona letteratura.
La sua scrittura sa ben raffigurare, in quest'opera
narrativa, i nostri anni e l'incubo che giace appena
sotto la crosta della normalità.
La lettura risulta angosciosa e appassionante e
raggiunge spesso livelli di tensione insopportabili.
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*Dal romanzo è stato tratto l'omonimo film
per la regia di Nicole Garcia (DVD, 2004)
I
libri di Emmanuel Carrere