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Armando PICCHI


(la foto è tratta dal sito
ufficiale dell'Inter
)
Livorno, 20-6-1935
MEDIANO S., altezza m 1,71, peso kg 71

ANNO

SQUADRA

SERIE

PRES.

RETI

1954-55

LIVORNO

C

  1

  --

1955-56

LIVORNO

B

  9

  --

1956-57

LIVORNO

C

 27

   

1957-58

LIVORNO

C

 29

   

1958-59

LIVORNO

C

 33

   

1959-60

SPAL

A

 27

  --

1960-61

INTER

A

 30

  1

1961-62

INTER

A

 29

   --

1962-63

INTER

A

 30

   --

1963-64 INTER A

 29

   --

1964-65

INTER

A

 28

   --

1965-66

INTER

A

 29

   --

1966-67

INTER

A

 31

   --

1967-68

VARESE

A

      20        --
1968-69 VARESE A  26    --
 

Uno dei miei più remoti ricordi di infanzia risale al 27 maggio1964. Per citare la data con precisione ho dovuto consultare gli almanacchi, perché il ricordo è intenso, ma nebuloso. Tutti a guardare la finale in casa dall'unico zio che disponeva dell'apparecchio televisivo, allora in bianco e nero: mio padre, gli altri zii, i cugini. 

Erano gli anni del boom economico, che cominciava a trasformare e modernizare anche le nebbiose campagne della bassa padana, con l'arrivo dell'acqua potabile, delle strade asfaltate, ma soprattutto dei primi elettrodomestici: il frigorifero e il televisore. 

L'Inter sconfisse il Real Madrid 3-1 e conquistò la sua prima Coppa dei Campioni. La mia fede nerazzurra risale ad allora. L'Inter degli anni Sessanta, presidente Angelo Moratti, conquistò tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Capitano, regista della difesa, trascinatore, leader fuori e dentro il campo di quella squadra, una delle più forti di tutti i tempi, fu Armando Picchi. 

Livornese, di origini benestanti, timido, ma capace di battute salaci, leale e coraggioso, stimato dai compagni, Armandino (così lo chiamavano gli amici di infanzia) approdò all'Inter dopo aver militato nel Livorno e nella Spal del leggendario presidente Paolo Mazza, che con Picchi in campo arrivò quinta in campionato, a ridosso delle grandi. Iniziò la sua carriera da mezz'ala (nella Spal giocò pure una partita in serie A da centravanti), ma i tecnici che lo allenarono ne arretrarono progressivamente la posizione, prima mediano e poi terzino. 

A inventarlo come libero fu Helenio Herrera, il Mago, con cui Picchi intrattenne, nel prosieguo degli anni, rapporti burrascosi. Il tecnico franco-argentino lo ritenne uno dei responsabili della debacle dell'Inter nel 1967: sconfitta 2-1 nella finale di Coppa dei Campioni col Celtic il 25 maggio a Lisbona, scudetto perso una settimana dopo a Mantova. Herrera lo mise nella lista dei partenti e il regista della difesa due volte campione del mondo venne ceduto al Varese di patron Borghi. Portò la squadra biancorossa al miglior piazzamento di tutti i tempi. 

La stagione seguente fu sfortunata e Picchi, già al Varese come giocatore-allenatore, abbandonò il calcio giocato per intraprendere definitivamente la carriera di tecnico. Ancora successi: prima al Livorno, poi Allodi lo chiama alla guida della Juve.

Purtroppo un male incurabile gli stroncò vita e carriera: morì a soli 35 anni, il 26 maggio 1971. Si era sposato da poco (1968) con Francesca, da cui ebbe due figli.

Elegante, capace di rompere il gioco avversario, ma anche di impostare, in possesso di una visione di gioco e di un senso tattico fuori del comune, sempre in anticipo sugli attaccanti avversari, Picchi, vittima di incomprensibili ostracismi, giocò poche partite in Nazionale, l'ultima nel 1968 contro la Bulgaria, in cui rimediò un brutto infortunio. Collezionò complessivamente in azzurro 12 presenze, più una con la Nazionale B.

A lui è stato intitolato lo stadio di Livorno, città a cui è stato sempre affettivamente legato. A Milano, dove il suo ricordo è ancora vivo nel cuore dei tifosi, gli hanno intitolato una via.

* su Armando Picchi e sulla Grande Inter si legga l'appassionato e commovente libro di Nando Dalla Chiesa, Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, livornese e nerazzurro, ed. Limina, 2005