Antonio Cassano, Pierluigi Pardo, Dico tutto. E se fa caldo gioco all'ombra, Rizzoli, 2008

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copertinaAttualmente è il miglior talento calcistico italiano. Nessuno può più negarlo. Basta osservare come Antonio Cassano si muove sul rettangolo di gioco:  fantasia, classe, corsa, assist e gol costituiscono la sua inconfondibile cifra stilistica.
Naturalmente un numero 10 che si rispetti, in questo caso il miglior numero 10 sulla piazza italiana, deve essere tutto genio e sregolatezza.
E Antonio Cassano da Bari vecchia, per gli amici Peter Pan e Fantantonio, lo è, ormai da anni croce e delizia per chi mastica calcio.

Dopo anni di "cassanate", vere o inventate, polemiche, punizioni, gioie e delusioni, anche Antonio ha deciso di raccontarsi in un libro.
E in Dico tutto. E se fa caldo gioco all'ombra il talento barese si confessa anche grazie a Pierluigi Pardo, giornalista e telecronista di Sky, che immagino ne abbia aggiustato la sintassi che, a differenza della classe del giocatore in campo, forse non è sempre  cristallina. 
Ma chi se ne importa! Si tratta di particolari irrilevanti per un poeta del calcio come Antonio, cui tutti chiediamo tutt'altro che la correttezza grammaticale.

Cassano, nel libro, si confessa a modo suo, con tanta simpatia, irriverenza, ma soprattutto con verità, a schiena diritta e testa alta, come è nel suo carattere, riconoscendo i propri errori e pentendosi per molti di essi, ma rimarcando giustamente le proprie qualità, che ci sono e sono evidenti. E chi ancora cerca, e sono tanti, di sminuirle o mascherarle con false polemiche, agisce evidentemente per invidia e gelosia.

"L'ultima cosa che ho in mente è l'ottantesimo minuto della partita, lancio di Perrotta, l'unico che gli è riuscito in carriera tra l'altro, ancora lo prendo in giro, cinquanta metri perfetti, l'aggancio di tacco, avevo preso in velocità Blanc che stava rientrando, Panucci veniva in diagonale, ho fatto passare la palla tra i due, sono andati dritti al bar, ho chiuso sul palo corto, poi ho visto la curva sempre più vicina, e il boato. Ero nato".

Così inizia il libro, raccontando la sua seconda nascita, quella calcistica, la sera del 18 dicembre 1999 in un Bari - Inter difficile da dimenticare.
Quella sera segna il confine fra i suoi "17 anni da disgraziato e 9 da miliardario". Perché Cassano sa da dove viene e non rinnega nulla del suo passato, anzi, è orgoglioso di ciò che ha fatto e di esser riuscito a sfruttare il suo unico e grande dono per diventare qualcuno.
Nella sua testa c'è solo il calcio, tifa Inter perché gli piacciono i tre tedeschi che nei primi anni '90 militano nella squadra nerazzurra, ma il suo campo è la piazza, "la Ferrarese" di Bari vecchia. Maglia non ne ha, gioca a petto nudo e soprattutto dà lezioni di calcio ad avversari e amici, che nelle interminabili partite fra le bancarelle se lo contendono per averlo in squadra.

Antonio si racconta, non dimenticando gli amici del passato, le prime squadre giovanili, subito col numero 10 sulle spalle e avversari sempre più grandi di lui da "umiliare".
Non dimentica gli allenatori che lo hanno forgiato e lasciato libero di esprimere la sua classe. "Non ho mai scazzato con Eugenio, l'unico. Non se lo meritava. Mi ha dato tutto.". Si esprime così, parlando di Fascetti, l'allenatore di quel Bari che lo ha lanciato in serie A, sapendolo gestire e aiutandolo sempre.
Antonio e le "cassanate", quelle vere, quelle che pochi sanno, non le molteplici invenzioni giornalistiche.

Lui è un giocherellone, allegro e spensierato, senza schemi dentro e fuori dal campo. Se lo capisci e lo sopporti sei suo amico. Lui ama la sincerità, le cose dette in faccia e le promesse mantenute. Lui ama o odia, lui si ama o si odia!
Sa pentirsi, riconosce gli errori veri, come le corse in macchina, le scappatelle notturne, le bizze con tanti allenatori che se osano rimproverarlo o spedirlo in panchina, ricevono sistematicamente la maglietta in faccia: "allora gioca tu".

Antonio è esilarante, nei suoi racconti di vita, fra tantissime donne conquistate con modi bizzarri e possedute in modi e in posti ancora più bizzarri, 
"Una bella notte, lunga, con il numero 18 davanti ai miei occhi. Vedevo sto CASSANO enorme sopra a un corpo pazzesco".

Gli scherzi ai compagni, le prese in giro agli allenatori. Povero Del Neri, che se ha letto il libro, avrà un conflitto interno nell'andarci d'accordo, ora che i due sono di nuovo insieme nella Samp.

Antonio il galattico racconta la sua avventura a Madrid, quando nel 2006 scelse il Real invece dell'Inter, per non fare uno sgarbo ai suoi tifosi romanisti. "La scelta più sbagliata che ho fatto".
Cassano infatti a Madrid fa di tutto tranne che il professionista: donne, fughe, allenamenti saltati e cibo...tanto cibo.
In più c'è il suo tormentato rapporto con Capello. I due si amano, poi si odiano, senza mezze misure, ma dopo quel riscaldamento durato 45 minuti, niente sarà come prima e allora Antonio decide di tornare a casa.

Agosto 2007 terza rinascita, stavolta a Genova dove c'è il mare, il sole, la gente alla mano "e il cielo è sempre più blu", come la maglia della Sampdoria.
Questa è storia recente. Il 2 marzo 2007 l'ultima "cassanata" in Sampdoria - Torino, "Un gol con un tocco da biliardo e un assist, il cartellino giallo per la bandierina spaccata", poi un altro cartellino per un fallo inesistente e quindi rosso. Ed ecco a voi l'ultimo show.

Ora il ragazzo è cambiato, non sbrocca più, anzi, seda gli animi se l'atmosfera si scalda, si allena con più impegno, gioca divinamente e fa parlare di sé solo per questo motivo.
Antonio non ama molto i giornalisti. Come dargli torto: neanche il sottoscritto li ama. soprattutto quelli che hanno giudicato male lui e questo suo libro, pur affermando di non averlo letto e di non volerlo leggere, sputando sentenze come "calci nei palloni", lecite, ma molto criticabili.
Invece quello del campione barese è un libro da leggere, soprattutto per conoscere il calciatore Cassano e il ragazzo Antonio, eterno Peter Pan e poi magari giudicarlo conoscendolo di prima mano, non dopo una presunta "cassanata" sentita in tv o letta sul giornale.

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Pier Luigi Usai
(agosto 2009)

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