L'ansia possiede due valenze: da un lato è una
manifestazione normale dell'esistenza umana, un'attivazione fisiologica,
mediata da ormoni quali l'adrenalina e il cortisone, che ci aiuta a
individuare e a difenderci dai pericoli e ad aumentare la nostra
conoscenza del mondo e la nostra capacità di dirigere la nostra esistenza
secondo i nostri obiettivi, dall'altro, quando assume aspetti quantitativi
esorbitanti, è di ostacolo a una vita soddisfacente. Nel primo caso,
l'ansia si può considerare, secondo l'opinione dello psicologo americano
Liddell, come "l'ombra dell'intelligenza".
L'ansia può essere invece definita patologica soltanto quando riduce la
nostra efficienza nel portare a termine le nostre attività quotidiane.
La vita contemporanea, così frenetica e ricca di stimoli, concorre
senz'altro ad aumentare i nostri livelli di ansia. Non a caso il poeta
inglese Auden definì la nostra l'età dell'ansia. Scrive Farnè
che, "secondo alcune ricerche statunitensi, tra la fine del XIX
secolo e la fine del XX, gli stimoli che ci investono sono aumentati ogni
giorno di 65.000 unità (e tutti sappiamo che da allora sono [ulteriormente,
ndr] aumentati)".
D'altra parte, l'ansia è un aspetto soggettivo, per cui alcuni individui sostengono
e ritengono addirittura corroboranti livelli d'ansia che altri non reggono
senza ammalarsi.
L'ansia patologica può essere classificata in ansia generalizzata e in
ansia acuta. L'ansia generalizzata si manifesta principalmente attraverso
i disturbi del sonno, l'ansia sociale e l'ansia per la
salute (ipocondria).
L'ansia acuta comprende gli attacchi di panico, sempre
più diffusi, che mimano il più delle volte attacchi cardiaci, con
sensazione di morte imminente e con ricorso frequente alla consultazione
medica in Pronto Soccorso. Gli attacchi di panico, all'inizio
imprevedibili, possono sfociare nello sviluppo di disturbanti fobie,
legate ai luoghi e alle circostanze teatro del primo attacco.
Oppure l'ansia acuta può manifestarsi sotto forma di disturbi da
stress postraumatico (Dspt), frequenti nei soldati impegnati
sul fronte di guerra e nelle vittime di stupri, aggressioni, attentati
terroristici, disastri ambientali.
Per difendersi dall'ansia l'Io dispone di meccanismi di difesa,
indagati principalmente dalla psicanalisi, che a loro volta possono essere
distinti, abbastanza grossolanamente, secondo una classificazione più
recente, in difese immature e nevrotiche (acting out, annullamento,
compensazione, conversione, dissociazione, fissazione,
formazione reattiva, identificazione, negazione, proiezione,
razionalizzazione, regressione, rimozione [il
meccanismo di difesa più importante] e spostamento) e difese mature
(altruismo, anticipazione, sublimazione, umorismo
e ridere).
La prevenzione primaria dei disturbi d'ansia è un compito molto arduo.
Alcuni autori pongono particolare enfasi sulla riduzione dello stress,
sull'abilità nel saperlo affrontare e mitigare, sulla percezione
di se stessi come individui competenti, sul valutarsi
positivamente e l'avere l'appoggio sociale.
Come si cura l'ansia? Esistono degli psicofarmaci, che agiscono però
esclusivamente sul sintomo e non sono sempre efficaci in una cura a lungo
termine.
Se la persona ansiosa non riesce a modificare da sola il proprio stile di
vita e a giungere a una conoscenza di sé che favorisca un migliore
equilibrio ed armonia di vita, egli può ricorrere ad alcune efficaci tecniche
di rilassamento, la più famosa delle quali, il training autogeno
di Schultz, oltre al rilassamento, contribuisce a modificare la
personalità. Più spesso però, dovrà rivolgersi a uno psicoterapista
specializzato.
La psicoterapia non è un farmaco e il bravo psicoterapista si propone
al paziente come guida o maestro. L'obiettivo della psicoterapia è il cambiamento
della personalità del cliente.
Il paziente dovrà essere animato, durante la durata dell'intero
trattamento, dalla sincera volontà di cambiare, mentre le qualità
principali richieste a un bravo psicoterapista (o psicoterapeuta), al di
là dei riferimenti concettuali e teorici utilizzati, sono: 1. Saper
ascoltare; 2. Rispettare l'altro; 3. Adattare il proprio metodo secondo il
paziente e il momento.
ordina